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for this is what I feel

Categoria: vita

  • Dell’invidia e della scopa nel culo

    Si dice che la reazione ad una situazione stressante sia sempre di fuga, di attacco, o di blocco (flight, fight, freezing).

    Quando qualcosa mi indispone, la mia prima reazione è sempre di blocco. Mi irrigidisco e dentro di me inizio un attacco non dichiarato verso quella cosa (quella persona), a livello inconscio prima ancora che conscio. Inizio a criticarla, trovarne difetti (veri o immaginari), ad essere ostile. Quindi di fatto mi chiudo in me stessa.

    Ma mi sono ormai accorta che spesso sono così critica solo perché in realtà sono invidiosa di quella persona o situazione.

    Invidio le relazioni altrui, o la capacità altrui di vivere le proprie pulsioni, i propri desideri, in modo più libero, diretto, sincero rispetto a come ci riesca io. Che poi sia effettivamente così, è solo una mia idea, naturalmente; come mi è stato fatto notare: non so cosa ci sia dietro una facciata di apparente successo, felicità o soddisfazione. Non so quali lotte interiori quella persona abbia passato o stia passando, magari.

    Io sono trattenuta da miei limiti mentali, che sono anche limiti che credo mi siano dati da altre persone: da mio marito come dal mio Padrone. Penso: lui non vorrebbe che io… Ma anche qui, sono idee mie; giustificazioni delle mie paure. “Non posso farlo perché lui non vuole”. Non è vero: non lo faccio perché ho paura. Ho una scopa nel culo e credo pure che me l’abbia messa qualcun altro.

    Non potrò acquisire nessuna reale crescita finché non abbandonerò le mie paure ma soprattutto le mie paranoie. Ciò che mi trattiene dal vivere appieno e con soddisfazione ogni mia relazione, ogni mia sessione, è solo ed unicamente nella mia testa.

    Lasciare andare rimane la cosa più difficile, ma senz’altro la più bella.

  • Dopo una cena di lavoro

    Dopo una cena di lavoro, rientro in auto con alcuni colleghi, due uomini e una donna. E’ tardi, passata mezzanotte da poco.

    D’improvviso, penso: domani a quest’ora sarò in ginocchio per terra, coperta di sputo e di sperma, il trucco colato, la lingua di fuori e la bava che cola dalla bocca, le gambe aperte e il culo rovente.

    Un brivido profondo mi percorre tutta; mi agito sul sedile posteriore, accanto agli ignari colleghi. Muovo le gambe, per la sensazione pulsante che inizio a sentire in mezzo alle cosce.

    I colleghi chiacchierano, ridono, si raccontano aneddoti. Io vibro in silenzio.

    Come è possibile che sia qui, che sia la persona che è stata con loro in fiera, che lavora, che si confronta alla pari, ed allo stesso tempo essere schiava, esserlo profondamente, sentirlo come la propria natura più profonda, più vera? Osservo l’abitacolo, le case che scorrono fuori dal finestrino, sento le risate dei colleghi ma non ascolto. Quello che ascolto è ciò che sento dentro, questo scorrere fluido, denso, potente che mi porta a terra, sotto i Suoi piedi, a subire tutto ciò che Lo soddisfa. A godere del dolore, dell’umiliazione.

    Quando scendo dall’auto, inspiro l’aria della notte e sorrido.

  • Sera

    L’aria è fresca, tanto che appena scesa dell’autobus rabbrividisco, ma non metto la giacca: camminando mi scaldo e diventa estremamente piacevole.

    Respiro a pieni polmoni: si sente che il mare non è distante.

    Cammino, veloce, da sola. Respiro.

    Silenzio, rumore di fondo, auto che passano, sole che tramonta.

    È uno di quei momenti di transito: ho finito un lungo discorso, forte emotivamente, e tra poco sarò a cena con altre persone. In questo momento, sono sola; ricarico l’energia. Non penso: respiro e basta, sento la notte che arriva, mi godo il vento leggero.

    Il mio cuore canta: fiducia, serenità, appartenenza e aspettative positive.

    È un momento perfetto e io sono viva.

  • Marito

    C’è afa. È luglio, dopotutto; torno a casa e mi tolgo subito di dosso questi vestiti appiccicosi, sudati, mi metto i tuoi pantaloncini corti, quelli del pigiama, che mi stanno enormi, e una canottiera con gli ananas. Mi spalmo sul divano, navigo su facebook e boccheggio alla calura estiva.

    Torni a casa e sei caldo, sudato; ti togli subito di dosso quei vestiti appiccicosi, pesanti, da ufficio: via i jeans e la polo e torni in soggiorno anche tu in canottiera e pantaloni corti.

    Allungo le mani verso di te e tu ti chini su di me. Sei caldo, sono calda, c’è afa. Ma ti tocco e mi piace toccarti. Seguo la linea del tuo tricipite, che mi piace così tanto: la pelle liscia, i peli iniziano sugli avambracci. Ti accarezzo, ti tiro a me. Affondo la faccia nella tua pancia, sei morbido e sodo, solido; ti mordo, piano, tu ridi, ti sposti.

