subservientspace

for this is what I feel

Tag: paura

  • Intensità – 08

    La parte più difficile è… che ogni momento successivo mi fa scoprire una parte più difficile.
    Ogni passo che compio mi amplia l’orizzonte e mi mostra quanti altri passi ci siano ancora da fare, anche in direzioni che non avevo previsto, in modi che non avrei gradito.
    Non succede mai di arrivare in fondo alla mappa, come in quei vecchi videogiochi anni ’90: cammina cammina cammina ad un certo punto sbatti contro una specie di parete. La prospettiva allora è solo un’illusione, un disegno contro il muro.
    TrumanShowRicordo l’emozione provata guardando The Truman Show, verso la fine. La pelle d’oca. Il cuore in gola. L’orizzonte che diventa piatto quando la punta della barca sbatte contro la cupola.
    La scelta di Truman di uscire, andarsene. Il rifiuto di accettare di vivere in un mondo limitato, chiuso, anche se sicuro. Il desiderio di scoprire, andare oltre.
    Ogni passo che compio amplia il mio orizzonte, mi sposta il bordo della cupola più in là, lo rende irraggiungibile. Da una parte vorrei nascondermi e rannicchiarmi, sperare in una vita facile sempre uguale a se stessa. E dall’altra non riesco a non sentirmi battere il cuore nel fare ancora un passo, avanzare ancora, scoprire qualcos’altro, cos’altro mi aspetta; che sia bello o brutto sarà comunque VITA degna di essere vissuta. Purché la viva, e la viva al massimo.
    Anche se è difficile, anche se è faticoso.
    Soprattutto per questo.

  • Intensità – 06

    ilgrandeharpo2
    Ricordo che l’ultimo anno delle superiori avevo un diario del maiale Harpo, che recitava in copertina: “Diventa pigro! Chi non fa niente non fa niente di male! Pubblicità progrAsso”. Mi faceva molto ridere e gareggiavo con le compagne per il diario più assurdo/trash (credo di aver vinto, quell’anno).
    In realtà, sebbene sia in effetti una persona che si impigrisce facilmente, detesto non fare un tubo. Mi sale un’insofferenza spaventosa nei confronti di me stessa, cui cerco di porre rimedio raccontandomi degli alibi: eh ma fa caldo, ho altro da fare, è colpa di qualcun altro, uno oggi mi ha guardata male e allora sono depressa, piove governo ladro eccetera eccetera.
    Certo, prendersi carico della responsabilità della propria vita è difficile e faticoso, e frustrante anche, perché si sbaglia. Infatti, solo chi non fa niente non sbaglia mai (ma potremmo discutere del fatto che non far nulla sia già un errore di per sé). Se agisco, in qualsiasi modo, sono destinata a sbagliare. Anche a fare cose giuste, s’intende, e soprattutto ad imparare a sbagliare meno, ma per forza sbaglierò.
    E’ questo che mi ha bloccata tanto a lungo dall’agire, ciò che mi terrorizza: la prospettiva dell’errore (sempre visto come irreparabile), il temuto giudizio degli altri di fronte alle mie mancanze.
    Ma non voglio più andare avanti così. Voglio agire e sbagliare, e imparare e crescere.
    La perfezione non esiste, ma posso tendervi solo se accetto di essere imperfetta.

  • Intensità – 02

    La mia paura è sempre superficiale. Ovvero, si ferma all’aspetto esteriore delle cose.
    Osservo la superficie ribollente della realtà e mormoro: è calda. La sfioro con le dita, la pelle si increspa nel suo vapore.
    Mi prefiguro le ustioni, il dolore, la carne che si espone a brani, bruciata, viva, annerita, morta. Ci giro attorno, timorosa, sospettosa e desiderosa. Laggiù, oltre quel magma, dentro quella lava c’è la vita, quella vera: quella che ho sempre detto di voler assaporare.
    Infine di slancio mi decido. Affondo le mani in quella pasta calda, la manipolo, la massaggio; mi lascio avvolgere dal suo calore, mi lascio avviluppare fino al gomito, fino alle spalle.
    Scotta, brucia ma non uccide. Anzi: riscalda. Rincuora.
    Mi tuffo a testa in giù, con coraggio – ed il coraggio non è essere senza paura, ma affrontarla e superarla – confidando che presto riemergerò dall’altro lato, capovolta, con un altro centro di gravità, scottata ma fiera.

