Soddisfacente insoddisfazione

Sono stata così tanto insoddisfatta e così a lungo (senza quasi rendermi conto di cosa e quanto mi mancasse) che ora questa insoddisfazione fisica che provo, questa privazione che mi tiene costantemente tesa e vogliosa, mi riempie di una tale soddisfazione che correrei gridando di gioia sotto la pioggia battente in preda al mio desiderio bruciante, alla mia figa affamata e tenuta a stecchetto.
Come quando sto a dieta mi aumenta la fame, così negata dell’orgasmo me ne aumenta la voglia; questo appetito persistente aumenta la sensibilità di tutti i miei sensi, donandomi un’esistenza sessualmente amplificata, in ogni singolo minuto della mia quotidianità. Percepisco con chiarezza in ogni momento la presenza del mio sesso perennemente umido.

Deprivata, desidero di più.
Desiderando di più mi concedo di desiderare, di accettare il mio essere così tanto vogliosa, finalmente.
Quindi, mi godo ferocemente il piacere fino all’ultima goccia, fino al più piccolo brivido, fino a non poterne più. Cavalco ogni minima carezza, ogni sfioramento, ogni tocco delicato o ruvido; assaporo tutto il sesso che faccio e tutte le stimolazioni che mi vengono concesse.

Accolgo la me stessa troia come il figliol prodigo da tempo scappato di casa, con feste e canti di giubilo.

Il sms del Padrone

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Distaccata intimità

Ed ecco che, dopo tante chiacchiere, faccine, coccole, premure, inizo a sentire che il nostro rapporto sta cambiando. Non che mi passi la serenità di considerarla confidente… Ma mi viene da darle del lei. Glielo dico (perché il consensuale va mica solo dall’alto in basso; anche da sopra devono essere d’accordo su ciò che viene da sotto) e lei concorda.
Sorrido.
Un brivido mi increspa la pelle.
Ora siamo più distanti, io e Lei, ma allo stasso tempo più vicine. C’è in questa distanza che ci separa – io a terra, sul pavimento, in ginocchio, sottomessa, e Lei in alto, in piedi, in poltrona, dominante – un’unione più forte. La Sua scarpa che mi preme sulla guancia e mi fa girare il viso è una carezza più intima di qualsiasi altra. Questo muro invisibile che non posso superare, fatto di devozione, rispetto, silenzio e sottomissione, me la fa sentire più vicina che se mi stesse abbracciando. Questo accordo in cui suoniamo assieme ognuna la propria nota, per vivere ciascuna la propria pulsione che si riflette in quella dell’altra, ci unisce tanto più quanto ci mantiene separate.

Fremo e mi lascio trasportare da questa nuova, distaccata intimità, attendendo con impazienza di incontrarla la prossima volta.

Tease and denial

Un po’ di tempo fa ho compilato una lista di limiti (più di una, in effetti); è una buona pratica bdsm, per far capire a potenziali partner di gioco cosa ci si aspetta di fare, cosa si potrebbe provare e cosa è un “hard limit”, ovvero una cosa che assolutamente non si vuol fare; è utile anche per se stessi, per capirsi. Nella lista, tra i “sì”, ho messo anche il tease-and-denial, un giochino per cui si viene stimolati ma viene negato l’orgasmo. Ho messo tra i “sì” anche la castità forzata, che non necessita di ulteriori spiegazioni, credo. Tutte cose mai provate ma che nella mia fantasia suonavano molto eccitanti.
Adesso mi è tornato alla mente quel detto che recita: “fai attenzione a ciò che desideri, potresti ottenerlo”.

Da giorni cammino con il fuoco tra le gambe.
Ciò che mi sconcerta di più, a parte lo stato di costante eccitazione, è rendermi conto di quanto spesso prima mi masturbassi, e di quanto intensa sia la mia voglia. Non che mi ritenessi una santa, ma non pensavo di poter desiderare tanto e per tanto tempo continuativamente. Anzi. Un po’ pensavo che sarebbe stata una passeggiata. Bè, non lo è.
La cosa peggiore (migliore?) è che questo stato di sensibilità aumentata mi fa vergognare da morire. Mi vergogno sinceramente di scoprirmi così vogliosa. Però la vergogna che provo mi aumenta anche l’eccitazione, in un tremendo circolo vizioso. Dannata perversione, mi complica la vita.

