subservientspace

for this is what I feel

Tag: degradazione

  • Soddisfazione

    Quando mi dici che ti piace darmi le botte, e che per di più ho un bel culo e quindi è ancora più bello, sorrido e mi illumino. Mi sento d’improvviso bellissima e meritevole e brillo di soddisfazione: la tua, ma anche la mia.

    Ed è orgoglio quello che provo quando carichi foto di me su FetLife: orgoglio ed imbarazzo perché le foto sono, beh, piuttosto esplicite. Poi vedo scorrere le notifiche che tizio e caio, che conosciamo, hanno fatto mipiace a questa o quella foto e brucio di vergogna e di gioia.

    Sapere di essere vista in questo modo, attraverso il tuo sguardo, nelle foto che tu mi hai fatto mentre mi facevi quelle cose, ed in quel momento io sono così tanto io, una me stessa profonda e intima che non si vede spesso, che tu sai tirare in superficie ed esporre, nuda, spogliata, arrossata, tremante – essere vista così mi mette in imbarazzo ma l’imbarazzo (che erotizzo) amplifica tutte le altre emozioni: la gioia, l’orgoglio, la soddisfazione, il senso di identità ed appartenenza.

  • Leccare

    Non credevo mai che avrei fatto certe cose con la mia lingua. Che mi sarebbe piaciuto.
    Piaciuto non rende il senso di quello che sento in quei momenti.

    Quando sento la tua saliva colarmi sulla lingua, quando la passo sui tuoi piedi, quando la infilo in altri anfratti e sento quel sapore umido e amaro, rabbrividisco e chiudo gli occhi e mi sento scossa fino nelle profondità delle viscere.

    La mia mente è travolta da un rumore bianco indistinguibile, non sono più in grado di pensare: sono animale, cagna, ridotta ad un grumo di carne da usare, tutta corpo, solo corpo, sensazione fisica, dolore, tensione, umiliazione. Travolta da una corrente impetuosa ed inarrestabile di emozioni fisiche, mi lascio trascinare via, grata di questo assoluto e completo abbandono, distrutta in tutto quello che sono di giorno, libera.

    Tiro fuori la lingua e mi annullo.

  • Immemore

    E’ incredibile a volte come mi dimentichi di quanto mi piaccia il dolore donato, di quanto ne abbia bisogno, di quanto velocemente mi ci immerga.

    Siamo sul divano a chiacchierare per un po’, poi mi fai spogliare per fare corde ed eccomi lì in piedi, nuda, sorridente, che aspetto che tu mi faccia qualcosa. Non sono particolarmente eccitata, né emozionata: sono contenta ma in attesa, ricettiva ma placida. Mi prendi per i capelli e di colpo mi attivo. Mi spingi a terra e mi colpisci sul culo con la matassa di corda, ed ecco che d’improvviso tutto mi torna. Mi arrivano l’impatto, la posizione, la mia nudità, la tua forza, il desiderio di ricevere di più, mi arriva tutto. Mi getto con tutta me stessa in queste sensazioni, stupendomi ancora una volta di quanto siano forti e belle ed intense e di quanto mi siano mancate, anche se magari non è passato poi così tanto tempo. Ma la quotidianità – con il lavoro, la spesa, le lavatrici e tutte quelle cose ripetute e continue – ogni volta mi resetta la memoria.

    Stringi la corda intorno al mio corpo, mi richiudi su me stessa e mi colpisci, mi stritoli i capezzoli, mi tiri i capelli, mi passi una mano sulla faccia e io la lecco. Tengo gli occhi chiusi e mugolo, assaporo ogni singolo colpo, ogni singolo tratto di corda; mi pare di strillare poco, temo di darti poco feedback, magari non ti dà soddisfazione come reagisco. Ma mi sta piacendo troppo e non riesco a non immergermi sempre di più, anche se mi sembra di essere egoista, di godermela solo io; tu continui a farmi cose e mi lasci a terra a gemere di dolore e scomodità e costrizione, lo sento che mi guardi ed anche il tuo sguardo è una cosa che mi fai, è denso e penetrante come tutto il resto.

    Quando mi sciogli mi lamento perché non voglio che finisca. A prescindere da quanto possa durare o essere intenso, vorrei che durasse ancora di più o per sempre, restare immemore di tutto il resto e rimanere immersa in questo sentire.

  • Quando mi tratti così

    Mi piace che sei silenzioso in sessione, non parli molto. Mi dici poche parole, precise, taglienti, che mi trattengono nel mio mondo, dove riesci a mandarmi con il tono della voce tanto quanto con ciò che mi fai. A volte sussurri ad un volume talmente basso che non capisco esattamente cosa mi dici: sento solo un bisbiglio, con quel tono che riconosco, e non so mai se fingere di aver capito o se chiedere di ripetere, per favore.

