Cabrini

“Prendi  ad esempio Cabrini: Cabrini era un giocatore mediocre. Ma mentre gli altri calciatori si allenavano un’ora e mezza, lui si allenava sei ore al giorno. Così è arrivato in Nazionale, pur essendo un giocatore mediocre”.
Fisso il mio capo con sguardo vacuo mentre mi dice queste cose. Il calcio non mi interessa, inoltre lui ha 15 anni più di me. Non ho idea di chi sia Cabrini (dopo lo cerco su wikipedia, penso), ma lo stesso annuisco, aspettando di vedere dove voglia andare a parare.
“Questo dimostra che con una forte volontà si possa ottenere qualunque cosa. Io non sono un genio, sono una persona mediocre; quello che fa la differenza tra me e un vero mediocre è che io ho una volontà di ferro. Tu – e si rivolge a me con quei suoi occhi grigioverdi penetranti e spiritati – tu non sei affatto mediocre. Ma ti manca la volontà”.
Tamburella sul tavolo; aspetto che aggiunga qualcosa, ma ha concluso. Raccolgo il notes e ci scambiamo formalità e saluti: la riunione è finita.
Mentre torno al mio ufficio rifletto che non ha tutti i torti.
Se voglio, posso; posso, devo solo volerlo abbastanza forte.

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Nuda

Credits: Whips, Chains & Duct Tape - on facebook

Credits: Whips, Chains & Duct Tape – on facebook

“E’ facile togliersi i vestiti e fare sesso; la gente lo fa di continuo. Ma aprire l’anima a qualcuno, permettergli di entrare dentro il tuo spirito, i tuoi pensieri, le tue paure, il tuo futuro, le tue speranze e i tuoi sogni… quello è essere nuda”

Quello è il modo in cui desidero essere nuda. Il modo in cui desidero essere messa a nudo. Che mi venga scoperta l’anima, che mi si rivolti il dentro di fuori.
Per poter essere accarezzata non solo sulla superifice più esterna della pelle, ma fino dentro la mia essenza più vera.

Confronti

Una raccomandazione che mi ha lasciato il mio precedente Padrone è di non fare confronti tra lui e qualunque altro Padrone avessi poi eventualmente trovato.
Non vanno fatti confronti perché ogni rapporto fa storia a sé; ciò che ho vissuto con lui non può venire replicato né usato come metro di misura o pietra di paragone.

Però credo sia umano farli: tutti fanno confronti.
Forse bisogna solo fare attenzione a farli in modo costruttivo, per valutare le differenze, la crescita personale, le peculiarità – e non per dare valutazioni di merito. Quelle davvero, in relazioni con persone diverse, non dovrebbero venire mai fatte.

Ciò che vivo con il mio Padrone riguarda solo me e Lui; voglio viverlo momento per momento, pensando al presente, immergendomi in quello che da questo rapporto nasce e si sviluppa. Non ha senso che mi àncori al passato, che mi proietti al futuro. Una volta è stato diverso? Certo. Tra un anno sarà differente? Sicuro. Con qualcun altro è stato, sarà, sarebbe completamente un’altra cosa? Non c’è dubbio. Ma perché pensarci?
Non sono più chi ero, non sono ancora chi sarò. Sono ciò che sono ora e lo sono con Lui.
Posso donarGli solo ciò che sono e che ho, nient’altro. E so che Lui non pretende da me nulla di diverso. Sono nelle Sue mani come sono; sia Lui ora a plasmarmi. Da me altro non si richiede che di farmi creta e molle, cedevole alla Sua volontà.