Ovviamente c’è anche quell’altro adagio: “mal che si vuole non duole”. Insomma, me lo sono andato a cercare, mica no. Eppure, non pensavo che mi avrebbe colpita con così tanta forza. Che mi avrebbe lasciata boccheggiante a fantasticare. Che mi avrebbe fatto temere persino di pulirmi e lavarmi, da tanto sono sovraeccitata.
Ho persino imbarazzo a supplicare di potermi toccare. Lo farei, sarebbe nel gioco, ma ho paura che il mio Padrone ci resti male (tanto quanto ci sono rimasta male io) a scoprirmi così porca. Ho paura che si schifi di me. Non sono sicura di sapere fino a dove posso spingermi… anche perché mi sto accorgendo di come mi possa (e voglia) spingere sempre oltre; di come desideri andare al di là di ciò che di rassicurante so di me stessa.

Dialogo

“Scusa, non potresti cambiare questa suoneria?”
“Perché?”
“La trovo inquietante”
“Ha ha, anch’io!”
“Come, scusa?”
“Dico, la trovo inquietante anch’io”
“…Allora perché la usi?”
“E’ quella per i messaggi del mio Padrone. La trovo… appropriata. Mi dà i brividi. In molti sensi”

In calore

Inizia per caso.
Una foto di Lui in divisa. Lei che me la mostra e mi dice: “faceva impressione, soprattutto quando non sorrideva”. Un brivido immediato in mezzo alle gambe. Lo visualizzo istantaneamente, anche se sto facendo tutt’altro. Austero, serio, glaciale. Duro. Mi bagno.
Sono in giro e non posso toccarmi. Inizio a fantasticare. Immagino situazioni, accadimenti. I brividi aumentano, vado in giro a lavorare, a fare le mie cose, con una consapevolezza aumentata del mio corpo. Mi sento il sesso aperto, voglioso. Cerco di ignorarlo ma le fantasie si ripresentano e non mi lasciano in pace.
Poi Lui mi manda dei messaggi.
Impazzisco.

In un attimo, realizzo una cosa: sta succedendo davvero.
Non sono solo i miei sogni, le mie fantasie, o un libro che ho letto. Sta accadendo davvero; sta accadendo a me.
Le emozioni sorgono, vorticano; mi increspano la pelle, mi fanno rabbrividire, mi abbandono a loro. Lascio che vergogna, eccitazione, sottomissione mi riempiano; mi lascio trasportare, mi concedo di bagnarmi, di tremare, di gemere.

Respiro gratitudine.

E’ una questione di qualità

C’è una differente qualità nei colpi.
Ogni mano è diversa; come lo è ogni persona, e la mia relazione con ognuna di esse. Queste differenze sono ciò che impreziosiscono ogni singola esperienza.

Quando mi trovo lì, che sia piegata, chinata o distesa, a ricevere i colpi, ascolto la mano di chi mi colpisce. Tra me e me, riconosco chi mi sta colpendo. Tra me e me, ridacchio nell’accorgermi che il colpo ricevuto è più leggero o delicato. Penso: ecco, il colpo è leggero, è spostato sul fianco invece che centrato sul culo, è dosato male; e sogghigno. Mi sento furba.

E invece. Man mano che la sessione procede, che gli schiaffi volano, che le fruste sibilano, la mia coscienza si riduce; non riconosco più i colpi, mi abbandona la presunzione di sapere chi sta facendo cosa, l’arroganza di sentirmi in controllo. Mi lascio andare. E quando mi accorgo che non so più che sta succedendo, chi mi sta colpendo né con cosa, si impossessa di me una vertigine.
Finalmente non sto più controllando niente, non devo tenere duro né dimostrare qualcosa. Mi lascio trasportare dalle sensazioni, dalla carne, dalle volontà di chi mi è intorno; con la consapevolezza di essere al sicuro.