Inseguimento

Comincia a fare freddo, di notte. Mi accoccolo in posizione fatale sotto le coperte e mi addormento.

La mia Lady è di fronte a me, in tutina rossa lucida da ciclista e occhiali da sole. Ride; mi deride, forse. Mi sfida.
“Stammi dietro o non giocheremo”, mi dice. Poi inforca una bici da corsa e schizza via.
Io salgo sulla mia mountain bike gialla e pesto sui pedali, lanciandomi dietro di lei. Lei è velocissima e spericolata, senza paura; si getta in un ambiente urbano che ricorda la mia città senza esserlo, sale sui marciapiedi, salta cavalcavia, si curva pericolosamente per stringere le curve. Io ho paura ma cerco di non farmi seminare.
Giù da una discesa lei tira dritto su una curva stretta, saltando via l’angolo; lo fa sembrare facile. Il fondo stradale è stranamente liscio e scivoloso e fa aumentare la velocità. Ho il cuore nello stomaco per la paura e non riesco a imitarla. Ci provo, salgo sul bordo del muretto che delimita il passaggio, schizzando a tutta birra; dieci centimetri più a sinistra c’è un salto di cinque metri direttamente su una strada trafficata. La bici mi pare scivolarmi via, la controllo a malapena e scendo da quel bordo pericoloso, gli occhi dilatati dal panico.
Ma non posso, non voglio rallentare o la mia Lady mi lascerà indietro; e non giocheremo.
La vedo infilarsi in un cunicolo e mastico qualche improperio tra i denti. Arrivata all’imboccatura vedo che è una piccola galleria che si apre nella parete; siamo come in un grande volto in pietra, un seminterrato, una costruzione. Mi è impossibile infilarmi in quel budello in bici: è talmente basso che non ci si sta in piedi. Ma lei è già dall’altra parte. Bestemmiando scendo di sella e spingo la MTB, distesa, dentro quello spazio angusto, sperando che non si incastri, e mi ci infilo a mia volta, strisciando, spingendo la bici e me stessa verso l’apertura sul fondo, per uscire dall’altro lato.
La mia paura non è più di cadere, della velocità, di farmi male; forse non lo è mai stata. È paura di non farcela.
Ma mentre arranco dall’uscita fa capolino lei: sorride, non più di scherno ma di gioia; mi incoraggia. Ce l’ho fatta, sono riuscita a seguirla nei posti dove mi ha messa alla prova; ora mi aspetta per premiare il mio impegno. Anche se sono ancora mezza incastrata nel cunicolo, sorrido di sollievo e mi si leva un peso dal cuore.

Mi sveglio un po’ intirrizzita, le coperte sono scivolate giù dal letto. Mi stropiccio gli occhi, sorrido tra me e mi alzo ad affrontare un nuovo giorno.

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