Festa del lavoro

Primo maggio per me oggi significa lavorare tutto il giorno per il teatro (non pagata) e alle 19.30 ricevere un sms che notifica una mail dal lavoro (quello pagato, il cui contratto inizia domani); significa anche che sono scema, perché alle 21.30 guardo effettivamente la mail e trovo la richiesta di una mole paurosa di roba da organizzare per meno di 48 ore dopo. E mi metto a lavorarci.

A volte mi chiedo perché il mio masochismo si esprima in questo modo. Non sarebbe bello che si accontentasse delle sculacciate, delle fruste, delle pinzette? Un dolore fisico che provoca così tanto piacere.
Invece, questo massacrarmi di lavoro mi procura solo un fastidio mentale, spesso frustrante, senza quel ritorno di piacere così immediato, così intenso.
Ma lo ammetto: impegnarmi così tanto diventa in un certo modo, talvolta, una sensazione di servizio, di obbedienza, di fare del mio meglio… tutte cose che come sottomessa, come slave mi procurano piacere – anche se non un piacere fisico come il masochismo.

Devo solo imparare a non lasciarmi abusare dai datori di lavoro, che infine non sono interessati ad un recirpoco piacere, ma solo ad un mero interesse economico. Imparare a convogliare le mie energie di sottomissione (e sono immense!) nei canali, nei modi più adeguati, verso persone che possano apprezzarle per ciò che sono e trarne piacere quanto me.