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Tag: nerd

  • Need/Want

    Giocando a World of Warcraft si possono fare delle incursioni in gruppo in sotto-ambienti dedicati che si ricaricano da zero per ogni gruppo che ci entra, detti instance (mentre il resto del gioco è in tempo reale per tutti). Nelle instance si combattono dei mostri speciali che, morendo, lasciano un loot (un bottino) speciale. Siccome si è in gruppo, il bottino è offerto a tutti i membri del gruppo, e quando appare ognuno può cliccare “want” se lo vuole o “need” per accaparrarselo. Se tutti scelgono “want” il gioco seleziona un vincitore a caso, che ottiene l’oggetto; se uno sceglie “need” l’oggetto va a lui.

    Per me il BDSM è un “need”.

    Non è solo una cosa che desidero, che vorrei ma così, senza impegno, cui partecipo e se la ottengo bene, se no bene lo stesso, l’importante è partecipare e divertirsi. No. Entro in questa instance apposta per averlo, ne ho bisogno.

    Non solo: il BDSM per me è sia l’instance stessa sia il loot da ottenere. Un’esperienza unica, che si ricrea per me ogni volta che ci entro, anche se può sembrare uguale a se stessa. Un dono che mi porto indietro, speciale e prezioso, che mi servirà poi nel resto della mia vita, per stare bene, per affrontare tutto il resto.

  • Nerd

    Da tempo mi sono accorta di quanto ci sia sovrapposizione tra larper e bdsmer e questa comorbidità tra nerditudine e BDSM mi piace un sacco. Mi sono ritrovata ad appartenere a due diverse community che così diverse non sono, anzi, si intersecano.

    Questa vicinanza credo dipenda da un animo esploratore: le persone che fanno gioco di ruolo dal vivo, o anche solo gioco di ruolo, e quelle che praticano BDSM, sono esploratori del proprio animo.

    Mentre si è nel gioco si è più liberi: è possibile esplorare lati nascosti di sé, protetti dalla maschera del personaggio. Ci si avvicina a lati magari oscuri, che forse diversamente non si potrebbero accettare: giochi di potere, identità, espressioni di genere, peculiarità sessuali o meno. Si cerca ciò che è celato agli occhi propri e altrui nel “mondo reale”. E spesso si scoprono cose di sé. Perché se anche il gioco è un gioco e le storie sono di fantasia, le emozioni che si provano sono assolutamente reali. Questa esplorazione si può esprimere al meglio perché si tratta di un ambiente protetto, circoscritto, con un inizio ed una fine e vivendo in una persona che è altro da sé (per quanto sia sempre un aspetto di sé). Protetti dal ruolo e dal framework, ci si immerge: si può essere crudeli e manipolatori, o disperati e compiacenti, con una storia traumatica alle spalle che aspetta solo di essere vissuta, esposta, affrontata.

    Anche il BDSM è un modo protetto di esplorare, perché si è nel framework del consenso, della negoziazione, della comunicazione, e si possono vivere cose che nel “mondo normale” sono tabù, o peggio. Dominazione, sottomissione, degradazione, sadismo. Spiriti affini e speculari si incontrano e realizzano i propri desideri profondi, denudando anima e corpo per permettere alla creatura misteriosa che li abita di uscire ed esprimersi, per sentirla agitarsi nelle proprie viscere e suggerne le frastagliate emozioni che suscita.

  • Conforme

    Che cos’è che mi fa comportare in modo conforme?
    La paura della punizione? Il desiderio di compiacere? La prospettiva di un premio, o almeno di un’approvazione (ché se si è fatto solo il proprio dovere non si ha diritto a premi)? Il piacere di avere fatto felice il Padrone, sapere di fare ciò che Lui ha richiesto e farlo il meglio possibile?
    Solo la paura non basta, lo so per esperienza.
    Anche se al momento cruciale della punizione mi pento amaramente e vorrei non aver mai fallito, la paura della punizione da sola non basta a mantenermi in carreggiata.
    La paura mi fa vivere male, nell’inquietudine, nel desiderio di rivalsa; mi fa covare vendetta, mi invoglia a cedere alla tentazione di disobbedire di nascosto. La paura mi riempie di rabbia perché la trovo ingiusta, a prescindere; la rabbia mi fa desiderare la ribellione.
    Yoda-fear
    “La paura è la strada per il lato oscuro. La paura porta alla rabbia. La rabbia all’odio. L’odio alla sofferenza”.

    Eppure non desidero altro che ricevere ordini, limitazioni, indicazioni della Giusta Via da seguire. Perché dunque il piacere di obbedire è così sfumato in me, ultimamente? Perché sono così insofferente?
    In tutto questo, in questo mio dibattermi, mi arriva un messaggio. E la mia lealtà è ripristinata, le mie certezze rinsaldate. Il mio timore di non essere guidata svanisce, la rabbia lascia spazio alla docilità.
    images Accetterò la punizione, perché sarà giusta e prevista. Ma mi impegnerò con coraggio a combattere la paura, ad agire secondo le indicazioni ricevute; non con lo spauracchio, ma con l’obiettivo forte di evitare la punizione. Agire, non solo “provarci”.

    “Non provare. Fare, o non fare. Non c’è provare”