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for this is what I feel

Tag: scrittura

  • Un anno

    Senza che me ne accorgessi è passato un anno da che ho deciso di scrivere due post a settimana, tutti i lunedì e venerdì, qui sul blog. Avevo deciso e iniziato a gennaio 2021, qui. E ce l’ho fatta.

    All’inizio pubblicavo alle 20, poi con il lavoro nuovo è diventato troppo presto, e sono passata alle 21. Qualche volta ho fatto tardi e ho pubblicato dopo l’orario consueto. Qualche sera mi sono dimenticata ed ho recuperato il giorno dopo. Qualche giorno (ma pochi) ho saltato perché ero in ferie. Ma l’ho fatto. Ho mantenuto la parola che avevo dato a me stessa.

    E’ un altro, piccolo, lavoro. Un impegno che ho scelto, ma al quale non è stato banale essere fedele. Non è neanche un lavoro così piccolo, a pensarci bene, poiché parla di me, di cose mie, che mi coinvolgono e mi toccano da vicino. Mi chiede di metterci me stessa.

    In questo anno i follower e i lettori del blog sono cresciuti e il cuore mi si colma di gratitudine per ogni singola persona che mi legge. Non faccio grandi numeri ma sono contenta.

    Scrivere di me, delle mie cose, è anche metterle in ordine dentro di me. Dopotutto questo blog era nato come un diario online, privato ma pubblico, personale ma visibile.

    Sono contenta di esserci riuscita. E di continuare a riuscirci.

  • Niente

    Nonostante il lavorio quasi incessante di elucubrazioni che mi arrovella il cervello senza sosta, a volte non ho molto da dire.

    E altre volte, proprio niente.

    Allora, credo, meglio il silenzio, per non tediare con noiose reiterazioni di pensieri già espressi e rimasticati.

    Poi, a volte, anche se non ho niente da dire provo a dirlo lo stesso.

  • Fail

    Quando ho iniziato a scrivere con regolarità, quando, a gennaio, ho deciso che avrei pubblicato un post ogni lunedì e venerdì, ho pensato che prima o dopo avrei fallito. Avrei dimenticato di pubblicare, non sarei stata pronta. Ed era uno dei pensieri che mi suggeriva di non iniziare nemmeno. Ma sono partita.

    In alcuni periodi sono riuscita a programmare in anticipo più di un post; alcuni giorni ho programmato il post poche ore prima dell’orario; altri giorni ho finito di scrivere a sera e pubblicato in ritardo.
    Ma non ho mai saltato un giorno. (Certo, un venerdì non ho pubblicato ma perché ero in vacanza, non era un errore). Fino a ieri: ieri sera si è avverata infine la mia profezia iniziale.

    Dopo un weekend molto impegnativo (855 km in 48h, dormito poco), complice l’essere in ferie, ho perso il filo che fosse lunedì e non ho pubblicato. Ho saltato il mio appuntamento.
    Quando me ne sono resa conto era passata mezzanotte. Ci sono rimasta male: il mio obiettivo è sempre la perfezione (con annesso terrore del fallimento). E, allo stesso tempo, mi sono sentita rasserenata. Ecco, ho pensato: è successo. Non devo più avere paura che succeda, perché è successo e non è crollato niente. Nessuna condanna (l’unico mio giudice sono io), nessun giudizio senza appello: una volta mi sarei affossata nel senso di colpa; ora si riprende.

    Anche in questo, per fortuna, sono cresciuta.

  • unouno-uno-(venti)uno

    Lo ammetto, riprendere in mano il blog nell’anno nuovo in questa data, giocando sul fatto che ci sono tanti “uno”, è un giochetto alla Coscienza di Zeno. E’ un pretesto, alla fine. Certo, avrei dovuto pubblicare questo post alle 11.11 stamattina, ma ormai è andata.

    Cos’è successo? Cosa sta succedendo? Ma soprattutto: da quanto tempo sta succedendo? Troppo tempo. La pandemia continua, com’è ovvio, eppure questo continuare senza un termine chiaro in vista, con un protrarsi di fatica, di tensione, di restrizioni, sta tirando i nervi a tutti. Anche a me, e da un pezzo; faccio persino fatica a capire quanto i miei stati d’animo siano appesantiti da tutto questo, fatico a riconoscere gli effetti, da tanto sono persistenti.
    Non ho mai visto il mio divano e casa mia così tanto come nel 2020; ho pranzato in giardino più volte che in tutti gli anni precedenti; ho provato paura, ansia, fatica, malessere e speranza. Ho fatto il punto della mia vita – non credo di essere granché speciale, ho idea lo abbiano fatto più o meno tutti. Ho perso dieci chili, ripreso a seguire corsi, sto cercando un nuovo lavoro.

    Ho voglia di scrivere.

    Sento le sensazioni scorrermi sotto la pelle; il desiderio dell’impatto, delle corde, di trovarmi finalmente in un dolore e in una fatica che conosco, che mi rimettono insieme, che mi ricongiungono con il mio corpo, che mi fanno sentire piacere oltre il dolore. Appesa per una sottile corda, costretta in punta di piedi, le braccia dietro la schiena, le gambe unite e tu che mi giri intorno, che stringi una corda, ne allenti un’altra, mi strizzi i capezzoli, mi colpisci le carni rese sensibili dalla compressione. Tu che mi riporti a me, che mi fai scendere nel mio e mentre mi aiuti a risalire mi fermi e mi lasci indulgere ancora un poco nel dolore che mi doni.
    Ansimo sul pavimento e sono finalmente lontana dalla fatica quotidiana, abbandonata a una sofferenza che amo.

    Mi riallinei a quella parte di me che è il mio fulcro. Lo sento. Lo vivo.

    Ho voglia di raccontarlo.

  • Intensità – 12

    Non mi sto portando avanti, qui. Altre volte ho approfittato dell’ottima funzione di wordpress per programmare dei post – se sapevo di essere via, di essere incasinata, o se ero particolarmente in vena di scrivere e non volevo perdere l’attimo.
    Ora no. Scrivo tutto al momento.
    Mantengo ferocemente alta la soglia di intensità. Nel mezzo del lavoro, del vivere costantemente al telefono, alla concentrazione che devo avere, all’ascolto che devo porre, all’essere comunque un junior in costante formazione, sospinta dall’entusiasmo del nuovo ma preoccupata per la mancanza, ancora, di competenze forti ed acquisite, nel mezzo della tempesta mi lego all’albero maestro con un taccuino ed un lapis e scrivo, scrivo.
    Che ho fatto nei mesi di disoccupazione? Quando non avevo un tubo di urgente dalla mattina alla sera? Nulla; o quasi.
    Adesso che sento forte la violenza della bufera, che sono spazzata dai venti, che mi trema il cuore perché so dove sono e perché, anche se la balena bianca ancora non l’ho veduta, adesso è il momento per non mollare nemmeno un secondo, per tirare fino allo spasimo, per godere ogni goccia di questa vita così bella.