Preziosa spazzatura

Non voglio buttarmi via.
Voglio qualcuno che mi butti via.

Non intendo andare con chicchessia solo perché sì, perché ho voglia, o perché ho bisogno di sentire certe sensazioni.
Voglio invece scegliere: affidarmi ad uno che mi getti nell’abisso, che mi stravolga, mi stracci, mi spezzi, mi accartocci e mi spinga via, a terra, per terra, con la faccia nel fango, lacerata e sporca, col corpo in frantumi e l’anima in scintille.
Qualcuno che mi butti via… e poi mi raccolga.

Essere la Sua preziosa spazzatura.

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Pausa pranzo 

Pausa pranzo al parco. 

Sole caldo, aria frizzante, solitudine perfetta. Pomodorini e pensieri. Respiro: sto bene. 

Bonus: giro sull’altalena ^^ 

Dentro di me avrò 12 anni per sempre… 

Villa delle Rose

Per tre mesi, ci sono passata davanti tutti i giovedì sera, per arrivare alla vicina sede di una scuola dove ho seguito un corso di formazione. Ogni volta, vedendola, mi sono tornati i ricordi di ciò che lì era iniziato, e che ora non è più.
Emozioni, ma è ora di lasciarle andare.

Anfibi, jeans e felpa

Non ho mai smesso di essere la ragazza dai capelli incolti, con i jeans, gli anfibi e la felpa, che va da sola alla Festa dell’Unità, che beve una birra nel bicchiere di plastica e gira per la bancarella dei libri.

Non ho mai smesso di essere quella seduta da sola sulla panca, a sorridere contenta ma triste, malinconica ma orgogliosa della sua solitudine.

Non ho mai smesso di guardare i concerti di oscuri gruppi nostalgici di cover, ma soprattutto di guardare le persone che guardano il palco; non ho mai smesso di osservare i volti, i vestiti, le mani, i sorrisi e gli sguardi, e immaginare storie.

Non ho mai smesso di cercare tra i libri usati, di emozionarmi per un volume rovinato ma storico, di leggere la quarta di copertina e di tirare fuori i 5 euro per comprarlo.

Non ho mai smesso di essere quella solitaria, un po’ diversa, un po’ fuori posto, che soffre il non essere integrata ed al contempo lo cura.

Non ho mai smesso e mai smetterò.

Complemento di luogo

Scorro il feed di Facebook del mio profilo vanilla e trovo un post carino di un’amica che propone un gioco: “Scrivi nei commenti ‘per Natale vorrei’ e poi completa la frase con la parola centrale suggerita dal completamento automatico del tuo telefono”. 

Seguono commenti sgrammaticati, buffi. Sorrido e decido di partecipare. Il mio telefono così suggerisce riferimenti a cene di lavoro, a clienti e… “a Mestre”. 

Non posso evitare che mi salti il cuore nel petto, ed osservo quelle parole con uno strano senso di emozione, nostalgia, desiderio e con un mezzo sorriso sulle labbra. 
Resto col dito a mezz’aria, titubante se pubblicare il commento, come se il solo nome del luogo potesse in qualche modo essere rivelatorio per tutti di ciò che significa per me. 

Vacanze al mare

Cervia, settembre. Spiaggia, sole e vento forte.

Quando sono in spiaggia con il vento, di colpo sono di nuovo quella bambina di 12 anni in vacanza al mare coi genitori; quella che, nel torpore indotto dal sole, sotto la carezza del vento, immaginava situazioni e storie erotiche se non proprio pornografiche, con indizi di un bdsm che ancora non aveva un nome, e si bagnava fino ad avere il costumino fradicio.

La sensazione del vento che mi batte sulla pelle è come essere accarezzata con forza da grandi mani maschili. Mi sento toccata, afferrata e massaggiata tutta, tutta insieme.
Allora mi sorgono immagini, fantasie e ricordi, che mi fanno avere altri brividi, più profondi ed intimi, oltre a quelli del vento che mi increspa la pelle.

Sono sempre stata fisica, vogliosa, affamata; ma mi hanno insegnato che era sbagliato e sporco. Ed io di questa sensazione di sporco ho fatto ulteriore fisicità, diventando masochista e sottomessa, amante dell’umiliazione e della vergogna come viatico di eccitazione.

Amo il vento forte, il getto violento dell’acqua, l’impatto delle fruste, le carezze a mano piena che mi stringono la carne.
Amo il tocco deciso di chi si appropria di me.

10 anni dopo

​Decido di passarci perché sono in vacanza lì vicino; decido di passarci per vedere se c’è ancora, e per ricordare. C’è. Un tuffo al cuore. 

Mi ricordo ancora tutto, nei dettagli. 

Le prime esperienze di bdsm, di play party, di cosa significa comunità. Un gruppo di gente che faceva casino, soprattutto, che rideva e mangiava insieme (il famoso sm: se magna). 

Brividi, o, come si dice oggi, #feels. 

Tanti ricordi di tante sensazioni, grida, lacrime, risate, ma soprattutto persone, anche chi non c’è più (ciao Geo). 

In questo mare di fine stagione che era quello di Amici Miei, mi lascio andare ai ricordi.