subservientspace

for this is what I feel

Tag: SM emotivo

  • Graticola

    Patisco sempre un po’ l’assenza, anche se mi riempio di cose da fare per non pensarci, per non dare retta alle voci che mi dicono che non sono abbastanza brava (perché dovrei essere più disponibile per te).

    Quando arrivo sono colma di aspettativa, anche se sono talmente colma da non rendermene conto: mi sento tranquilla, senza necessità. Ma in verità ho voglia.

    Passa una serata molto tranquilla. Poi, quando già è tardi, mi attivi: mi provochi, mi sculacci, mi spingi e mi fai salire a galla quella voglia che avevo, che trabocca e mi inonda. Mugolo e ti imploro con gli occhi.

    E tu ti neghi.

    Mi metti a quattro zampe sul divano, il culo per aria, e ti siedi ad osservarmi smaniare e scondinzolare, sperando in un orgasmo che non arriverà mai. Ridi godendo della mia smania, della voglia insoddisfatta che mi agita.

    Il giorno dopo, per tutto il giorno, seduta al tavolo del cliente, davanti al pc a lavorare, concentrata, continuo a sentirmi pulsare. E’ come essere seduta su una graticola; mi ci hai messa tu e continua a friggermi, qui sotto, tra le gambe. Una sensazione di sottofondo che reclama attenzione, che non riesco ad ignorare mai del tutto, che mi accompagna e mi ricorda a chi appartengo.

  • Sadomasochismo emotivo

    A proposito del post di lunedì (la traduzione dello scritto di owlfinch sul sadomasochismo emotivo), volevo aggiungere le mie personali riflessioni sul tema.

    Sotto questo termine ombrello rientrano anche l’umiliazione e la degradazione, ma anche il cuckqueaning (e presumo il cuckolding), il denial in certe forme, l’oggettificazione… anche cose che pratico da tempo, per cui provo fascinazione e desiderio, ma che non avevo mai pensato potessero rientrare in un termine simile. Non avevo pensato ci potesse essere una categoria come il masochismo emotivo. Questo perché io (come immagino la persona media, nella vita quotidiana) non amo stare male, sentirmi inadeguata, gelosa o abbandonata.

    Eppure… Mi attira l’erotizzare la gelosia, il confronto e l’umiliazione del vedere il mio partner stare con un’altra mentre io devo guardare (ovvero il cuckqueaning); mi piace sentirmi insultare (ma su cose legate alla sessualità: se mi si chiamasse “cicciona” non lo erotizzerei); mi sono eccitata e attivata su stati emotivi liminali, provando allo stesso tempo desiderio e mal di pancia, sesso bagnato e stomaco chiuso – e non è forse tutto il BDSM basato su stati emotivi, oltre che su sensazioni fisiche e sessuali?

    Alcune volte ho vissuto molto male certe sensazioni, che hanno avuto strascichi nella vita quotidiana, continuando a farmi sentire male, soprattutto su sensazioni di inadeguatezza e inutilità. E contemporaneamente mi sentivo in colpa di questo stare male. Pensavo: dovrei farmelo piacere, dovrebbe piacermi; essendo sub, essendo schiava, sono cose che dovrebbero fare parte delle mie capacità, dei miei kink; non sono una schiava abbastanza brava, se non accetto e non apprezzo anche queste cose.

    Adesso, leggendo testi informativi ed educativi sul SM emotivo, sto iniziando a pensare di avere fatto proprio quello sbaglio: pensare che fossero pratiche standard, connaturate al D/s e a tutto il resto del “pacchetto” che viene con lo scegliere una posizione sottomessa. Non credo che dal lato Dominante mi sia stato praticato un abuso, comunque: credo però che anche da quel lato non ci fosse piena consapevolezza che si tratta di un kink a sé stante, ma venisse considerato parte del modo di vivere il BDSM. Uno standard del pacchetto sadomaso. Ma non lo è: ora che ho le parole per comprenderlo lo capisco.

    Potendolo dire, avendo dei termini di riferimento, adesso tutto si dipana più chiaramente. Mi è possibile fare scelte consapevoli; dire sì questo sì, no questo no. Aggiornare i miei limiti comprendendo cose che non sapevo nemmeno potessero essere messe in lista.

    Perché qui c’è qualcosa, qualcosa che mi attira oscuramente, che tocca qualche parte di me nascosta nell’ombra. E se non ho la possibilità di riconoscere quel qualcosa, rischio che mi si ritorca contro. E i danni emotivi sono spesso più gravi di quelli fisici, e impiegano più tempo a guarire.