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for this is what I feel

Tag: marito

  • Social

    Sono una persona introversa, ma questo non significa che non mi piaccia stare in compagnia, anche. Dipende dalla compagnia, naturalmente, e poi ho bisogno di riprendermi. Ricaricare le mie pile sociali. 

    Succede che vado ad una grigliata con amici vanilla, non ne ho molta voglia ma mio marito mi coinvolge e so quanto lui ci tenga, e io sono una people pleaser, specie per qualcuno per me importante. Così andiamo e io per sciogliere la tensione della socialità bevo un paio di birre. Le birre sono più forti del previsto, e a queste seguono degli shot di un liquore dolce che va giù senza nemmeno accorgermene. 

    In breve io stessa vado giù senza nemmeno accorgermene. Rotolo giù dalla collina della socializzazione e prendo sempre più velocità, il declivio si fa sempre più ripido. Sono quasi ubriaca, mantengo una percentuale di lucidità che mi fa gestire il discorso, ma lo sento che rotolo. Chiacchiero, rido, scherzo, sto vicina alla gente, annuisco, interagisco, ascolto, intervengo. Sempre più veloce. 

    Quando arrivo in fondo alla scarpata e alla giornata, sono distrutta. Gli altri non sembrano soffrire la discesa come me, continuano a chiacchierare. Io non ce la faccio più. Non mi sono forse divertita, non sono forse persone simpatiche? Certo che sì. Ma le mie energie sociali sono limitate. 

    Mi astraggo, mi distraggo, cerco di stare attenta ma riesco solo a pensare che voglio andare a casa e stare sola. Fare una passeggiata, lenta, in piano, col mio passo, senza dover attivare tutte le mie energie per interagire, lasciando che si ricarichino attraverso il respiro, la lentezza, l’aria buona. Senza gettarmi nella scarpata ma seguendo il sentiero.

  • Marito

    C’è afa. È luglio, dopotutto; torno a casa e mi tolgo subito di dosso questi vestiti appiccicosi, sudati, mi metto i tuoi pantaloncini corti, quelli del pigiama, che mi stanno enormi, e una canottiera con gli ananas. Mi spalmo sul divano, navigo su facebook e boccheggio alla calura estiva.

    Torni a casa e sei caldo, sudato; ti togli subito di dosso quei vestiti appiccicosi, pesanti, da ufficio: via i jeans e la polo e torni in soggiorno anche tu in canottiera e pantaloni corti.

    Allungo le mani verso di te e tu ti chini su di me. Sei caldo, sono calda, c’è afa. Ma ti tocco e mi piace toccarti. Seguo la linea del tuo tricipite, che mi piace così tanto: la pelle liscia, i peli iniziano sugli avambracci. Ti accarezzo, ti tiro a me. Affondo la faccia nella tua pancia, sei morbido e sodo, solido; ti mordo, piano, tu ridi, ti sposti.

    La cunetta morbida dei tuoi capezzoli è dolce e mi attira, così perfettamente rotonda; allungo le labbra, succhio, sposto la canottiera con il naso, mi insinuo come una bestiolina, ti bacio e ti lecco. Ti sento sorridere, sornione, le tue mani mi scivolano sul seno, dentro la canotta.

    Non sono sexy, non sei sexy, non ci siamo messi sexy. Eppure lo siamo, l’uno agli occhi dell’altra e viceversa, anche in canottiera e ciabatte ed è questo che mi piace: nella profondità del quotidiano ti guardo e mi batte il cuore, ti tocco e ti desidero.

    “Andiamo di sopra”, mi dici, e io ti anticipo su per le scale perché desidero sentire le tue mani che si allungano a toccarmi il culo, le cosce, che si infilano in mezzo. Me lo aspetto sempre e sempre succede ed io – forse non lo vedi, o non lo sai, o non te ne accorgi – io sorrido sempre e questa cosa mi riempie di felicità. Mi fa sentire desiderata, amata, importante. Mi offro a te e spero di trasmetterti quanto anche io ti desidero, ti amo, quanto sei importante per me.

    La camera ci accoglie con la sua penombra, due corpi accaldati e caldi, pieni di desiderio da riversare nell’altro.

  • Tu

    In questo blog tu finisci per restare un poco in disparte. Perché qui parlo dell’altra me, quella bdsm, quella sottomessa; parlo dell’altra mia relazione, quella D/s.
    Ma tu non scompari mai dal mio orizzonte; mentre scrivo, qui, al computer, tu sei seduto accanto a me. Al tuo computer. Facciamo insieme quasi la stessa cosa, ognuno per sé ma vicini. Come quando mi dici che ti piace sentirmi roppettare d’attorno mentre sei al pc. Anche a me piace: ti giro intorno, faccio altre cose, quando ti ritrovo sul mio cammino ti accarezzo, ti bacio.
    A te per primo e a te solo delle persone che conosco da una vita ho parlato del bdsm, tanto tempo fa. Quando ho iniziato a capire chi ero (oltre a chi sapevo già di essere) non ho pensato nemmeno per un istante di nascondermi ai tuoi occhi. Mi sono aperta a te, mio faro di luce; ti ho coinvolto. Ho cercato di superare le tue obiezioni, aggirare le tue paure; con dolore, con fatica, abbiamo avanzato assieme in questo strano mondo, sconosciuto anche per me.
    Infine i nostri sentieri, qui, si sono separati. Ma continuiamo a camminare insieme, nella vita. Ciò che ci distingue non ci allontana.
    Ogni tanto mi fermo ad accorgermi di quanto ti amo e mi trema il cuore da tanto è forte questo sentimento; mi colma tanto che temo di non riuscire a contenerlo tutto. Allora lascio che mi trabocchi dentro, che si espanda; mi permetto di amarti, di amare immensamente, nonostante la paura, il tremore, e sempre il timore di non meritare tanta meraviglia.