Or tell me something real

Ma i Padroni non hanno di certo finito con me.
Una cosa grossa mi viene spinta dentro; si gonfia e inizia a vibrare. Strillo. E poi, inizia a colarmi addosso una cera che è lava rovente sulla mia carne battuta dalle fruste. Salto, urlo e mi contorco; mi arrampico su e giù per la cavallina, mi inarco e grido senza più controllo. La pace superna del subspace ormai è lontana, eppure non vorrei mai che finisse questo atroce tormento.
Penso se chiedere il permesso di godere; ma so che così, con questa cosa dentro, senza nulla sul clitoride, probabilmente non verrò. Probabilmente. Così proseguo a strillare evitandomi questa vergogna, e mi dimentico totalmente di chiedere questo permesso per il resto della sessione.
Mi sollevano e mi girano, facendomi muovere nel buio della benda. Mi fido e mi lascio condurre. Mi sento legare ed aprire stavolta a pancia in su; mentre sento sibilare la frusta, un globo vibrante mi atterra tra le gambe e so che non reggerò nemmeno un minuto.
Poco dopo, sul punto di godere, la frusta mi bacia sul fianco sinistro, lunga, crudele: l’orgasmo mi si strozza in gola con un grido e un singulto.
Ma poi inizia; inizia quella catena irrefrenabile di orgasmi, tra il vibratore e il dolore, che mi riduce a una polpetta di carne macinata e tremante, incapace di nulla se non di gridare. Godo senza permesso, il cervello frullato.
Dopo, avvolta nella coperta, la mia gioia più grande è vedere il Padrone sorridere e dire: “Mi sono divertito”.
Sono felice di diventare per Lui, per Loro, un corpo vibrante, una bambola con cui giocare.