Marito

C’è afa. È luglio, dopotutto; torno a casa e mi tolgo subito di dosso questi vestiti appiccicosi, sudati, mi metto i tuoi pantaloncini corti, quelli del pigiama, che mi stanno enormi, e una canottiera con gli ananas. Mi spalmo sul divano, navigo su facebook e boccheggio alla calura estiva.

Torni a casa e sei caldo, sudato; ti togli subito di dosso quei vestiti appiccicosi, pesanti, da ufficio: via i jeans e la polo e torni in soggiorno anche tu in canottiera e pantaloni corti.

Allungo le mani verso di te e tu ti chini su di me. Sei caldo, sono calda, c’è afa. Ma ti tocco e mi piace toccarti. Seguo la linea del tuo tricipite, che mi piace così tanto: la pelle liscia, i peli iniziano sugli avambracci. Ti accarezzo, ti tiro a me. Affondo la faccia nella tua pancia, sei morbido e sodo, solido; ti mordo, piano, tu ridi, ti sposti.

La cunetta morbida dei tuoi capezzoli è dolce e mi attira, così perfettamente rotonda; allungo le labbra, succhio, sposto la canottiera con il naso, mi insinuo come una bestiolina, ti bacio e ti lecco. Ti sento sorridere, sornione, le tue mani mi scivolano sul seno, dentro la canotta.

Non sono sexy, non sei sexy, non ci siamo messi sexy. Eppure lo siamo, l’uno agli occhi dell’altra e viceversa, anche in canottiera e ciabatte ed è questo che mi piace: nella profondità del quotidiano ti guardo e mi batte il cuore, ti tocco e ti desidero.

“Andiamo di sopra”, mi dici, e io ti anticipo su per le scale perché desidero sentire le tue mani che si allungano a toccarmi il culo, le cosce, che si infilano in mezzo. Me lo aspetto sempre e sempre succede ed io – forse non lo vedi, o non lo sai, o non te ne accorgi – io sorrido sempre e questa cosa mi riempie di felicità. Mi fa sentire desiderata, amata, importante. Mi offro a te e spero di trasmetterti quanto anche io ti desidero, ti amo, quanto sei importante per me.

La camera ci accoglie con la sua penombra, due corpi accaldati e caldi, pieni di desiderio da riversare nell’altro.

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Tu

In questo blog tu finisci per restare un poco in disparte. Perché qui parlo dell’altra me, quella bdsm, quella sottomessa; parlo dell’altra mia relazione, quella D/s.
Ma tu non scompari mai dal mio orizzonte; mentre scrivo, qui, al computer, tu sei seduto accanto a me. Al tuo computer. Facciamo insieme quasi la stessa cosa, ognuno per sé ma vicini. Come quando mi dici che ti piace sentirmi roppettare d’attorno mentre sei al pc. Anche a me piace: ti giro intorno, faccio altre cose, quando ti ritrovo sul mio cammino ti accarezzo, ti bacio.
A te per primo e a te solo delle persone che conosco da una vita ho parlato del bdsm, tanto tempo fa. Quando ho iniziato a capire chi ero (oltre a chi sapevo già di essere) non ho pensato nemmeno per un istante di nascondermi ai tuoi occhi. Mi sono aperta a te, mio faro di luce; ti ho coinvolto. Ho cercato di superare le tue obiezioni, aggirare le tue paure; con dolore, con fatica, abbiamo avanzato assieme in questo strano mondo, sconosciuto anche per me.
Infine i nostri sentieri, qui, si sono separati. Ma continuiamo a camminare insieme, nella vita. Ciò che ci distingue non ci allontana.
Ogni tanto mi fermo ad accorgermi di quanto ti amo e mi trema il cuore da tanto è forte questo sentimento; mi colma tanto che temo di non riuscire a contenerlo tutto. Allora lascio che mi trabocchi dentro, che si espanda; mi permetto di amarti, di amare immensamente, nonostante la paura, il tremore, e sempre il timore di non meritare tanta meraviglia.