subservientspace

for this is what I feel

Categoria: festa

  • Servizio

    Dopo nemmeno cinque ore di sonno, ripenso alla festa.
    Non ho giocato, non ho preso né un graffio né uno sculaccione; eppure, è stata davvero una magnifica serata.
    Ho obbedito ed aiutato il Padrone, e ho avuto da Lui parole di lode e carezze sulla testa. Cose che mi riempiono il cuore e mi rendono felice.
    Soprattutto, ho prestato servizio.
    Per tutta la lunghissima serata – che peraltro è volata – ho girato sui tacchi porgendo vassoi di cibo agli invitati, scivolando tra frustate, corde e cera rovente; ho osservato i convenuti godere di una festa meravigliosa e ho provato gioia di poter essere parte di tutto questo.
    Mi sono ritrovata nel seminterrato, stanca e coi piedi doloranti, a caricare l’ennesimo vassoio di tramezzini e a dirmi: sono una slave e servo; questo è ciò che sono, ciò che desidero, ciò che voglio essere. E mi sono inerpicata di nuovo per le scale di cemento immergendomi nella festa, nella musica forte, tra le mise lucide e le fruste danzanti, con un sorriso raggiante sul viso.
    È stata una festa magnifica e sono felice.

  • Ricordo della festa

    Mi osservo minuziosamente le cosce e i seni. Terminato l’esame mi rassegno all’evidenza: i segni della festa di sabato scorso sono spariti. I feroci morsi del cane (la bacchetta, non l’animale), così taglienti quando mi si incidono nella carne, hanno cessato di decorarmi con i loro solchi rossi, dolce ricordo di una serata di gioco.
    Così come sono scomparsi loro, mi accorgo di non averne scritto nemmeno una riga.

    Un’amica di facebook mi scrive: ho visto che durante la festa sei stata molto coccolata.
    Sorrido: sì, coccolata con la frusta e la cera rovente. Blandita con il vibratore e accarezzata dalle mani del Padrone e della Lady: quattro mani su di me per un duetto al pianoforte, mi hanno fatta risuonare secondo la loro melodia. Spero che i miei gemiti e strilli siano risultati graditi all’orecchio, i miei spasmi piacevoli all’occhio.

    Passo ancora la mano sulla pelle liscia e intatta, la mente che torna alla festa.
    Mi accorgo che i segni non sono semplicemente spariti: sono stati riassorbiti dal mio corpo, che li ha inglobati e accolti come sul momento ha accolto il dolore; ora sono dentro di me, trasformati in ricordi, in sensazioni, in tessere aggiunte al puzzle di me stessa.
    Non scompariranno mai.

  • Capodanno

    Meraviglioso divenire consapevole di essere fiera e possente come il leopardo cui ho preso in prestito il manto maculato per il mio abito da festa.