Ma

E poi alla fine c’è un ma.

Una parte di me non è soddisfatta; si aspettava un’altra cosa, forse. Ho sentito, ho subìto: eppure qualcosa stona, qualcosa è fuori posto, qualcosa ancora non combacia.
Perché?, mi chiedo. Cos’è?, mi chiede. Non so rispondere e sono sincera. C’è qualcosa che non riesco a mettere a fuoco.

Ripensandoci dopo, a mente fredda (questo bisogno di analizzare, capire, a volte non so se è vitale o una condanna), ancora mi sfugge.

Non è proprio il momento ideale per iniziare una relazione D/s, forse, nella mia vita.
Eppure ne sento così tanto il bisogno, è una spinta interiore, una necessità fisica.

Ho ancora la sensazione che ci sia qualcosa di non detto, di non concluso, dalla relazione precedente.
Ma voglio andare avanti, oltre, non dimenticare ma superare; basta.

Il lavoro è tutto un alti e bassi, soddisfazioni e delusioni, fatica e gioia, stanchezza e commozione.
D’altra parte, è così per tutti, o quasi tutti. No?

Mi sento un cesso. Quello sì. Tremendamente. Ho preso 10kg, forse di più. Sono gonfia, sformata, fuori forma e impossibilitata ad allenarmi da una schiena malmessa. Mangio male, porcherie e cioccolato. Fatico a guardarmi allo specchio e mi vesto sempre peggio. Mi andrei a nascondere sottoterra.
Quando mi prende in braccio mi sento enorme, pesantissima, ingombrante, fastidiosa. Gli farò schifo, penso. Non ho l’aspetto che vorrei avere, che dovrei avere per questo ruolo. Sono inadeguata, deludente.
Quello che mi dice quasi non conta, forse non gli credo davvero. Mi fido su tutto; su questo no (ma è così da sempre, con chiunque).

Il terrore di non andare abbastanza bene.

Tante cose, troppe cose; pensieri, paranoie, insicurezze.
Tutto insieme, crea quel ma. Così non c’è un’unica causa da risolvere, ma un casino.

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Intenzioni

Sono sempre salda nelle mie intenzioni. E’ la pratica che poi mi fallisce.
Come canta la Alice nel Paese delle Meraviglie della Disney: io mi so dar ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so. Talvolta mi ritrovo a canticchiare questo motivetto tra me e me. Mi calza a pennello.
Mi stampo documentazione che poi non leggo; mi compro libri che poi prendono polvere; mi preparo cibo sano che poi non mangio. Invece, cazzeggio su internet e mi ingozzo di biscotti.
Mi riprometto di fare delle cose, di smettere di farne altre, di non mangiare porcherie, e poi mi sorprendo a comportarmi come al solito nel mentre che lo sto facendo. Il mio cervello mi fa agire come sonnambula, non pienamente consapevole delle mie stesse azioni; si spegne, o passa in modalità automatica, e agisco in modo contrario alle mie intenzioni, che è spesso dannoso per me stessa, alla lunga. La piccola, breve soddisfazione che ottengo dal cazzeggio o dal cibo non dura nemmeno dieci minuti; subentra subito il disagio.
Se fossi cosciente di quello che sto per fare, mi appiglierei alle mie dichiarazioni di intenti e mi comporterei in modo coerente. O almeno credo. Qualche volta ci riesco.

So che mi è proibito fantasticare su determinate cose.
Ma quando ho la guardia abbassata (cioè sempre, a quanto pare) la fantasia mi si scatena in automatico e parto in quarta, solo per rendermi conto della mia disobbedienza quando ormai sono esaltata e fradicia; a quel punto cerco di pentirmi e di fermarmi, ma non è molto facile.

La mia testa prende una forza inerziale terribile ed innarrestabile, sfida il secondo principio della termodinamica; una volta che scivola giù dalla china non può che prendere velocità, scivolando sui miei stessi umori – mentali o fisici.
Fino alla fine dei biscotti.

Quello che vorrei sarebbe imparare a non sporgermi dal dirupo, a non scivolare su quel primo passo, là in cima. Il fosso scosceso mi chiama e mi lusinga, promettendo di essere un abisso di piacere; ed è solo un pantano fangoso di malessere e fastidio.