    La cunetta morbida dei tuoi capezzoli è dolce e mi attira, così perfettamente rotonda; allungo le labbra, succhio, sposto la canottiera con il naso, mi insinuo come una bestiolina, ti bacio e ti lecco. Ti sento sorridere, sornione, le tue mani mi scivolano sul seno, dentro la canotta.

    Non sono sexy, non sei sexy, non ci siamo messi sexy. Eppure lo siamo, l’uno agli occhi dell’altra e viceversa, anche in canottiera e ciabatte ed è questo che mi piace: nella profondità del quotidiano ti guardo e mi batte il cuore, ti tocco e ti desidero.

    “Andiamo di sopra”, mi dici, e io ti anticipo su per le scale perché desidero sentire le tue mani che si allungano a toccarmi il culo, le cosce, che si infilano in mezzo. Me lo aspetto sempre e sempre succede ed io – forse non lo vedi, o non lo sai, o non te ne accorgi – io sorrido sempre e questa cosa mi riempie di felicità. Mi fa sentire desiderata, amata, importante. Mi offro a te e spero di trasmetterti quanto anche io ti desidero, ti amo, quanto sei importante per me.

    La camera ci accoglie con la sua penombra, due corpi accaldati e caldi, pieni di desiderio da riversare nell’altro.

  • Weekend perfetto di appartenenza

    Domenica mattina. Mi giro verso di Lui.
    Lui allunga il braccio verso di me; io mi accosto, sorrido, penso che mi voglia abbracciare, stringere a sé.
    Invece, mi afferra di colpo per i capelli e mi spinge con forza la testa in basso, me lo fa prendere in bocca.

    Un tuffo al cuore; la sensazione è di sogno infranto. Mi aspettavo tenerezza, invece sono stata usata.
    Ed è una sensazione bellissima: sono Sua, sono una cosa, sono lì per servirlo, sono a Sua disposizione per quello che vuole. Gli appartengo. La frattura improvvisa, violenta, tra la mia aspettativa e il Suo agire mi dà i brividi: brividi che scorrono in me in profondità, brividi che riconosco. Lo sento.

    Mi muove su e giù, poi mi sbatte via. “Questo sì che è un buongiorno, kat”, dice.
    Io annuisco e vado a preparare il primo caffé.

    Cammino a mezzo metro da terra, felice come mai, nel vivere questo weekend con il mio Padrone.

  • Ricordi sottopelle

    E poi c’è una parte di me che apparterrà sempre a lui.

    Come un lungo matrimonio, una relazione profonda e duratura, una conoscenza intima: non si cancella né dall’oggi al domani, né in mesi, né in anni. Forse non si cancella mai. Ed è meglio non negarlo, perché a negarlo non si fa altro che dargli ulteriore forza, una forza nascosta, che scava nel profondo come l’acqua che corrode la montagna. Quindi meglio esserne consapevoli, dirlo, nominarlo, e togliergli forza.
    C’è un pezzo di me che lo ricorderà sempre, sarà sempre in qualche modo suo. Quel pezzo che mi dice “con lui era così o cosà, e sentivo questo e questo”.

    Ciò che ho sentito l’ho sentito, e ciò che ho vissuto l’ho vissuto.
    Resterà sempre importante e parte di me.

    Ma adesso vado oltre, per altre strade di me, in altre profondità, più oscure e nascoste.

  • Preziosa spazzatura

    Non voglio buttarmi via.
    Voglio qualcuno che mi butti via.

    Non intendo andare con chicchessia solo perché sì, perché ho voglia, o perché ho bisogno di sentire certe sensazioni.
    Voglio invece scegliere: affidarmi ad uno che mi getti nell’abisso, che mi stravolga, mi stracci, mi spezzi, mi accartocci e mi spinga via, a terra, per terra, con la faccia nel fango, lacerata e sporca, col corpo in frantumi e l’anima in scintille.
    Qualcuno che mi butti via… e poi mi raccolga.

    Essere la Sua preziosa spazzatura.

  • Pausa pranzo 

    Pausa pranzo al parco. 

    Sole caldo, aria frizzante, solitudine perfetta. Pomodorini e pensieri. Respiro: sto bene. 

    Bonus: giro sull’altalena ^^ 

    Dentro di me avrò 12 anni per sempre… 

  • Villa delle Rose

    Per tre mesi, ci sono passata davanti tutti i giovedì sera, per arrivare alla vicina sede di una scuola dove ho seguito un corso di formazione. Ogni volta, vedendola, mi sono tornati i ricordi di ciò che lì era iniziato, e che ora non è più.
    Emozioni, ma è ora di lasciarle andare.

  • Adolescenza, estate

    Una delle mie estati preferite la ricordo proprio così. 

    I miei andarono in vacanza da qualche parte con mio fratello, ed io restai a casa da sola. Poiché soffrivo il caldo, mi misi a dormire sul divano, sotto lo split del condizionatore. 

    Passai quindici giorni di vita su quel divano, a leggere, mangiare cibo cinese da asporto e vedere film – in un’epoca prima dell’internet. Stavo sveglia fino a notte fonda e dormivo fino a tardi. 

    Quindici giorni di tempo sospeso, tempo fuori dal tempo, tempo trascorso nella mia testa a fantasticare. Solitudine, autarchia, pigrizia. 

    Adesso guardo quella gif, sorrido e mi lascio cullare da un po’ di nostalgia.