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for this is what I feel

Tag: aftercare

  • Inclinazioni

    Per me se una sessione finisce senza che io abbia goduto sono felice lo stesso, perché il mio godimento è traslato, trasceso: è un modo di godere diverso e quindi non sento la necessità di fare l’amore, di ricevere coccole, di avere un orgasmo preciso. Anzi: prediligo questo modo altro di godere. Anche se certo amo l’intimità post sessione, che mi fa sentire accolta, accudita.

    Non per tutti è così; ognuno desidera e ricerca cose diverse, o cose simili ma con modalità diverse: è uno spettro davvero molto ampio e la cosa fondamentale è trovarsi con un’anima affine per desideri e inclinazioni. Ma so anche quanto le proprie inclinazioni possano cambiare, nel tempo e con persone differenti, nonostante nell’attimo in cui si vivono sembrino assolute e immutabili, scolpite nella pietra della propria anima. Ma l’anima, per quanto salda, non è di pietra.

    Ho toccato luoghi nascosti dentro di me ed ora sono quelle le corde che desidero sentire risuonare; così mi allontano dal sesso cosiddetto vanilla senza averlo realmente deciso, anzi, ne sono sorpresa e persino, talvolta, amareggiata.

    Ma, come mi è stato detto, esistono cieli superiori che una volta toccati sotto conta meno.

    C’è un intero universo nascosto dentro di sé, dentro ogni persona. Esplorarlo cambia la vita in modi anche inaspettati: non sempre (azzardo: quasi mai) si sa cosa si troverà, anche se magari si immagina, si intuisce; ma non lo si sa. Posso capire che questo provochi inquietudine in chi si affaccia per la prima volta sull’orlo del proprio abisso.

    Ma se dovessi tornare indietro mi getterei in quelle profondità con ancora più foga.

  • Non è vero biddì

    Il lavoro nuovo è davvero impegnativo; arrivo da te che sono felice di essere venuta ma nondimeno sono stanchissima e stressata. Mi guardi e mi dici: bene, ora facciamo il bagno. Rido: ahah, certo, sarebbe una bella idea. Poi sento che apri l’acqua per riempire la vasca. Sgrano gli occhi: ma sul serio? Resto ancora incredula. Tu sorridi. Decido di accogliere questa realtà e mi spoglio, mi raccolgo bene i capelli ed entro nella vasca: come spesso mi succede con te mi immergo, ma stavolta in senso letterale, fisico.

    Poco dopo, mentre l’acqua continua a scorrere sempre più calda, mi raggiungi ed entri anche tu. Ci incastriamo, stesi, rivolti l’uno verso l’altra, le gambe attorno al corpo dell’altro, immersi fino al mento. Accendo l’idromassaggio e veniamo avvolti dalle bolle e dal calore.
    Quasi non me ne rendo conto ma ho un sorriso beato che mi aleggia sulle labbra. Osservo sul tuo viso la stessa espressione. Chiacchieriamo.

    Ad un certo punto ti dico: ma non è vero biddì.

    Non si è mai visto che il Padrone faccia il bagno con la sua schiava, nella stessa vasca, con l’idromassaggio, immersi allo stesso modo, rilassandosi insieme! Dove sono la verticalità, la sottomissione, il servizio, la distanza, l’inavvicinabile Dominanza?!

    Tu sogghigni beffardo alla faccia del vero biddì.

    Io torno a socchiudere gli occhi, a sorridere e a rilassarmi nell’acqua calda, il tuo piede adesso sulla mia faccia, felice di tutto quello che tra noi è D/s e non verobiddì.

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    (Si ringrazia Chris della pagina SSC per la definizione “verobiddì”)

  • Drop

    Ancora una volta, cado. 

    Dopo l’intensità così a lungo desiderata, dopo i colpi, la voglia, i brividi, lo stare a terra, dopo tutto quello che mi hai fatto sentire, il mondo quotidiano è così grigio e spoglio. Peggio: è vuoto. Non c’è più un significato semplice e diretto a riempirlo, com’è invece il sentire della sessione. 

    Beccheggio e faccio cose, mi muovo anche bene in questo mondo banale, ma mi porto dietro un senso di tristezza, di nostalgia, che ancora non so come gestire. 

    Mangio cioccolata e bevo vino, ma sono solo palliativi che non riempiono questo senso di vuoto. Anzi: sono disfunzionali e fanno peggio. 

    Ho letto su FetLife una riflessione molto interessante sul fatto che l’aftercare sia da considerarsi un tempo di transizione: non una pratica o un insieme di gesti, ma un periodo di tempo strutturato utile a spostarsi da uno stato mentale in ruolo ad uno diverso, utile a vivere la realtà per com’è in quel momento, senza restare incollati alle sensazioni precedenti. Da schiava senza dignità a lavoratrice responsabile. Per funzionare meglio. 

    Mi serve questo tipo di riflessione, questo tipo di realizzazione: riuscire a creare una transizione funzionale per godermi il meglio di ogni momento, nel momento presente.