Festa

Stessa festa, nuova location. Lasciato un ambiente raccolto, con stanze numerose e piccole, rosa e rosse, con musica industrial ma anche commerciale, approdiamo in uno stanzone alto e nero, con catene e reti di metallo, e suoni inarticolati e distorti. L’ambiente che uno immagina per una festa bdsm, forse: cupo, crudele. In realtà, si fatica un po’ a ingranare, ad ambientarsi. C’è freddo. I video proiettati sugli schermi mostrano sessioni sadomaso estreme: ganci, aghi.
In realtà non subisco il fascino oscuro di questo ambiente; lo vedo per quello che è: uno stanzone addobbato. Non mi provoca angoscia né mi dà i brividi, per fortuna (a parte per gli spifferi). Una volta, forse, ne sarei rimasta intimorita; tutto qui è sistemato per dare l’impressione di un luogo pericoloso, o meglio di pericolosi piaceri… Ora diciamo che ne apprezzo la scenografia, la teatralità, ma senza credere *davvero* che ci sia gente pericolosa. Infatti, tutti entrano chiacchierando, tranquilli, salutando calorosamente gli amici appena incontrati; ci si libera subito del cappotto al guardaroba e poco dopo si sfoggia con orgoglio il proprio dress, quale che sia.
Osservo i dettagli e quello che vedo mi piace, lo trovo appropriato: tavoli, croci, strutture per legature e sospensioni; dietro il bancone il barista fa volare le bottiglie e miscela i cocktail con maestria. La musica a poco a poco cambia: si placano i suoni inarticolati da Quake e inizia una bella musica industrial, roba che non ho mai sentito ma mi piace. Ci si ambienta, ci si rilassa e si comincia a giocare. Vedo volare le prime fruste, scorrere le corde.

Io chiacchiero con gli amici con cui sono venuta, conosco persone nuove, tengo occupato il divanetto. Ma, soprattutto, attendo. Non è un’attesa spasmodica; è più un’attenzione amplificata. Osservo attorno e seguo il mio Padrone con lo sguardo. Lui corre a destra e a sinistra, impegnato come membro dello staff. Non gli corro dietro, non lo intralcio, non pretendo attenzione; attendo. Sobbalzo quando lo vedo passare: la divisa da SS gli dona e mi dà i brividi. Quando avanza verso di me mi alzo di scatto e sono pronta ai suoi comandi. Quando si allontana sospiro e mi pongo nuovamente in una serena e placida attesa.

A un certo punto mi raggiunge una consapevolezza: probabilmente non giocheremo stanotte. Troppi impegni per la festa. Pazienza, non avendo aspettative non sono nemmeno delusa. Penso ad altro. Così, quando il Padrone mi fa cenno di andare da lui e mi dice di piegarmi, un brivido mi sale da dietro le ginocchia fino alle orecchie.
Tutta la teatralità dell’ambiente mi si riversa addosso; sento i suoni cupi, vedo i muri neri. Mi piego e mi appoggio a un tavolo di tortura; trasalgo quando mi alza il vestito con un gesto brusco; tremo incontrollabilmente, per il freddo e per l’attesa ora sì densa, pesante, del primo colpo. E quando arriva, volo.
I flogger spazzano l’aria sopra di me come fossero ali e mi portano in alto, in alto. Mi lascio trasportare da questo volo inatteso e quando torno a terra è già quasi ora di andare via.

Lascio la serata con un grande sorriso, il cuore ancora tra le nuvole sfrangiate dalle fruste.