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Tag: vita

  • Più fatica

    Ho imparato tempo fa che quando ho paura è il momento di osare. E anche che quando faccio fatica la cosa migliore per superarla è fare più fatica.
    Ma continuo a impararlo. Ad applicarlo ad aspetti diversi.

    Quando sto male è uno star male che mi distrae da tutto il resto, mi è difficile lavorare, non sono concentrata, mi dà fastidio tutto, sono a disagio con me stessa.

    Il maggior star male però mi deriva dal non voler star male: dall’oppormi alle mie emozioni negative. In questa opposizione non accetto/ammetto/riconosco queste emozioni, vorrei non provarle – così immagino cose peggiori (forse per giustificarmi?) e finisco per stare peggissimo. Mi metto da sola in uno stato d’animo negativo.

    Per questo, per stare meglio, è fondamentale che io faccia fatica. Che affronti la fatica dello stare male, invece di cercare di evitarla.

    Ascoltare la fatica: tendere i muscoli, concentrarmi invece di distrarmi, immersa nel momento, nel predicament della vita, con il cuore che arranca sull’ostacolo e lo sguardo che si alza a guardare, se non la meta, l’orizzonte immenso che si spalanca a me come una promessa.

  • Mindfulness semenawa

    Quando sono in predicament, legata, costretta, incastrata in una posizione terribilmente scomoda e magari dolorosa, non posso fare altro che essere presente nel momento. Non posso evitare di sentire quello che sto sentendo: le sensazioni sono troppo intense per poterle ignorare. Sono lì e le sento, le vivo, rapita nella presenza feroce e assoluta del mio corpo.

    Allora ho deciso di fare mindfulness in nadu anche nella mia vita quotidiana. Di sfruttare la scomodità come via per restare nel momento e meditare.
    Non posso appisolarmi, o distrarmi, o lasciarmi sviare da pensieri intrusivi: il corpo mi richiama a sé, mi àncora al momento, al dolore, al fastidio, alla percezione. Anche la mia mente allora è legata alla costrizione del corpo e rimane concentrata.

    Nel predicament sono più presente e più serena.

  • Coinvolgente vs pervasivo

    Se io sono coinvolta, porto me stessa dentro ciò che viene fatto; la mia individualità è allora un valore aggiunto riconosciuto.
    Se sono invece pervasa, è la cosa esterna che mi riempie; la mia personalità diventa qualcosa da azzerare e sostituire con altro.
    Per questo un lavoro pervasivo distrugge. Non permette di staccare la testa, arrivano telefonate ed email a tutte le ore del giorno e della notte, tutti i giorni. Viene preteso che si viva per lavorare, non viene concesso alcuno spazio individuale al di fuori dei confini tracciati da altri.
    Invece chiacchierare una domenica pomeriggio di lavoro non è pesante quando in quel lavoro l’apporto individuale è esattamente ciò che viene più riconosciuto e valorizzato. Quando il lavoro coinvolge e non travolge diventa parte della propria vita, non qualcosa che la cancella.
    Allora in fondo alla fatica resta il dolce sentimento della gratitudine.

  • Intensità – 12

    Non mi sto portando avanti, qui. Altre volte ho approfittato dell’ottima funzione di wordpress per programmare dei post – se sapevo di essere via, di essere incasinata, o se ero particolarmente in vena di scrivere e non volevo perdere l’attimo.
    Ora no. Scrivo tutto al momento.
    Mantengo ferocemente alta la soglia di intensità. Nel mezzo del lavoro, del vivere costantemente al telefono, alla concentrazione che devo avere, all’ascolto che devo porre, all’essere comunque un junior in costante formazione, sospinta dall’entusiasmo del nuovo ma preoccupata per la mancanza, ancora, di competenze forti ed acquisite, nel mezzo della tempesta mi lego all’albero maestro con un taccuino ed un lapis e scrivo, scrivo.
    Che ho fatto nei mesi di disoccupazione? Quando non avevo un tubo di urgente dalla mattina alla sera? Nulla; o quasi.
    Adesso che sento forte la violenza della bufera, che sono spazzata dai venti, che mi trema il cuore perché so dove sono e perché, anche se la balena bianca ancora non l’ho veduta, adesso è il momento per non mollare nemmeno un secondo, per tirare fino allo spasimo, per godere ogni goccia di questa vita così bella.