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Tag: tempo

  • Anticipazione e nostalgia

    Quando avevo appena iniziato a sperimentare il BDSM, ad esplorare le pratiche e le sensazioni, ero colma di anticipazione ed entusiasmo. Tutto era nuovo: passavo ore a fantasticare, a scrivere racconti e fantasie, a immaginare cosa avrei potuto fare, cosa avrei potuto provare. Ogni cosa che mettevo in pratica era una bomba di emozioni, il coinvolgimento estremo anche con il minimo stimolo.

    Poi, man mano che il tempo passava e accumulavo esperienza, mi riempivo non solo di anticipazione ma anche di ricordi, di conoscenze. Ciò che avevo sperimentato diventava materiale per ulteriore anticipazione, fino a diventare aspettativa, speranza, desiderio di riuscire a replicare emozioni e sensazioni.

    Passato ancora del tempo, con il termine delle relazioni e il contraccolpo emotivo, la tristezza della perdita e la sofferenza della mancanza mi hanno riempita di nostalgia: malinconia per ciò che era stato e non era più e la vana speranza che tornasse. Accanto all’anticipazione, la nostalgia ha iniziato a crescere sempre di più, fino a rubarle spazio. Il mio senso di anticipazione ha iniziato a calare: sapevo già cosa aspettarmi, che sensazioni avrei potuto provare, e sapevo anche che non erano sempre uguali né sarebbero state intense e potenti come la prima volta che le avevo provate; sarebbero state diverse, forse nemmeno così belle: l’esperienza me lo diceva.

    Per lungo tempo anticipazione e nostalgia si sono bilanciate, prendendo a turno di volta in volta più spazio in me, scambiandosi, alimentandosi l’un l’altra.

    Adesso per la prima volta la nostalgia mi pare vacua, e l’anticipazione si è quasi spenta. Non fantastico, non immagino, non mi aspetto grandi cose. Programmo qualcosa di pratico ma tutta l’emozione legata al D/s sembra svanita. Come scrivevo qualche tempo fa, forse è che non ci credo più.

    Hanno giocato un ruolo anche l’immensa fatica emotiva della pandemia e l’impegno costante e continuo per tirarmi fuori dall’ansia e dentro il nuovo lavoro, di sicuro; inoltre sono cambiata e ho abbattuto pareti che erano anche aspettative, che erano anche contenitori di nostalgia. Sono uscita dall’altra parte stanca, ma anche più forte; disillusa, ma anche più consapevole di me, dei miei limiti, dei miei bisogni.

    La nostalgia che provo ora è quella della mia inesperienza: una volta tutto era molto più facile, più semplice. Ma non si torna indietro dalla complessità. Chi sono ora non è chi ero e non è ancora chi sarò. L’anticipazione che provo ora è sottile e non irruenta come un tempo: ma ho ancora voglia, nonostante tutto, ed è bello averla.

  • Cuscinetto

    Pensieri, parole, opere; omissioni, forse.
    Rivedo tutto, ripenso tutto: ma lì avrei potuto, là avrei dovuto, quella volta se avessi.
    Poi libero la mente, abbandono i dubbi, i se: è andata così, ed è stato bello. Mi cullo nei ricordi.

    Lascio che passi un po’ di tempo, che ci sia un cuscinetto di altri pensieri, altre parole, altre opere.
    Ascolto, mi ascolto, navigo; rifletto. Mi commuovo, anche. Ogni tanto alzo lo sguardo ad un’idea di futuro, ma non troppo spesso.
    Non posso, non voglio avere fretta – c’è anche la vita di mezzo.

    Richiudo gli occhi, mi appoggio di nuovo.
    Il cuscinetto ancora non è abbastanza soffice.

  • Intensità – 03

    Ho sempre la sensazione di subire gli eventi, che le cose accadano senza che io possa porvi non dico freno, ma argine. Vengo travolta dagli avvenimenti (o così credo) e piagnucolo contro il destino cinico e baro.
    Invece non è così.
    Io scelgo. Io decido.
    Io agisco per determinare il mio futuro.
    Non è vero che sono stanca; non è vero che non sono capace; non è vero che non ne ho voglia. Posso. Riesco. Non è vero che non ho tempo. Il tempo lo trovo, il tempo è solo una scusa. Quanto tempo perdo su facebook, su internet? Ecco.
    Quindi ora io scelgo di prendermi il mio tempo, quello per me. Di fare ciò che amo fare, invece che fissare un monitor e farmi venire la sindrome del tunnel carpale col mouse.
    Scelgo di andare oltre la stanchezza, le idee di inadeguatezza, i sensi di colpa, le lamentele a vuoto, i piagnistei. E’ vero: ho un sacco di lavoro da fare e devo cambiare delle abitudini. Ma lo posso fare.