Adolescenza, estate

Una delle mie estati preferite la ricordo proprio così. 

I miei andarono in vacanza da qualche parte con mio fratello, ed io restai a casa da sola. Poiché soffrivo il caldo, mi misi a dormire sul divano, sotto lo split del condizionatore. 

Passai quindici giorni di vita su quel divano, a leggere, mangiare cibo cinese da asporto e vedere film – in un’epoca prima dell’internet. Stavo sveglia fino a notte fonda e dormivo fino a tardi. 

Quindici giorni di tempo sospeso, tempo fuori dal tempo, tempo trascorso nella mia testa a fantasticare. Solitudine, autarchia, pigrizia. 

Adesso guardo quella gif, sorrido e mi lascio cullare da un po’ di nostalgia. 

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Anfibi, jeans e felpa

Non ho mai smesso di essere la ragazza dai capelli incolti, con i jeans, gli anfibi e la felpa, che va da sola alla Festa dell’Unità, che beve una birra nel bicchiere di plastica e gira per la bancarella dei libri.

Non ho mai smesso di essere quella seduta da sola sulla panca, a sorridere contenta ma triste, malinconica ma orgogliosa della sua solitudine.

Non ho mai smesso di guardare i concerti di oscuri gruppi nostalgici di cover, ma soprattutto di guardare le persone che guardano il palco; non ho mai smesso di osservare i volti, i vestiti, le mani, i sorrisi e gli sguardi, e immaginare storie.

Non ho mai smesso di cercare tra i libri usati, di emozionarmi per un volume rovinato ma storico, di leggere la quarta di copertina e di tirare fuori i 5 euro per comprarlo.

Non ho mai smesso di essere quella solitaria, un po’ diversa, un po’ fuori posto, che soffre il non essere integrata ed al contempo lo cura.

Non ho mai smesso e mai smetterò.