  • Intensità – 01

    Prima di iniziare, prendo un respiro profondo.
    Per un lungo, lunghissimo, eterno istante ho paura. Una paura fottuta, un terrore primigenio mi soverchia completamente. Non esiste più nulla oltre l’orizzonte della paura.
    In quel momento sono convita che sto per morire, che qualcosa di irreparabile stia per accadere, anzi, è già accaduto e precipito orribilmente verso il disastro.
    Lo stomaco serrato, il cuore impazzito, la gola stretta da una morsa, osservo con occhi sbarrati il mio gesto incauto, sconsiderato. Perché l’ho fatto, mi chiedo in questo attimo espanso, perché? Voglio tornare indietro, ci ho ripensato, sono stata una stupida, stupida! Ed ora per l’avventatezza di un istante tutto è perduto, tutto. La mia libertà, il tempo, la serenità, non so, qualsiasi cosa. Perduta.
    Riemergo dal gorgo della paura annaspando, ingoiando aria a boccate; ansimo, tremante.
    Non è accaduto (ancora) nulla.
    E’ solo la paura, la paura della scelta, il timore che sia irreparabile, scolpita nella pietra, una volta per tutte. E invece, continua. Ogni attimo non è che un prodromo all’attimo successivo, ogni scelta una strada intrapresa che porterà ad altre scelte, altre strade, altre vite. Ognuna degna di essere vissuta, purché lo sia con onestà e coerenza. E amore, diciamolo, chiamiamolo amore.
    Il terrore di amare è il più radicale; è il terrore di perdere ciò che si ama. Ma se non si ama, che senso ha?

    Ed ho solo iniziato un lavoro nuovo.

  • Conforme

    Che cos’è che mi fa comportare in modo conforme?
    La paura della punizione? Il desiderio di compiacere? La prospettiva di un premio, o almeno di un’approvazione (ché se si è fatto solo il proprio dovere non si ha diritto a premi)? Il piacere di avere fatto felice il Padrone, sapere di fare ciò che Lui ha richiesto e farlo il meglio possibile?
    Solo la paura non basta, lo so per esperienza.
    Anche se al momento cruciale della punizione mi pento amaramente e vorrei non aver mai fallito, la paura della punizione da sola non basta a mantenermi in carreggiata.
    La paura mi fa vivere male, nell’inquietudine, nel desiderio di rivalsa; mi fa covare vendetta, mi invoglia a cedere alla tentazione di disobbedire di nascosto. La paura mi riempie di rabbia perché la trovo ingiusta, a prescindere; la rabbia mi fa desiderare la ribellione.
    Yoda-fear
    “La paura è la strada per il lato oscuro. La paura porta alla rabbia. La rabbia all’odio. L’odio alla sofferenza”.

    Eppure non desidero altro che ricevere ordini, limitazioni, indicazioni della Giusta Via da seguire. Perché dunque il piacere di obbedire è così sfumato in me, ultimamente? Perché sono così insofferente?
    In tutto questo, in questo mio dibattermi, mi arriva un messaggio. E la mia lealtà è ripristinata, le mie certezze rinsaldate. Il mio timore di non essere guidata svanisce, la rabbia lascia spazio alla docilità.
    images Accetterò la punizione, perché sarà giusta e prevista. Ma mi impegnerò con coraggio a combattere la paura, ad agire secondo le indicazioni ricevute; non con lo spauracchio, ma con l’obiettivo forte di evitare la punizione. Agire, non solo “provarci”.

    “Non provare. Fare, o non fare. Non c’è provare”

  • Coraggio

    Ho paura e avrò sempre paura, probabilmente. Una paura irrazionale, ingiustificata, ansiogena.
    Quindi, visto che l’avrò comunque, tanto vale che impari ad essere coraggiosa.
    Faccio meglio ad imparare a conoscermi e a gestirmi per come sono, non per come vorrei essere; sapere come reagisco e mettermela via – sapere che mi spavento ma che quella paura è immotivata.
    Dopotutto il coraggio non è assenza di paura; è capacità di affrontarla. Anche Atreyu ha tentennato, ma è corso avanti.
    Anche io devo correre avanti, oltre le mie paure, attraversarne la soglia e giungere al mio obiettivo.

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