Lo penso ma non lo dico

Ho un compito da eseguire, uno di molti, con una scadenza ravvicinata; un ordine del Padrone. Un compito che richiede tempo, impegno, concentrazione.
Sono però anche molto presa col lavoro, restando in ufficio tutti i giorni oltre l’orario corretto, e sarò via tutto il weekend.
Pensandoci, trovo un escamotage per completare il mio compito senza doverci impiegare troppo tempo. Lo so che è un trucco, e che probabilmente non è del tutto corretto rispetto all’intenzione del Padrone.
Così, piuttosto che farla sporca e farlo e basta, chiedo il permesso al Padrone. Sperando che questa mia pretesa onestà mi ripaghi con un assenso ed un sollievo dal compito.
E Lui mi risponde – ovviamente, prevedibilmente, conoscendolo – che vede il mio trucco e non lo considera valido. Se possibile, aggiunge carico al mio compito.

In quel momento, mi vengono alla mente molte parole, molti titoli. Una parola con la S; una parola con la B. Parole che non superano la barriera delle mie labbra.
In fondo, so quanto sia orgoglioso di essere tale.

La mia rabbia in un attimo azzera tutte le belle parole, le forti intenzioni pronunciate sinora: sottomissione, accettare la Sua volontà, eccetera. Bla bla bla.
Sono incazzata nera, anche perché so di essermi fregata da sola – perché sapevo che era un trucco, un escamotage, e sono andata a consegnarglielo di persona nelle Sue mani.
Cosa speravo? Che facesse uno strappo? che mi concedesse di aggirare le Sue stesse disposizioni?
Questa rabbia mi fa pestare i piedi, bambina capricciosa che strilla il suo antipatico UFFA. E’ una rabbia vuota e so che sbollirà, facendomi tornare a cuccia bastonata; ma finché dura, mille pensieri di ripicca, di offesa, di capriccio mi si accavallano in testa – senza che esca una sola parola.

La prossima volta – forse – la farò sporca.
Forse – perché dentro di me lo so che barare in questo modo annulla il senso profondo di tutto ciò che è importante in un rapporto come questo. Ed ogni volta che dico “solo per questa volta” spiano la strada alla volta successiva.
Ancora fatico a chinare il capo e procedere; ma lo faccio, cercando di imparare.

Fenice

Anche io, come la fenice, dentro di me desidero bruciare.
Agogno gettarmi nel fuoco e farmene consumare, nella speranza di rinascere rinnovata, pulita, uguale a me stessa ma diversa, dalle ceneri della vecchia me stessa. Immolarmi alla pira sacrificale dei miei desideri.

Spero, confido che il mio Padrone sia assennato e prudente; perché io, io faccio fatica ad esserlo.
Sicuramente mi arrabbierò con Lui perché non mi permetterà di fare tutto ciò che vorrei – o che credo di volere. Farò i capricci e mi offenderò di non poter provare, subire, toccare con mano quel ferro rovente e rosso che pare ai miei occhi così invitante e caldo. Ma so che sceglierà per il mio bene, un bene che io stessa spesso non vedo o non capisco, accecata dal brillare bruciante delle mie voglie.

Anche se ho posto dei limiti; anche se sono timorosa e vergognosa; anche se in me vi sono blocchi su blocchi su blocchi. So che uno ad uno Lui saprà smontarmeli di dosso, muro dopo muro penetrerà le mie difese – come ha anche già fatto. Mi plasmerà a Suo piacere, perché diventi come Lui vuole.
Allora, gli lascerei fare qualsiasi cosa, lo so: qualsiasi cosa.
Per questo mi fido e mi affido: perché so che non me le farà; non subito, non tutte, non come penso. Non mi permetterà di bruciarmi e farmi consumare in questo mio rogo.

Differenze

Ci sono differenze significative nei rapporti bdsm, a seconda di come sono impostati.
Fermo restando che due (o più) persone possono crearsi il loro proprio rapporto senza bisogno di affibbiargli un’etichetta, e che finché va bene a loro e tutto è Sano, Sicuro e Consensuale non c’è proprio nulla da obiettare – soprattutto non sterili polemiche su cosa sia e chi faccia “vero” bdsm; fermo restando questo, io distinguo due -diciamo- macrocategorie di rapporti bdsm: Top/bottom e Master/slave.

