Andare

C’è una sorta di euforia che mi circonda, come una nuvoletta di vapore che mi aleggia attorno. Mi scopro ad avere un sorrisetto stampato su viso che non se ne vuole andare.
Stasera viaggio sola fino al Decadence, dove troverò il mio Padrone e la mia Lady.
L’emozione del viaggio, del tragitto, seppure breve, mi dà brividi meravigliosi. La strada mi viene incontro come una promessa; tutto mi appare magnifico: il cielo, le nuvole, i campi che scorrono accanto al finestrino. Vedo cose banali e vecchie come fossero nuove ed uniche. Vedo la bellezza nelle piccole cose, in un pallone rosso, in un campo giallo di colza.
Il cuore mi batte all’impazzata nel timore di avere dimenticato qualcosa, di non essere pronta; ma pronta a cosa, non saprei. Alla vita? E come si fa ad esservi pronti? O come si fa a non esserlo?
Ricontrollo il piccolo bagaglio, passo in rassegna mentalmente e fisicamente tutte le cose che mi servono o che mi serviranno, il cibo preparato (ma ho lo stomaco chiuso), il portafogli, tutto.
Sono in tumulto. Ma è un tumulto felice.
Stasera mi sento in cima al mondo; la meraviglia dell’universo è a portata delle mie mani, ed io l’abbraccio e l’accolgo con gratitudine.
Arrivo, festa. Arrivo, vita.