Attendere senza aspettare

Il non andare in panico dopo che non sento il Padrone per un po’ di tempo. Essere in Sua attesa ma senza l’ansia di aspettarLo ogni minuto che passa.
Fino a poco tempo fa temevo di essere in ignore dopo pochissimo e andavo subito giù di testa – e talvolta capita ancora. Le vecchie (cattive) abitudini son difficili da abbandonare. E’ stato (è) difficile per me imparare a capire che Lui ha i Suoi tempi e che non sono a servizio dei miei; che risponde ai messaggi se/quando gradisce farlo; sembra banale, ma non mi entrava in testa che non posso essere io a pretendere che risponda all’istante e a sentirmi subito abbandonata. Così facendo diventa un dominare dal basso, un battere i piedi capricciosamente, fare ricatti emotivi e, infine, non essere sottomessa alla Sua volontà. Anche se fatto in modo inconsapevole.
E’ faticoso accettare l’educazione e la disciplina ricevute, poiché ho un carattere forte. Ho sempre creduto di essere una persona remissiva e debole, però, e credendo a questa immagine di me stessa non ero nemmeno consapevole di essere invece passivo-aggressiva e feroce nel difendere le mie posizioni e le mie voglie.
La mia fortuna è che il mio Padrone non cede di un millimetro davanti a simili situazioni. Mi educa con il Suo essere imperturbabile, che mi obbliga ad affrontare le mie mancanze e trovare nuova consapevolezza.

Si tratta per me alla fine di avere maggiore fiducia nel Padrone.
Fidarmi che non mi squarti mentre mi frusta è banale (anche se importante), è facile, perché è una cosa pratica, materiale, tangibile. La fiducia nel silenzio – invisibile, vuoto, terrificante – è quella difficile.
Credere di essere importante per Lui; credere che c’è; credere in LUI, non in ciò che fa (quello consegue).
Credere è sapere.

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Punti di vista

“Il segreto della gioia è la disobbedienza” – Aleister Crowley

Leggo questa citazione e sorrido; ovviamente, considerato il soggetto che l’ha fatta, mi stupisco poco. Ma la cosa interessante è pensarla da un punto di vista bdsm. Per questo sorrido.
La disobbedienza è un brivido, un terrore; può essere uno strappo, un rompersi di una corda troppo tesa. Ma per me difficilmente una gioia. Soprattutto non il segreto stesso della gioia…
Per me le cose devono avere un ordine, una disciplina. Per quanto sia difficile da seguire, per quanto fastidiosa, dura, scomoda: ma deve esistere una regola. Senza, sono destabilizzata e persa.
Infrangere la regola non mi dà senso di libertà, né di piacere. Mi aggroviglia lo stomaco, mi rovina la giornata. A volte, la tentazione è comunque forte: per stanchezza, per fatica, per autoindulgenza o per provocazione; a volte non so nemmeno io per cosa, forse anche per cercare una punizione, per punirmi di qualche colpa inesistente provocandone una vera.
Ma non mi provoca mai gioia, né sberleffo o spregio.

Tris

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In spiaggia coi Padroni; felice di starmene sulla stuoia accanto alla Sua sdraio, giocattolo coi sassi. Ne raccolgo uno sottile, appuntito: mi solletica un pensiero e lo mostro al Padrone. Lui lo saggia con un dito, poi si allunga e me lo passa sulla pancia di taglio. Mi inarco per andargli incontro. Il sasso graffia: piacevole.
Tutto allegro il Padrone esclama: “Giochiamo a tris! Girati”
In quel momento penso: ecco, potevo anche non farmi solleticare da quel pensiero. Comunque.
Lady Rheja Lo raggiunge sulla sua sdraio battendo le mani mentre mi giro ed offro la schiena. Il Padrone mi affonda il sasso nella carne del culo, passandolo da sotto in su e da destra a sinistra, lasciando (immagino) degli evidenti segni rossi: due righe verticali e due orizzontali sulla chiappa destra. Sobbalzo e mi intima di stare ferma o non scrive bene. Cerco allora di restare immobile; soffoco gridolini in gola mentre mi incide col dannato sasso per disegnare la sua X nella casella. La mia Lady allora prende il sasso, incide e ricalca per fare il suo cerchietto. Ridacchiano.
Posso sentire gli sguardi dei vicini di ombrellone: occhi sollevati dal libro rimasto aperto in mano, pupille sgranate dietro gli occhiali da sole, sorrisetti stupefatti. Mi si arrossano le guance mentre il Padrone mi arrossa il culo. Mi accorgo che la mia reazione è quasi istantanea: sono già bagnata. Affondo la faccia nelle braccia incrociate per la vergogna.
Vince Lui, e Lady Rheja mi dà uno schiaffone sul sedere per lo smacco. Io salto.
A sera torno a casa in treno: il bruciore mi accompagna per tutto il viaggio e, prima di andare a letto, mi guardo nello specchio i segni rossi rimasti. Sorrido.
Non c’è niente come il relax in spiaggia per rigenerarti.