    Mi chiami con epiteti. Mi ordini di fare cose. Mi chiedi di rispondere a domande che mi umiliano e mi imbarazzano.

    Ma quando mi tratti così – come la tua cagna, nuda a terra, sbavante e con gli occhi bassi – quando mi tratti così non c’è solo il mio sesso che si bagna, ma anche il mio cuore che si smuove, la mia anima che freme.

    Quando mi tratti così tremo, vibro, mi vergogno, vorrei forse nascondermi, corrugo la fronte, chiudo gli occhi, distolgo il viso, abbasso la testa, mi rannicchio, mi curvo, mi chino, mi mordo le labbra e faccio smorfie, mugolando la mia sofferenza.

    Quando mi tratti così, sono felice.

  • Odore

    Gli odori sono potentissimi attivatori di sensazioni. Non è possibile controllarli: entrano nel mio cervello e irrompono nella mia mente e accendono collegamenti, ricordi, emozioni.

    Chinata a terra, il viso schiacciato sui tuoi piedi: lecco, poiché è ciò che mi hai ordinato. Ma quello che faccio, anche, forse di nascosto o forse te ne sei già accorto, è annusare.

    Hai il kink della doccia, come dici tu, quindi a volte sono quasi delusa dal sentirti così profumato, così pulito. Il profumo della tua pelle, anche qui, è lieve, buono. Cerco più in basso, tra le dita, e quando mi torna un odore più intenso mi attraversa un brivido.

    Umiliazione, piacere, appartenenza. Annuso.

    Sono qui, sono tua, ai tuoi piedi. Ti prego, fammi sentire che sono proprio sotto i tuoi piedi.

    Questo odore così basso, così nascosto, mi fa sentire la portata della posizione in cui mi trovo.

  • Il tutto e il nulla

    Io NON erotizzo la mancanza di valore. 

    La mia posizione sottomessa è una posizione di privilegio. 

    La mia cuccia è il mio trono; guardo dal basso verso l’alto con lo stesso animo con cui si guarda dall’alto in basso. 

    A mi disse che una schiava, per il Padrone, è “il suo tutto e il suo nulla”. La completa feccia dell’universo e per questo la più importante, perché sua. Preziosa spazzatura. 

    Mi ritrovo in questo: sapere di essere sottomessa, di stare sotto, è un riconoscimento di grande valore, per me. Anche nell’umiliazione o nella degradazione, quello che ho bisogno di percepire è che ho valore per ciò che subisco, in ciò che subisco. 

    Se percepisco una reale svalutazione, il senso effettivo di essere inferiore, sostituibile, indifferente per la mia controparte, allora tutto si rompe, per me. Io stessa mi rompo: non erotizzo più nulla di tutto questo, mi rabbuio e mi chiudo e desidero solo fuggire a nascondermi. 

    Questo gioco emotivo è un delicato e complesso equilibrio. Abbattimento che è anche esaltazione, uno schiaffo che è una carezza, un insulto che è un complimento. Sentirmi inferiore e importante, degradata e valorizzata, per terra ma in cielo.

  • Sadomasochismo emotivo

    A proposito del post di lunedì (la traduzione dello scritto di owlfinch sul sadomasochismo emotivo), volevo aggiungere le mie personali riflessioni sul tema.

    Sotto questo termine ombrello rientrano anche l’umiliazione e la degradazione, ma anche il cuckqueaning (e presumo il cuckolding), il denial in certe forme, l’oggettificazione… anche cose che pratico da tempo, per cui provo fascinazione e desiderio, ma che non avevo mai pensato potessero rientrare in un termine simile. Non avevo pensato ci potesse essere una categoria come il masochismo emotivo. Questo perché io (come immagino la persona media, nella vita quotidiana) non amo stare male, sentirmi inadeguata, gelosa o abbandonata.

    Eppure… Mi attira l’erotizzare la gelosia, il confronto e l’umiliazione del vedere il mio partner stare con un’altra mentre io devo guardare (ovvero il cuckqueaning); mi piace sentirmi insultare (ma su cose legate alla sessualità: se mi si chiamasse “cicciona” non lo erotizzerei); mi sono eccitata e attivata su stati emotivi liminali, provando allo stesso tempo desiderio e mal di pancia, sesso bagnato e stomaco chiuso – e non è forse tutto il BDSM basato su stati emotivi, oltre che su sensazioni fisiche e sessuali?

    Alcune volte ho vissuto molto male certe sensazioni, che hanno avuto strascichi nella vita quotidiana, continuando a farmi sentire male, soprattutto su sensazioni di inadeguatezza e inutilità. E contemporaneamente mi sentivo in colpa di questo stare male. Pensavo: dovrei farmelo piacere, dovrebbe piacermi; essendo sub, essendo schiava, sono cose che dovrebbero fare parte delle mie capacità, dei miei kink; non sono una schiava abbastanza brava, se non accetto e non apprezzo anche queste cose.

