Consapevolezza

A giochi finiti, con le luci accese e la normalità che sta riprendendo piano piano possesso di me, Lui copre in due passi la distanza che ci separa e con un ghigno feroce viene col viso a un centimetro dal mio, incombendo su di me che mi sento ancora più piccola.
Dice: “Perché sei…?”
Sobbalzo, arrossisco, abbasso la testa e chiudo gli occhi. Il cuore mi salta in gola e vorrei che la terra mi inghiottisse. Boccheggio, ma raccolgo la voce per rispondere:
“…cagna”.
Lui si rialza, mi dà una brusca carezza sulla testa, sorride e si allontana soddisfatto.
E nonostante sia umiliante e mi vergogni da morire, non riesco a fare a meno di sorridere e di pensare che adoro essere chiamata (e trattata) così.