Sotto la pelle, dentro la carne

Sto volando. Le code di cuoio impattano con forza sulla mia carne e io batto le mani a ritmo, senza pensarci. Pausa; dondolo sul posto. Il Padrone viene da me, mi fa spostare dalla piccola cavallina, mi mette a sedere e mi dice se me la sento di fare aghi. Io plano dolcemente dal subspace, sorrido, annuisco. Sento la Sua presenza, mi accompagna giù dal mio volo e poi al tavolo coperto di cellophane, dove mi stendo fiduciosa a pancia in giù. Sorrido alla ragazza che si occuperà degli aghi.

Cosa sento di più: l’ago che fora la pelle o la mano del Padrone che stringe la mia?

Mugolo, gemo; non sono troppo dolorosi, ma li sento. Non li conto, lascio che entrino, che mi tengano aperta e sollevata la pelle. Il dolore persiste, sordo, si accumula e cresce ad ogni puntura. Gli ultimi due, in una posizione diversa, mi fanno strillare. La ragazza mi passa un dito sulla fila di aghi, lo sento, mi piace. Stringo la mano del mio Padrone, tengo gli occhi chiusi e lo sento lì, accanto a me, che osserva e partecipa.

Mi mette una mano su un braccio e mi passa addosso la rotellina. Boccheggio, gemo; le sensazioni iniziano a farsi confuse, sovrapposte. Il dolore è caldo, mi scorre dentro dagli aghi, mi colma fino al sesso. La rotella mi passa sulla carne trapassata dagli aghi: dolore che rinnova dolore che stimola dolore, un flusso che cancella ogni pensiero; sollevo il culo, il sesso mi si apre, scivola, sento il dolore che lo investe come un getto bollente e senz’altra stimolazione vengo.

Sono scossa da brividi, emetto versi gutturali e mi lascio godere. Una sensazione totale, completa, non focalizzata in un punto ma assoluta, un orgasmo che mi scuote completamente, arrivato da dentro, attraverso le terminazioni nervose in cortocircuito per il dolore, il volo, la presenza, tutto. Tutto.

Il mio Padrone mi sfila gli aghi, uno ad uno.
Sorrido e spero di sanguinare, di sanguinare tanto, che il mio sangue esca per Lui.

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La potenza delle parole

L’ho immaginato così tante volte. Ore passate ad immaginare, fantasticare; a guardare gif e filmati e immagini porno aggiungendo nella mia mente il parlato, con quelle parole che tornavano, ripetute, ossessive.

E ora le sento. Le leggo. Mi vengono dette. Ripetute.
Non è più solo nella mia testa, non dipende più da me. Non è una qualche figura immaginaria a dirle.

Ogni volta è un tuffo al cuore, visceri che si rimescolano e il sesso che si contrae.
Mi sono auto-educata a reagire a quelle parole – o forse sono parole che mi hanno sempre fatto reagire, perché parlano al mio sé più profondo e nascosto.
A sentirle davvero mi smuovono nella profondità, mi fanno vivere ciò che finora è stata solo fantasia. Fantasia oscura, segreta, mai rivelata a nessuno.

Ed ora Lui entra e sfonda e mi ritrovo riversa sul pavimento senza quasi capire che cosa mi ha travolto.