Algolagnia

“Il masochista è un rivoluzionario dell’arrendevolezza: sotto la parvenza di agnello nasconde un lupo. La sua acquiescenza ha una natura ribelle e la sottomissione che esibisce è in realtà un modo di opporsi. Dietro la morbidezza c’è del duro, dietro l’ossequiosità si cela la ribellione”.
– Th. Reik, citato in Sadomasochismo, di Estela V. Welldon, ed. CSE.

Ecco, forse qui si svela l’inghippo della mia doppia natura di slave ribelle.
Non mi spiegavo perché, io così sub nell’animo, avessi sviluppato una tale protervia negli ultimi tempi: perché i capricci, la rabbia, le risposte sarcastiche, la deriva verso la disobbedienza.
Non sono solo sub. Sono maso.
E come masochista desidero, mi dibatto, mi protendo verso la soddisfazione del mio bisogno di dolore. Verso la messa in atto del rituale sadomaso, verso la sessione, verso la frusta.
Mentre la mia parte sottomessa frena, china il capo e si sente felice nella felicità del Padrone, nel Suo sorriso, nel “brava” bisbigliato, la mia parte masochista morde il freno, spinge, si dibatte, alza la testa e vuole, vuole: anela all’impatto.
Come i classici angelo e diavolo sulle mie spalle, mi danno consigli, mi inducono in tentazione, mi tirano in direzioni opposte. L’una perora il silenzio, l’altra alimenta la ribellione.
Sii quieta, attendi; sii obbediente; sii brava.
Si fotta la quiete! Vai, fai, fregatene: senti, subisci!
Divelta in due, non trovo più pace nella pacata sottomissione, eppure mi spaventa il feroce desiderio che diventa quasi necessità, droga di sensazioni. Non ho più una mia identità sicura.
Cavalco il tumulto, simpatizzo per la rivolta, alzo lo sguardo dalla mia cuccia e non so più se questo suono che mi sale di gola è un fare le fusa od è un ringhio…