Intensità – 09

Sto tirando.
Non voglio smettere; non voglio fermarmi. Ho paura che fermandomi non riuscirò a ripartire, anzi, nemmeno a pensare di ripartire.
Invece so di dover imparare anche a staccare, a riposare. Oppure mi schianterò.
Allora adesso vado a letto. A dormire. Me ne scivolo a cuccia, a rannicchiarmi al calduccio (l’impietoso tempo novembrino di questo luglio aiuta nell’immagine). Posso chiudere gli occhi e riposare.
Posso, davvero? Ebbene, sì. Non avrei potuto fare di più, oggi, o se anche sì – perché si può sempre migliorare, di certo – almeno ho fatto. Quindi è giusto che riposi.
È giusto? Ho sempre paura di abusare di qualche diritto, di approfittarmi indebitamente delle circostanze. Colpa delle cattive abitudini di pigrizia: abituata a perdere tempo, ogni cosa bella mi è sempre parsa rubata, non meritata.
Ora che inizio a meritare il difficile è riconoscermelo.
Intanto, buonanotte.

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Intensità – 08

La parte più difficile è… che ogni momento successivo mi fa scoprire una parte più difficile.
Ogni passo che compio mi amplia l’orizzonte e mi mostra quanti altri passi ci siano ancora da fare, anche in direzioni che non avevo previsto, in modi che non avrei gradito.
Non succede mai di arrivare in fondo alla mappa, come in quei vecchi videogiochi anni ’90: cammina cammina cammina ad un certo punto sbatti contro una specie di parete. La prospettiva allora è solo un’illusione, un disegno contro il muro.
TrumanShowRicordo l’emozione provata guardando The Truman Show, verso la fine. La pelle d’oca. Il cuore in gola. L’orizzonte che diventa piatto quando la punta della barca sbatte contro la cupola.
La scelta di Truman di uscire, andarsene. Il rifiuto di accettare di vivere in un mondo limitato, chiuso, anche se sicuro. Il desiderio di scoprire, andare oltre.
Ogni passo che compio amplia il mio orizzonte, mi sposta il bordo della cupola più in là, lo rende irraggiungibile. Da una parte vorrei nascondermi e rannicchiarmi, sperare in una vita facile sempre uguale a se stessa. E dall’altra non riesco a non sentirmi battere il cuore nel fare ancora un passo, avanzare ancora, scoprire qualcos’altro, cos’altro mi aspetta; che sia bello o brutto sarà comunque VITA degna di essere vissuta. Purché la viva, e la viva al massimo.
Anche se è difficile, anche se è faticoso.
Soprattutto per questo.

Intensità – 07

Il momento più difficile è partire; il secondo è ripartire.
Quando si tira ferocemente, si avanza senza più indugi, senza più accettare giustificazioni, senza più essere indulgenti con se stessi, arriva un momento in cui si è spossati. La stanchezza, quella vera, quella giustificata, che non è più pigrizia, esiste e si palesa subdolamente insieme a pensieri quali “non ce la posso fare”.
Invece sì, certo che ce la posso fare.
Prendere fiato, chiudere gli occhi per un attimo. Riassestarsi, rimettere in ordine se stessi e i propri strumenti, l’attrezzatura. Riposare un poco, a bordo strada. Poi rialzare lo sguardo e fissare nuovamente la meta. Rialzarsi e proseguire.