Sbarco in Normandia

Combatto contro le mie paure una lotta senza quartiere, giorno per giorno, minuto dopo minuto, senza tregua.
Combatto per la consapevolezza del mio diritto a essere felice – non per il mio diritto a essere felice, quello non può essere in discussione, deve esistere ed essere reale. Ma me ne manca la consapevolezza e vivo come se non esistesse.
Ogni volta che mi avvicino al bunker, che sto per rubare la bandiera, che sono vicinissima alla meta, sotto i piedi mi esplode una mina di terrore.
Attacchi di panico, di ansia, paura di ammalarmi, di far soffrire chi amo, di qualsiasi cosa. Le mie paure giocano sporco, colpiscono alle spalle, sotto la cintura; colpo basso dopo colpo basso minano le mie difese, mi convincono che non ci sia speranza di vittoria.
Ma tremano. Sono loro ora ad avere paura. Perché la mina esplode ogni volta più vicina alla meta. Esplode, sì, mi ributta indietro, sì, ma ogni volta raggiungo una postazione migliore, riparto da più vicino; guadagno terreno. La consapevolezza si fa più vicina, e con essa la possibilità, che finalmente potrò concedermi, di vivere appieno il mio diritto ad essere felice.
Questo sbarco in Normandia mi sembra ancora una follia. Ma non posso, non voglio più rimandare una soluzione a questa guerra che si è protratta troppo a lungo. E’ il momento di condurre l’assalto finale e liberarmi.
Non sono sola in questa battaglia.
Grazie Maestro.
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