In un rapporto Top/bottom il cardine sta sul gioco fisico, l’impact play; in questo ci sta il comportamento da SAM (Smart Ass Masochist, masochista furbastro), ovvero il bottom provoca il Top, riponde male, lo sfotte per ottenere mazzate più forti. Il Top sta al gioco e mena più forte. E’ un rapporto propriamente sado-maso. Può avere connotazioni ulteriori oltre il solo gioco fisico, ma non prevede o pretende l’obbedienza da parte del bottom se non nello spazio e nel tempo limitato della sessione.

In un rapporto Master/slave il cardine sta nella sottomissione. Chi sta sotto accetta quello che decide chi sta sopra, anche se non gli piace; lo slave trae piacere dal sapere che il Master è soddisfatto, anche se lui stesso non lo è. Qui il giochino della provocazione, oltre che non essere appropriato, non conviene: il Master desidera sottomissione, e punirà la provocazione non con le mazzate (che possono piacere), ma in qualche modo davvero poco piacevole per lo slave – dal lavare la bocca col sapone al mettere in ignore. L’obbedienza è fondamentale e spesso difficile da attuare anche se desiderata dallo stesso slave.

Consapevole di contraddire almeno in parte la premessa fatta all’inizio, io personalmente trovo il secondo tipo di rapporto più profondo, coinvolgente, complesso e “vero”. So che quella premessa è corretta; nonostante ciò, non posso fare a meno di sentire una più forte propensione verso il rapporto Master/slave.
Richiede tanto di più; mette in discussione, alla prova; è difficile da vivere, e la ricompensa è tanto sottile quanto profonda. Si infiltra nella carne come un filo sottile che lega l’anima.
Ed è quello che la mia anima agogna.

Mi irrita vedere un bottom che si dà arie da slave e si riempie la bocca di parole come appartenenza, sottomissione, dono di sé, per poi pretendere, manipolare, puntare i piedi.
Non voglio essere così.
So di non essere ancora pienamente sottomessa. E’ un percorso e sarà lungo, sono più riottosa di quanto io stessa credessi. Anch’io mi ritrovo a fare capricci.
Mi affido per imparare ad affidarmi.

Lady

Stesa sul tavolo, aperta, tengo le palpebre chiuse, tentando di non guardare in viso il Padrone (non mi è permesso) e di non abbagliarmi coi faretti sul soffitto. Giro la testa, mi contorco, i muscoli che si contraggono in spasmi di dolore al susseguirsi dei colpi, della cera, di tutto.
Apro gli occhi cercando un appiglio, un sollievo, un aiuto. E vedo Lei.
Sorride trasognata, guarda Lui, osserva quello che mi fa e come io reagisco. Allunga le mani per graffiare, colpire, toccare anche Lei. Bisbiglia per attirare la Sua attenzione; mentre Lui infierisce col cane, Lei gli fa cenno e mi accarezza l’esterno coscia, immagino suggerendo il prossimo bersaglio, e rabbrividisco.
E’ sempre così sorridente, allegra, giocosa; mi manda faccine sul cellulare, immagini bdsm, foto dei piatti deliziosi che cucina. Ride e scherza con me tanto che spesso dimentico che è la mia Lady, la moglie del Padrone, che Le devo un profondo rispetto e che ci deve essere un certo distacco, anche se non tanto quanto con Lui.
Vederla ora così compresa di quanto sta accadendo, con quel sorriso dolce e sadico sul viso, affascinata dalle possibilità di infliggermi dolore, dal mio contorcermi, divertita… mi fa scendere il cuore nello stomaco. Mi ricorda chi è, chi sono io, quali sono i nostri ruoli l’una verso l’altra.
Mi brillano gli occhi al brillare dei Suoi; mi si mozza il fiato in gola al Suo dimostrarmi quanto può essere sadica – tanto che confondo la Sua mano con quella del Padrone.
Sorrido a vederla sorridere mentre mi guarda, per un brevissimo attimo sospeso, tra un colpo e l’altro; torno a strillare e saltare e, mentre richiudo gli occhi, mi rimane l’immagine del Suo viso che si illumina e del Suo sorriso che si fa più grande.