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Tag: rantolo

  • Invece, eppure

    Leggo sui social post con descrizioni accorate ed emotive di esperienze di sessione che hanno cambiato l’anima di chi le ha vissute. Emozioni così forti da trasformare chi le ha ricevute, da rovesciare ogni cosa dentro di sé. È sempre la parte sottomessa che ne parla, che esprime quanto ciò che le è stato donato l’abbia toccata nel profondo al di là di ogni possibile immaginazione, e la riconoscenza che prova verso il Padrone.

    È un tipo di racconto che dovrebbe piacermi moltissimo.

    Invece non mi piace.

    Una volta queste narrazioni mi coinvolgevano moltissimo, mi emozionavano, mi facevano desiderare di vivere anche io quelle sensazioni. Anzi, poi io stessa ho scritto di quelle esperienze, quando le ho vissute, e ne ho scritto con gli stessi toni di profonda commozione.

    Adesso mi sale un senso di opposizione. Mi sembra tutto falso, una truffa. Peggio ancora, mi pare che la persona che ne racconta sia un’illusa.

    La verità è che sono arrabbiata: vorrei crederci ancora; credere in quelle emozioni così devastanti, nell’Appartenenza con la a maiuscola, nella capacità quasi onnisciente del Padrone di saper guidare e condurre in luoghi nascosti dell’anima, nella possibilità di vivere sensazioni così potenti da cambiare per sempre il modo di percepire il mondo e se stesse.

    Invece non ci credo più.

    Sono arrabbiata e sono invidiosa: invidiosa di chi ancora riesce a crederci, di chi ancora riesce a sentire quelle emozioni, di chi ancora è capace di chiudere gli occhi e affidarsi.

    Era così bello crederci. Era così bello essere illusa.

    Eppure, nonostante tutto dentro di me spero che tornerò a crederci ancora; forse in un modo diverso: senza quella cecità abbacinata, senza quella fiducia incondizionata, senza quell’abbandono totale. Ma, in qualche modo che ancora non conosco, crederci.

  • La me stessa debole (rantolo)

    Io non credo di meritare di stare bene e sentirmi forte. Se mi sentirò forte temo che dovrò arrangiarmi e non potrò, non saprò più affidarmi; ho paura di perdere me stessa perché penso che me stessa = debole.
    Mi inquieta di più il pensiero di non avere punti fermi piuttosto che il fatto che il mio principale punto fermo sia che sono un disastro.
    Se sto bene e mi sento forte, in breve si fa strada dentro di me la convinzione che non durerà, non può durare; che presto starò male di nuovo, dovrò stare male perché sono sfigata e sono condannata ad esserlo – quindi mi adopero io stessa per tornare a star male. Invece di rafforzarmi e incoraggiarmi a capovolgere questa stupida convinzione, a dimostrare a me stessa quanto valgo.
    Penso: ho fallito già più volte: questa è la prova che fallirò ancora.

    Vorrei che qualcuno da fuori mi risolvesse la vita, e sono perennemente offesa col mondo perché non accade; eppure, non sono disposta a cedere il controllo né a dar retta a chi dei buoni consigli me li dà.
    Perché questi buoni consigli sono di solito di prendere in mano con forza le redini della mia vita e guidarla; tutti hanno fiducia nelle mie capacità, tranne me.

    Forse forse, almeno un piccolo dubbio potrei farmelo sorgere.