Ma

E poi alla fine c’è un ma.

Una parte di me non è soddisfatta; si aspettava un’altra cosa, forse. Ho sentito, ho subìto: eppure qualcosa stona, qualcosa è fuori posto, qualcosa ancora non combacia.
Perché?, mi chiedo. Cos’è?, mi chiede. Non so rispondere e sono sincera. C’è qualcosa che non riesco a mettere a fuoco.

Ripensandoci dopo, a mente fredda (questo bisogno di analizzare, capire, a volte non so se è vitale o una condanna), ancora mi sfugge.

Non è proprio il momento ideale per iniziare una relazione D/s, forse, nella mia vita.
Eppure ne sento così tanto il bisogno, è una spinta interiore, una necessità fisica.

Ho ancora la sensazione che ci sia qualcosa di non detto, di non concluso, dalla relazione precedente.
Ma voglio andare avanti, oltre, non dimenticare ma superare; basta.

Il lavoro è tutto un alti e bassi, soddisfazioni e delusioni, fatica e gioia, stanchezza e commozione.
D’altra parte, è così per tutti, o quasi tutti. No?

Mi sento un cesso. Quello sì. Tremendamente. Ho preso 10kg, forse di più. Sono gonfia, sformata, fuori forma e impossibilitata ad allenarmi da una schiena malmessa. Mangio male, porcherie e cioccolato. Fatico a guardarmi allo specchio e mi vesto sempre peggio. Mi andrei a nascondere sottoterra.
Quando mi prende in braccio mi sento enorme, pesantissima, ingombrante, fastidiosa. Gli farò schifo, penso. Non ho l’aspetto che vorrei avere, che dovrei avere per questo ruolo. Sono inadeguata, deludente.
Quello che mi dice quasi non conta, forse non gli credo davvero. Mi fido su tutto; su questo no (ma è così da sempre, con chiunque).

Il terrore di non andare abbastanza bene.

Tante cose, troppe cose; pensieri, paranoie, insicurezze.
Tutto insieme, crea quel ma. Così non c’è un’unica causa da risolvere, ma un casino.