Onirica – VI

Mi obbliga a masturbarmi davanti a Lui ed a Lady Rheja; mi vergogno, ma obbedisco. Il dito gira, sempre più veloce: ansimo; per nascondere il viso mi giro sulla pancia, cerco di non farmi guardare.
“kat”
La Sua voce, secca, profonda: dice tutto col solo chiamarmi per nome. Trasalgo e smetto all’istante.
Sento le Sue mani sul culo e so che sta per farmi del male. I suoi denti mi affondano nella carne tra la spalla e il collo, il respiro mi si strozza in gola.
In quel preciso momento, mentre chiudo gli occhi per sentire il dolore tanto a lungo agognato, mentre so di stare per divenire lo sfogo della Sua ferocia, mentre quasi piango di gioia ed aspettativa, suona la sveglia.
Sobbalzo nel mio letto, mi riscuoto e spengo il trillo insistente. Il sogno sfuma, lasciandomi insoddisfatta e tremante.
Non posso fare a meno di pensare che è perfetto: il sadismo estremo di interrompere un sogno in questo modo, in quel momento. Una vera bastardata da parte del mio inconscio. Il Padrone ne sarebbe orgoglioso.

OFF

Chiedo al Padrone quali lavori mi attendono; mi risponde: “Il tuo impegno sono io”.
Ecco, l’illuminazione: togliermi di mezzo. Smettere di pensare alle mie esigenze, ai miei desideri, di focalizzarmi su ciò che io voglio. Spegnermi: esistere solo per Lui, in quel determinato lasso di tempo. Diventare davvero SUA, di Sua proprietà, una cosa di cui disporre. Pormi in un’attesa vigile, e basta.
Mi sono sempre tanto riempita la bocca di questa capacità, come di un fondamento della sottomissione; ma alla prova dei fatti non sono in grado di farlo davvero.
Quando sono lì, una parte di me è effettivamente ricettiva; ma un’altra colora me stessa con un evidenziatore giallo e non vedo più altro che le mie voglie. Allora mangio, per placare con misere attenzioni in forma di cibo questa bambina capricciosa che fa di tutto per essere al centro dell’attenzione.
Adesso, rieducarla non sarà facile. Quale strumento sarà più adatto, non lo so. Quel che so è che è assolutamente vitale e necessario per me riuscirci, perché sta diventando insopportabile e mi rovina la vita.

Promettere è mentire

Per quanto faccia e dica, per quanto mi impegni, ancora non riesco a smettere di pestare i piedi. Una parte di me mi sussurra: non sono capricci, sono giuste richieste. Hai ben diritto anche tu. Continua a sperare, a volere, a pretendere, ad essere delusa se non ottieni, a stare male.
Mi viene allora voglia di mollare tutto, cedere, arrendermi, andarmene. Giusto perché smetta questo star male che non riesco a gestire, che non so come sopire. Che non capisco se abbia senso, se sia giusto o sbagliato.
Sopra ogni cosa vorrei una direzione, una comprensione: cosa devo fare? cosa posso fare? Cosa, per far sì che smetta di dibattermi in questo cespuglio di rovi che sono i miei desideri?
Posso dichiarare che ci proverò, che mi impegnerò; posso anche provare, impegnarmi. Ma non riesco: è più forte di me. La mia reazione è istintiva, immediata: non riesco a filtrarla, a mediarla e trasformarla in vera sottomissione, in silenzio, in quieta accettazione.
Leggo su facebook, da una schiava al Padrone: “quel poco che mi concedi è ciò che mi fa respirare”. Ecco: magari. Io non so farlo. Quel poco non mi basta, e invece so che dovrebbe, che è proprio qui il punto, il cardine vero dell’appartenenza, del rimettermi nelle Sue mani. Non con tante belle parole: davvero.
Mi rannicchio a cuccia, delusa di me; cerco ancora di capire, ed un giorno ci riuscirò.

Il “vero sub”

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Leggo questo interessante post sulla pagina fb “The Dedicated Dominant”:

Buongiorno cari amici nella Community!

Oggi sono stato testimone di una discussione in cui qualcuno si autodefiniva Vero Sottomesso; naturamente il termine Vero Sub viene tirato fuori solo per comparare se stessi con qualche altro sottomesso.
Stranamente questo suscita in me una reazione come se qualcuno avesse dato un calcio ad un alveare… quindi ho scritto quanto segue come risposta.
Non è rivolto al sub che ha usato quel termine, quanto piuttosto è una lezioncina informativa da parte di un anziano Dom.

‘La sottomissione è uno stato tra due persone, e la profondità di quella sottomissione dipende dal livello di fiducia e dalla forza del Dominante. Non esiste una cosa come un “Vero Sottomesso” perché nessuno è totalmente sottomesso a qualcun altro’

Il sottomesso che pretenda di essere un “Vero Sub” spesso sta solo punzecchiando un altro sottomesso, agendo con superiorità o sentendosi migliore dell’altro, cosa che è un comportamento aggressivo inaccettabile nella concezione stessa dell’essere sub.

Non potrei essere più d’accordo.
Mentre si può (si deve?) essere consapevoli di essere sottomesso/a, sub, slave, ammantarsi di questa consapevolezza per sentirsi superiori a qualcun altro distrugge esattamente quel concetto dell’essere sub.
La mia forza, il mio orgoglio, viene dallo scegliere di essere in basso ed avere la capacità di starci. Ma lo sono perché lo sono, e sono completa nel mio vivere il mio essere per me stessa, non per dimostrare qualcosa a chicchessia.
Da qui posso (devo) imparare ad abbandonare ogni competizione. Essere io al mio massimo, e nient’altro.