Intensità – 21

E’ come un brivido sulla pelle.
Mi increspo come esposta ad un vento fresco; è piacevole, ed aumenta le mie percezioni. Sento moltissimo, come se mi fosse stato sbucciato di dosso il primo strato di pelle e il mio sé più ineriore fosse a contatto diretto con l’esterno.
Il brivido mi solca e mi penetra, si infila nei miei anfratti, mi fa inarcare la schiena e tendere i muscoli delle spalle. Involontarie contrazioni mi fanno sobbalzare.
L’intensità di questo desiderio urlato dalla mia pelle è quasi intollerabile.
La mia carne agogna l’impatto, la mano del Padrone, la frusta. E questa tensione aggiunge intensità alle mie giornate già così folli.

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Intensità – 20

Ci sono cose cui non riesco a star dietro; altre cui preferisco non pensare.
Esigenze, desideri; ci provo a non farmi aspettative, giuro che ci provo. Ma il mio modo di non farmi aspettative è pessimo: mi dico: “ma figurati se succederà, dai, lascia perdere, di certo no”. Ma nel cercare di deprimere e reprimere la voglia che ho non faccio che alimentarne la vana speranza; il desiderio che questo pretendere che non me ne freghi, questo far finta che sia lo stesso se succede o no, sia un rituale apotropaico che farà magicamente avverare proprio ciò che io desidero. Fingere di allontanarlo per poterlo ricevere. Chi disprezza compra, no?
Subire lo scorno dell’aspettativa delusa è una delle cose più stancanti cui far fronte, perché vuol dire riportarsi a casa la propria tensione intatta, anzi appesantita.
Il trucco, lo so, è non farsi aspettative.
Ci provo, giuro che ci provo. Ma non ci riesco.

Intensità – 19

Non voglio che il tempo per me stessa sia tempo perso.
Mi spiego.
Quando sono molto stanca mi spengo; comincio a guardare webcomic online, a scorrere facebook, a leggiucchiare riviste e fumetti già letti e riletti. Scendo in uno stato di apatia, da spettatore passivo. Quando mi riprendo mi resta addosso l’orribile, untuosa sensazione di avere perso tempo. Non mi sento riposata né soddisfatta, anzi, divento nervosa e mi sale l’ansia di aver sprecato tempo prezioso in cui avrei potuto fare qualcosa di bello, utile, significativo.
Vivendo una vita intensa, quello che ora desidero è sperimentare un riposo attivo. Immergermi in attività che mi stimolino, che mi diano soddisfazione, gusto, piacere, soprattutto mentale. Di modo che una volta fatte io abbia la percezione di pienezza data dal sapere di avere ottenuto qualcosa da quel tempo, qualcosa di significativo. Anche di piccolo, certo, ma nel suo piccolo importante: riposo, conoscenza, divertimento.
Allora davvero potrò sentirmi riposata del riposo del giusto.

Intensità – 18

Ad un certo punto le mie priorità si confondono. E’ sempre così. Penso ad una cosa e ne perdo di vista due.
Ed il tempo per depilarmi, fare esercizo (che amo), prendermi cura di me? Sul serio è ridotto a passare un’ora su facebook a leggere cavolate e a due ore sul divano a guardare la tv? Sul serio la priorità è questa?
Voglio dire: il relax davanti ad un monitor ci sta; ma, e tutto il resto?
La morbida sensazione di una crema profumata sul corpo, dov’è finita? Perché me la nego sostenendo di non avere tempo?
Ho letto una battuta interessante: dire “non ho tempo” è la versione adulta di “il cane mi ha mangiato i compiti”.

Intensità – 17

Ho ceduto. Ho ceduto?
Mentre sono tesa a completare tutti i compiti di cui mi sono presa carico, che mi sono prefissata, alcune altre cose mi sfuggono.
Mangio un boccone in più; indulgo nei dolci; non faccio i miei esercizi per la schiena; non leggo; eccetera.
Comunque vada, per quanto tiri allo spasimo, c’è sempre qualcosa in più che potrei fare, che dovrei fare.
Allora mi chiedo: ce la farò, un giorno, a fare davvero tutto? A non lasciare mai indietro nulla, a riempire ogni singolo istante della mia giornata di tutte le infinite incredibili cose che devo e desidero fare? Riuscirò a riordinare questa pazzesca quantità di impegni per poterli portare tutti avanti, se non a termine?

Sì. Io credo di sì.

Intensità – 16

Ho sonno, le palpebre pesanti, lo stomaco un po’ sottosopra. Mi pare di avere fame ma è il mio cervello che arranca, reclama riposo o zuccheri.
Non intendo mangiare; non mi va di dormire. Cerco di tirare allo spasimo.
Ma la tensione che sento è anche di carne, di sensi. Non sto solo lavorando. Ho addosso un flusso caldo che mi avvolge, che mi culla e mi sussurra desideri.
Mi abbandono tra le coltri non solo tra le braccia di Morfeo. Mentre la stanchezza mi soverchia, riapro gli occhi e annaspo come un naufrago ad abbracciare, a toccare, a stimolare e a farmi trasportare dal calore che sento.
Appena sotto la superficie del sonno, della stanchezza, si agita instancabile il desiderio.

Intensità – 15

Quando devo alzarmi presto per andare da qualche parte e fare qualcosa, anche i miei sogni diventano intensi e tesi.
Riposo in modo relativo: sogno di alzarmi, di correre per andare in quel posto, di essere in ritardo; perdo la via, non trovo l’auto, eccetera. Mi sveglio di soprassalto e controllo l’ora: è tardi? Non ho sentito la sveglia? Sono le tre del mattino, le cinque; posso dormire ancora.
Poso di nuovo la testa sul cuscino e chiudo gli occhi. Torno a sognare una proiezione di ciò che dovrò fare una volta sveglia.
Infine, quindici minuti prima della sveglia riapro gli occhi e decido di alzarmi.
Buongiorno, mondo. È di nuovo lunedì.