subservientspace

for this is what I feel

Tag: shibari

  • Respiro mozzato

    Sono molto rilassata, anzi, già mezza addormentata. Il divano è incredibilmente accogliente e sento che mi sta inglobando, quando tu decidi: facciamo corde. Io sono contenta e obbedisco, ma temo di essere troppo stanca.

    Mi fai una legatura fuori standard: invece di iniziare immobilizzandomi le braccia, inizi dalla pancia. Uno, due giri di corda e stringi; mi avvolgi il torace, poi le cosce, singolarmente. Sembra una tutina di corda. È molto bella, ma sono perplessa perché sono ancora perfettamente libera di muovermi, non mi hai bloccato né le braccia né le gambe. E’ strano. Eppure, le corde stringono e non mi sento “perfettamente libera di muovermi”, anzi. Tengo gli occhi chiusi, la stanchezza mi ottenebra; cerco di ascoltare le corde.

    Le afferri e mi tiri giù, stesa. Afferri il nodo centrale sulla mia pancia e stringi. Mi si mozza il respiro. Di colpo la costrizione diventa evidente, potente. Ansimo e mugolo, piano: sono in un posto tutto mio ma diverso dal solito. Non sono scesa per la solita via, addirittura non mi sembrava di stare scendendo, da come ero stanca, mi pareva che le corde non stessero facendo effetto. Invece.
    Ho le braccia semi contratte, sono tesa, sento il tuo corpo accanto al mio, la tua presenza sopra di me. Stringi le corde e mi sposti, mi controlli da questa gabbia che mi hai stretto addosso. Boccheggio.

    D’improvviso riesco a prendere fiato. Trovo il mio respiro nelle corde. Inspiro a fondo ed espirando mi abbandono. Le braccia scendono, ora rilassate, a stendersi sul pavimento. Sto benissimo in questa stretta dolorosa e scomoda.

    Mugolo come sempre di dispiacere quando sento che inizi a sciogliermi. Non vorrei mai venire liberata da questa libertà costretta che mi doni.

  • Immemore

    E’ incredibile a volte come mi dimentichi di quanto mi piaccia il dolore donato, di quanto ne abbia bisogno, di quanto velocemente mi ci immerga.

    Siamo sul divano a chiacchierare per un po’, poi mi fai spogliare per fare corde ed eccomi lì in piedi, nuda, sorridente, che aspetto che tu mi faccia qualcosa. Non sono particolarmente eccitata, né emozionata: sono contenta ma in attesa, ricettiva ma placida. Mi prendi per i capelli e di colpo mi attivo. Mi spingi a terra e mi colpisci sul culo con la matassa di corda, ed ecco che d’improvviso tutto mi torna. Mi arrivano l’impatto, la posizione, la mia nudità, la tua forza, il desiderio di ricevere di più, mi arriva tutto. Mi getto con tutta me stessa in queste sensazioni, stupendomi ancora una volta di quanto siano forti e belle ed intense e di quanto mi siano mancate, anche se magari non è passato poi così tanto tempo. Ma la quotidianità – con il lavoro, la spesa, le lavatrici e tutte quelle cose ripetute e continue – ogni volta mi resetta la memoria.

    Stringi la corda intorno al mio corpo, mi richiudi su me stessa e mi colpisci, mi stritoli i capezzoli, mi tiri i capelli, mi passi una mano sulla faccia e io la lecco. Tengo gli occhi chiusi e mugolo, assaporo ogni singolo colpo, ogni singolo tratto di corda; mi pare di strillare poco, temo di darti poco feedback, magari non ti dà soddisfazione come reagisco. Ma mi sta piacendo troppo e non riesco a non immergermi sempre di più, anche se mi sembra di essere egoista, di godermela solo io; tu continui a farmi cose e mi lasci a terra a gemere di dolore e scomodità e costrizione, lo sento che mi guardi ed anche il tuo sguardo è una cosa che mi fai, è denso e penetrante come tutto il resto.

    Quando mi sciogli mi lamento perché non voglio che finisca. A prescindere da quanto possa durare o essere intenso, vorrei che durasse ancora di più o per sempre, restare immemore di tutto il resto e rimanere immersa in questo sentire.

  • Scusate il ritardo

    Ero un po’ legata.

  • Trickster

    Un piccolo Loki non binario, una persona che conosco per altre vie, in altri luoghi, con altre premesse; i personaggi strambi sono tuoi, sembri disegnatə per questo come Delirio degli Eterni. L’ammirazione per il livello del tuo gioco. Il privilegio di esserti confidente. Un abbraccio che dura tutto il tempo necessario e no, non ti lascerò andare. La segreta felicità di poter condividere il mio vero essere e non sentirmi mai giudicata, mai, nemmeno un poco, nemmeno per sbaglio, anzi: sentirmi accolta come un dono. Emozione.

    E poi ti vedo chiudere gli occhi nelle corde e abbandonarti con determinazione (il tuo estremo controllo ti permette di decidere di lasciare il controllo e io sono senza parole e con gli occhi che brillano, a bocca aperta).
    Mi commuovo di gioia e tenerezza quando, dopo, vieni ad accoccolarti da me.

    Osservo il tuo viso, le sopracciglia che si increspano e si distendono, le labbra che si aprono, tu che ti sciogli i capelli che ti eri acconciatə con tanta cura e attenzione.

    Spalanchi gli occhi e mi chiami e io corro da te: ci sono, lo giuro, sono qui con te, per te. Ammirata ed emozionata e commossa per l’immenso privilegio di esserci. Per la fiducia che mi hai dato.

