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Tag: festa

  • Regina Nera BDSM Play Party

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    Venerdì ci sarà l’evento mensile del Regina Nera a Bologna; questa volta non potrò esserci, purtroppo, ma i miei Padroni sono nello staff. E’ a questo party che Li ho conosciuti.

    Andare a una festa BDSM è sempre emozionante… accadono cose ai limiti dell’immaginabile, ma tutto è sempre Sano, Sicuro, Consensuale. E’ un bel modo di conoscere nuove persone, incontrarne di conosciute e godersi una serata. Può fare anche un po’ impressione… ma alla fine nessuno morde nessuno (a meno che non chieda per favore).

    La cosa più bella è scoprire che tutti questi pervertiti sono nient’altro che persone.

  • Catetere

    Accetto perché conosco com’è. Mi è toccato metterlo per ragioni mediche e non di gioco, quindi so che non è così terribile. Sono felice di poter soddisfare quella luce sadica accesa negli occhi della mia Lady.
    Quando mi stendo, comunque, tremo.
    Tengo le braccia piegate, le mani chiuse vicino al viso, in una posizione che per me è di protezione; tengo le gambe larghe sul lettino da clinical, e tremo.
    Non ho propriamente paura, o forse sì. Non temo il catetere in sé; temo gli sguardi. Si raccoglie intorno molta gente e io sono lì: esposta, allargata.
    Chi lavora su di me è molto bravo e professionale, molto attento, cosa di cui sono grata: non è passato molto tempo da quando ero molto ipocondriaca, terrorizzata da contagi inesistenti. Una volta non avrei mai accettato di fare clinical, di nessun tipo. Li osservo armeggiarmi addosso coi guanti, aprire le confezioni sterili, usare disinfettante e lubrificante.
    Il mio Padrone, ai piedi del lettino, schiocca le dita e mi riporta da Lui, accertandosi che stia bene. Confermo.
    Io sono …non so come sono. Mi tremano le gambe, mi batte forte il cuore. Non sto male, non sto nemmeno bene. La pratica è disagevole in sé.
    Il fastidio fisico di quando il catetere viene inserito è trascurabile, lo sento all’inizio ma mi adatto quasi subito; non è doloroso. E’ solo umiliante. Solo.
    Di colpo realizzo cosa mi terrorizza.
    Non ho scelta: piscerò davanti a tutti. Non ho alcuna possibilità di oppormi: il catetere bypassa ogni tipo di difesa o volontà. Potrei stringere i muscoli, chiudere le gambe o urlare che non voglio; ma non ho il controllo.

    Non.
    Ho.
    Il.
    Controllo.

    Inghiotto aria a vuoto, il cuore in gola. Vibro fino nelle profondità del mio essere. Questo degrado; questa umiliazione: mentre mi distruggono mi risuonano dentro.
    Sono strana.

  • Servizio

    Dopo nemmeno cinque ore di sonno, ripenso alla festa.
    Non ho giocato, non ho preso né un graffio né uno sculaccione; eppure, è stata davvero una magnifica serata.
    Ho obbedito ed aiutato il Padrone, e ho avuto da Lui parole di lode e carezze sulla testa. Cose che mi riempiono il cuore e mi rendono felice.
    Soprattutto, ho prestato servizio.
    Per tutta la lunghissima serata – che peraltro è volata – ho girato sui tacchi porgendo vassoi di cibo agli invitati, scivolando tra frustate, corde e cera rovente; ho osservato i convenuti godere di una festa meravigliosa e ho provato gioia di poter essere parte di tutto questo.
    Mi sono ritrovata nel seminterrato, stanca e coi piedi doloranti, a caricare l’ennesimo vassoio di tramezzini e a dirmi: sono una slave e servo; questo è ciò che sono, ciò che desidero, ciò che voglio essere. E mi sono inerpicata di nuovo per le scale di cemento immergendomi nella festa, nella musica forte, tra le mise lucide e le fruste danzanti, con un sorriso raggiante sul viso.
    È stata una festa magnifica e sono felice.

  • Proiezione

    Mattina  prima della festa; mi viene dato incarico di visionare, scegliere e masterizzare dei video sm da proiettare nel corso della serata. Mi metto al pc e spulcio hard disk e dvd.
    Naturalmente, non ho il permesso di toccarmi, ma mi sento forte; tanto, penso, i video sadomaso raramente mi eccitano. Mi sembrano sempre strani, stonati; anche se anche io faccio cose simili, vederle dall’esterno in qualche modo non mi torna.
    Vedo questo filmato: una ragazza viene legata a gambe larghe su una sedia sadoginecologica; la frustano un po’, e vabbé; poi le spalmano sulla figa una pasta giallastra. Metto l’audio per capire cos’è, visto che la Mistress lo spiega, ma parlano americano stretto e non capisco nulla. Intuisco comunque che si tratta di qualcosa di estremamente irritante. La Mistress la spalma coi guanti.
    Poi, per cinque lunghissimi minuti questa ragazza urla, si contrae e implora.
    Non succede niente, all’apparenza. Ma è chiaro che le brucia da impazzire. Piange, grida e si scuote nei lacci. Ed io la guardo. La guardo e mi proietto in lei. Immagino, sento la sofferenza di essere immobilizzata e non poter fare nulla per impedire un dolore atroce che si ha addosso.
    E mi bagno.
    Infine la puliscono e le mettono del ghiaccio; il trucco le cola con le lacrime. Mi allontano dal monitor barcollando, un desiderio oscuro in mezzo alle gambe.
    Penso al terrore che ho dei film dell’orrore tipo Saw, in cui i poveracci di turno vengono costretti in situazioni di tortura senza uscita; non li voglio vedere perché è la cosa che mi angoscia di più. Ed ora ho l’impressione di avere scavalcato quel terrore, ora che l’ho visto in versione non horror ma sadomaso. Ora che mi è stato mostrato nella sua versione sessuale. Ora l’angoscia si è trasformata in desiderio, l’irrazionale nodo allo stomaco mi si è spostato più in basso.

    E adesso è sera e non vedo l’ora di essere alla festa; l’oscuro desiderio che ho annidato tra le gambe è affamato e mi tira verso l’abisso.

  • Festa

    24 ore di veglia e una festa dopo, sto crollando dalla stanchezza e scrivo. Sono accadute delle cose stasera (stanotte? stamattina?), alcune frivole, altre importanti: ancora non ho la lucidità per raccoglierle e comprenderle, ma già sono felice.
    Mi lascio andare tra le braccia di Morfeo con lo stesso abbandono con cui mi affido al mio Padrone; emozionata per le sensazioni che verranno, per i sogni, per la sua presenza. Non pretendo di capire ora. Lascio che tutto si sedimenti, che la confusione si plachi e ogni cosa vada al suo posto nel lento cadere del riposo. 
    Domani sarà un buon giorno. Anzi, è già oggi.