    Adesso, leggendo testi informativi ed educativi sul SM emotivo, sto iniziando a pensare di avere fatto proprio quello sbaglio: pensare che fossero pratiche standard, connaturate al D/s e a tutto il resto del “pacchetto” che viene con lo scegliere una posizione sottomessa. Non credo che dal lato Dominante mi sia stato praticato un abuso, comunque: credo però che anche da quel lato non ci fosse piena consapevolezza che si tratta di un kink a sé stante, ma venisse considerato parte del modo di vivere il BDSM. Uno standard del pacchetto sadomaso. Ma non lo è: ora che ho le parole per comprenderlo lo capisco.

    Potendolo dire, avendo dei termini di riferimento, adesso tutto si dipana più chiaramente. Mi è possibile fare scelte consapevoli; dire sì questo sì, no questo no. Aggiornare i miei limiti comprendendo cose che non sapevo nemmeno potessero essere messe in lista.

    Perché qui c’è qualcosa, qualcosa che mi attira oscuramente, che tocca qualche parte di me nascosta nell’ombra. E se non ho la possibilità di riconoscere quel qualcosa, rischio che mi si ritorca contro. E i danni emotivi sono spesso più gravi di quelli fisici, e impiegano più tempo a guarire.

  • Giù

    Mi tocca qualche corda profonda che mi porti in cantina e mi incateni, che mi tieni nuda per terra, nello sporco. Mi sento schiava, prigioniera, indifesa; scendo in uno stato mentale animale. Istinto, sensazioni fisiche, allerta: i pensieri vengono quasi cancellati. Quasi. Ma lo sento che potrei scendere ancora più in profondità; che dentro di me c’è l’abisso.

    In cantina sento di essere rinchiusa, prigioniera, alla tua mercé. Bendata, incatenata: puoi farmi quello che vuoi e non vedo, non posso oppormi. Tutto il mio corpo è vigile e attento, sento ogni spostamento, ogni tocco, e più è rude più mi manda scariche di adrenalina in tutto il corpo e al cervello, svuotandolo, facendomi ancora di più sentire solo quello che sento col corpo.

    Ci sono sovrapposizioni, concomitanze, non sono divisa in compartimenti. Sono sempre io in un posto in fondo a me stessa, dove arriva poca luce ma si sta bene.

    Sono felice che mi rinchiudi qui.

  • La poesia dello sputo

    Osservo quelle magnifiche immagini patinate, rigorosamente in bianco e nero, con sottomesse nude, lisce, magre, con gli occhi chiusi e il capo reclinato, e dominanti in giacca e cravatta, le mani nelle tasche, le spalle larghe e la testa spesso tagliata dall’inquadratura. Rappresentazioni dell’appartenenza come un qualcosa di impalpabile, rarefatto, emozionale come una seduta di cromoterapia al centro termale.

    Certo: appartenere è profondità, connessione, emozione e abbandonarsi all’altro.

    Ma quell’abbandono non è l’inizio: è l’arrivo.
    Il percorso per arrivare a quella profondità si declina e si sviluppa attraverso sensazioni fisiche, carnali, niente affatto auliche; anzi. Arriva attraverso lo sputo, il colare della saliva, lo strisciare per terra sotto i piedi del Padrone; leccare, odorare, aprirsi e lasciarsi usare.

    Sono bellissime quelle immagini patinate; anche a me piacciono, le guardo, le ribloggo su tumblr. E poi invece seguo tumblr a colori, con gif sporche, esplicite, pornografiche in ogni senso. Io so cosa c’è dietro quella patina lucida: una patina lurida. Attraverso lo sporco, il basso, l’inferiorità, lo schifo, striscio e mi abbandono, svuotata di tutto, ai piedi del Padrone, il mio posto, davvero. E nella nullità della schiavitù, mi sento rifulgere di quella luce, quella che poi riconosco rappresentata in quelle immagini rarefatte.

  • La potenza delle parole

    L’ho immaginato così tante volte. Ore passate ad immaginare, fantasticare; a guardare gif e filmati e immagini porno aggiungendo nella mia mente il parlato, con quelle parole che tornavano, ripetute, ossessive.

    E ora le sento. Le leggo. Mi vengono dette. Ripetute.
    Non è più solo nella mia testa, non dipende più da me. Non è una qualche figura immaginaria a dirle.

    Ogni volta è un tuffo al cuore, visceri che si rimescolano e il sesso che si contrae.
    Mi sono auto-educata a reagire a quelle parole – o forse sono parole che mi hanno sempre fatto reagire, perché parlano al mio sé più profondo e nascosto.
    A sentirle davvero mi smuovono nella profondità, mi fanno vivere ciò che finora è stata solo fantasia. Fantasia oscura, segreta, mai rivelata a nessuno.

    Ed ora Lui entra e sfonda e mi ritrovo riversa sul pavimento senza quasi capire che cosa mi ha travolto.