  • Corde

    Faccio fatica a lasciare andare il controllo, in generale; facendo corde, all’inizio sono tesa, ho sempre paura che succeda qualcosa, che ci sia un incidente, che mi faccia male, o di restare bloccata.

    Poi però la scomodità, il dolore, la costrizione, l’umiliazione mi portano via, portano via i pensieri. Mi fido e mi affido a chi mi mette in predicament.

    Una volta le corde non erano nelle mie corde (ah ah): venire legata era un esercizio che non mi diceva niente, non mi dava niente. La mia esperienza si limitava ad essere insalamata e sospesa per brevi momenti a qualche play party, per l’estetica della cosa, o su invito, ma senza un reale interesse da parte mia.
    Invece, poi, ho scoperto che potevano essere dolorose, costrittive in un modo che non credevo. Pensavo che si trattasse solo di estetica, di un esercizio di bravura del rigger. O di non essere io adatta perché poco atletica.

    Invece no: comunicano. Riesco a sentire attraverso le corde; certo ho imparato ad ascoltarle, e ho incontrato chi ha saputo usarle per trasmettermi qualcosa di significativo. Sicuramente, ho imparato a chiederle: ora le approccio in modo consapevole e dunque io stessa riesco a trasmettere quello che sento, poiché ora lo sento, mentre prima restavo indifferente.

  • Ma

    “Ma” è un termine giapponese; significa “tra”: un intervallo, uno spazio vuoto tra due elementi strutturali. Rappresenta il momento di passaggio tra due momenti, l’attimo di sospensione.

    Nelle corde, è un momento che non va scavalcato o evitato, ma anzi ascoltato, sentito, vissuto: riempito di significato. Finito un passaggio, fissata una corda, prima di passare alla successiva quello è il momento di sentirsi.

    Questi due giorni sono stato questo: un MA, un passaggio tra il lavoro, la famiglia, gli impegni, i doveri. Un attimo di sospensione dalla quotidianità in cui abbiamo potuto sentirci. Una piccola vacanza. Tre ore di viaggio e una notte in hotel; mezz’ora di colazione a bordo piscina e quattro ore di lezione di corde; un’ora di pranzo in una piccola e strepitosa trattoria toscana e altre tre ore e mezza di viaggio di ritorno nell’afa e nel traffico. E una serata regalata.

    Un giorno e mezzo che è durato un attimo e un mese. Un tempo così breve eppure amplificato, intenso e leggero, tirato e sereno.

  • Peer rope

    A metà marzo vado a Roma una settimana per un corso di formazione.
    Sono contenta, adoro fare corsi e Roma è grande, solare, caotica e stupenda. La mattina vado al corso, mangio seduta al sole in cortile, e nel pomeriggio mi resta tempo per girare per la città eterna.
    E scopro che giovedì sera c’è il peer rope al MBDStudio, lo studio di MaestroBD. Lui non c’è, ma c’è Ishara Gabri, che ho conosciuto ad una serata del Decadence.
    Chiedo il permesso al Padrone di andarci, e di potermi fare legare. Il permesso viene accordato, così il giovedì affronto 45 minuti di autobus per raggiungere lo studio.
    La sera è tiepida, l’aria sa di nuovo, di inusuale. Cammino con un sorriso stampato in faccia, felice anche solo dell’essere in giro da sola; senso di libertà, di possibilità.
    Allo studio non ho nulla di adatto, come abbigliamento; così me ne resto in culottes e mi sento stranamente a mio agio. Inizio a farmi legare, mentre di fronte a me un’altra coppia vive una bellissima e complicata legatura. Un po’ li guardo, un po’ mi concentro sulle ‘mie’ corde, un po’ rido delle battute che vengono dette – c’è una bella musica ambient, ma l’atmosfera è davvero informale e si chiacchiera, si ride, si scherza.
    Mi lascio legare e la legatura viene fuori strana, un po’ storta, da una parte duole più che dall’altra, ma non è male. Ishara, che mi lega, mi aggancia alla struttura, pur senza sospendermi, cosa che non mi fido di farmi fare, con la mia schiena malandata. Sono comunque sempre un po’ sulle mie, un po’ timorosa.
    Poi, lei tira le corde e mi fa dondolare.
    Di colpo, tutto cambia.
    Chiudo gli occhi, sento le corde che segano la carne, il laccio che mi tiene appesa all’anello sopra di me. Posso lasciarmi andare e lo faccio, finalmente. Inizio a respirare, a sentire ad un livello più profondo.
    Lei mi passa accanto e mi sfiora, per caso o per controllo, non so; ma scopro di essere sensibilissima. La richiamo indietro: “Ehi, um, potresti, sai, le corde qui sul fianco sinistro mi hanno resa sensibile”.
    Lei accorre: “Certo, dove ti fa male? Allento?”, e armeggia per darmi sollievo.
    “No, no – dico io – In realtà… vorrei solo che mi toccassi. Che mi accarezzassi”. Mi vergogno quasi a chiederlo, ma la sensazione era così bella che non voglio lasciarmela sfuggire, voglio sentirla ancora, assaporarla.
    Lei sorride sorniona, ora che ha capito. Mi passa le mani sui fianchi, sulle costole, sulle braccia. Le corde hanno stretto, e sento il minimo tocco amplificato. Ho brividi di piacere. Sorrido.
    Infine mi scioglie e mi lascio andare alle coccole sul tappeto.
    Costretta tra quei legacci, per quindici minuti ho potuto spegnere me stessa e riposare, serena, sulla dolce culla della percezione fisica.

    peer rope Roma