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Tag: riposo

  • Non è vero biddì

    Il lavoro nuovo è davvero impegnativo; arrivo da te che sono felice di essere venuta ma nondimeno sono stanchissima e stressata. Mi guardi e mi dici: bene, ora facciamo il bagno. Rido: ahah, certo, sarebbe una bella idea. Poi sento che apri l’acqua per riempire la vasca. Sgrano gli occhi: ma sul serio? Resto ancora incredula. Tu sorridi. Decido di accogliere questa realtà e mi spoglio, mi raccolgo bene i capelli ed entro nella vasca: come spesso mi succede con te mi immergo, ma stavolta in senso letterale, fisico.

    Poco dopo, mentre l’acqua continua a scorrere sempre più calda, mi raggiungi ed entri anche tu. Ci incastriamo, stesi, rivolti l’uno verso l’altra, le gambe attorno al corpo dell’altro, immersi fino al mento. Accendo l’idromassaggio e veniamo avvolti dalle bolle e dal calore.
    Quasi non me ne rendo conto ma ho un sorriso beato che mi aleggia sulle labbra. Osservo sul tuo viso la stessa espressione. Chiacchieriamo.

    Ad un certo punto ti dico: ma non è vero biddì.

    Non si è mai visto che il Padrone faccia il bagno con la sua schiava, nella stessa vasca, con l’idromassaggio, immersi allo stesso modo, rilassandosi insieme! Dove sono la verticalità, la sottomissione, il servizio, la distanza, l’inavvicinabile Dominanza?!

    Tu sogghigni beffardo alla faccia del vero biddì.

    Io torno a socchiudere gli occhi, a sorridere e a rilassarmi nell’acqua calda, il tuo piede adesso sulla mia faccia, felice di tutto quello che tra noi è D/s e non verobiddì.

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    (Si ringrazia Chris della pagina SSC per la definizione “verobiddì”)

  • Ferie

    In camper, in luoghi diversi. Staccare i pensieri, restare collegata alle emozioni.

  • After

    Strizzo gli occhi mentre mi siedo. Il culo duole, lo sento caldo e indolenzito… ed è una bellissima sensazione. Sorrido, rilasso le spalle (sono sempre contratta), mi lascio andare a sentire. Come prima.

    Non mi accorgo nemmeno, ora, se c’è silenzio. Ci sono dei suoni, rumori in lontananza, credo; ma non ci faccio caso. Non accendo la musica, non serve: l’aria è già piena delle sensazioni che stanno aleggiando, di quello che ho vissuto – anzi: di quello che abbiamo vissuto.

    Riordino con calma, sorridendo. Metto da parte le cose che vanno lavate, ripongo quelle non utilizzate, raccolgo e sistemo quelle usate. C’è un senso di pace nel riordinare dopo, speculare al senso di urgenza che avevo nel riordinare prima.

    Anche io mi sento messa al mio posto, ordinata.

    L’attesa è stata colmata dalla presenza, e ora ne assaporo le sensazioni residue, vive e profonde nella mia anima oltre che nel mio corpo.

    Preparo un the caldo e riposo.

  • Pausa pranzo 

    Pausa pranzo al parco. 

    Sole caldo, aria frizzante, solitudine perfetta. Pomodorini e pensieri. Respiro: sto bene. 

    Bonus: giro sull’altalena ^^ 

    Dentro di me avrò 12 anni per sempre… 

  • Intensità – 09

    Sto tirando.
    Non voglio smettere; non voglio fermarmi. Ho paura che fermandomi non riuscirò a ripartire, anzi, nemmeno a pensare di ripartire.
    Invece so di dover imparare anche a staccare, a riposare. Oppure mi schianterò.
    Allora adesso vado a letto. A dormire. Me ne scivolo a cuccia, a rannicchiarmi al calduccio (l’impietoso tempo novembrino di questo luglio aiuta nell’immagine). Posso chiudere gli occhi e riposare.
    Posso, davvero? Ebbene, sì. Non avrei potuto fare di più, oggi, o se anche sì – perché si può sempre migliorare, di certo – almeno ho fatto. Quindi è giusto che riposi.
    È giusto? Ho sempre paura di abusare di qualche diritto, di approfittarmi indebitamente delle circostanze. Colpa delle cattive abitudini di pigrizia: abituata a perdere tempo, ogni cosa bella mi è sempre parsa rubata, non meritata.
    Ora che inizio a meritare il difficile è riconoscermelo.
    Intanto, buonanotte.