Intensità – 06

ilgrandeharpo2
Ricordo che l’ultimo anno delle superiori avevo un diario del maiale Harpo, che recitava in copertina: “Diventa pigro! Chi non fa niente non fa niente di male! Pubblicità progrAsso”. Mi faceva molto ridere e gareggiavo con le compagne per il diario più assurdo/trash (credo di aver vinto, quell’anno).
In realtà, sebbene sia in effetti una persona che si impigrisce facilmente, detesto non fare un tubo. Mi sale un’insofferenza spaventosa nei confronti di me stessa, cui cerco di porre rimedio raccontandomi degli alibi: eh ma fa caldo, ho altro da fare, è colpa di qualcun altro, uno oggi mi ha guardata male e allora sono depressa, piove governo ladro eccetera eccetera.
Certo, prendersi carico della responsabilità della propria vita è difficile e faticoso, e frustrante anche, perché si sbaglia. Infatti, solo chi non fa niente non sbaglia mai (ma potremmo discutere del fatto che non far nulla sia già un errore di per sé). Se agisco, in qualsiasi modo, sono destinata a sbagliare. Anche a fare cose giuste, s’intende, e soprattutto ad imparare a sbagliare meno, ma per forza sbaglierò.
E’ questo che mi ha bloccata tanto a lungo dall’agire, ciò che mi terrorizza: la prospettiva dell’errore (sempre visto come irreparabile), il temuto giudizio degli altri di fronte alle mie mancanze.
Ma non voglio più andare avanti così. Voglio agire e sbagliare, e imparare e crescere.
La perfezione non esiste, ma posso tendervi solo se accetto di essere imperfetta.

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Intensità – 05

La stanchezza diventa una scusa valida quando faccio cose che non mi soddisfano. La chiamo stanchezza ma o so che è pigrizia.
Quando non ho uno scopo, un qualcosa di concreto da fare o da portare a termine, allora mi disperdo completamente. Non riesco a concentrarmi a fare le cose che mi piacerebbero, quelle per cui dico “non ho mai tempo”. Quando di tempo ne ho a iosa, lo spreco. Poi mi guardo indietro e mi chiedo che diavolo ho fatto per tutti questi mesi. Possibile che non sia riuscita a leggere un libro, a scrivere una riga? Ma dov’ero?
La sensazione è di avere sempre avuto qualcosa di più urgente da fare. In effetti, qualcosa di contingente: la spesa, una telefonata alla mamma, non so. Ma soprattutto pomeriggi interi a vagare su internet. E la costante sensazione di colpa, di non stare impiegando fruttuosamente il mio tempo. La percezione confusa (forse, o forse netta: mi illudo che se fosse stata netta avrei cambiato la situazione; ma forse: la pigrizia è vischiosa) di diventare un blob informe, intontito, di sprecare la mia vita.
Adesso che ho un lavoro immersivo, che torno a casa alle 19, adesso, solo adesso riesco a ottimizzare il mio tempo libero residuo. Adesso leggo, scrivo, faccio. E mi domando: ma perché non l’ho fatto anche prima, che di tempo ne avevo immensamente di più?
Intensità è anche questo: avere uno scopo e riordinare le proprie priorità. Sentire di stare facendo qualcosa di bello, di importante, ed espandere la bellezza e l’importanza anche a tutto il resto della mia vita.

Intensità – 04

Correre all’inseguimento del recupero di quanto non fatto per negligenza o stanchezza o autoindulgenza è sempre la cosa più difficile. L’impressione è che il risultato continui a sgusciare via dalle mani, come un’anguilla ancora viva, rabbiosa e riottosa.
E’ necessario ritrovare tutta la costanza perduta nel tempo precedente; quanta non se ne è avuta prima, tanta si deve averne ora. Anzi: di più.
Allora non può più esistere stanchezza, né sonno, né scuse banali. Invece di sbuffare di fronte al dovere, rimboccarsi le maniche e dire: avanti!
Poi, quando si è in azione, quando si fa, tutte le difficoltà che poc’anzi parevano insormontabili sono già alle spalle; non sono più quelle montagne invalicabili che apparivano ma banali dossi lungo la via.
E’ faticoso? Sicuro.
E’ scomodo? Certo.
Dà soddisfazione? Sempre.