Onirica – III

Una settimana di densa attività dell’inconscio. Il terzo giorno consecutivo; subito prima di svegliarmi, questo.

Sono ad una festa bdsm che è anche una sagra di paese: siamo in uno sterrato all’aperto, con le bancarelle e le panche ed i tavoli di legno. In lontananza c’è parecchia gente, che si accalca in coda per prendere il cibo servito nei piatti di plastica.
Subito all’ingresso c’è una costruzione in muratura, sono gli spogliatoi: piccole stanze dove ci si può cambiare. Metto lì le mie cose e vado anch’io verso gli stand. Di nuovo, sono qui da sola.
Incontro un vecchio amico Dom che non vedo da tempo e di cui non farò il nome per correttezza; alla fine è solo un’immagine generata dalla mia mente. Comincia a provarci, vuole giocare con me; io declino, tergiverso, non voglio, ma lui insiste. Mi gira attorno; mi dice qualcosa che non ricordo sul mio Padrone che mi fa sorgere dei dubbi, per invogliarmi a cedere. Io sono a disagio; ho una gran voglia di giocare ma non lo considero affidabile.
Mi si avvicina e mi bisbiglia all’orecchio: “Vado a prendere la borsa dei giochi?”
Io faccio un mezzo sorriso e rispondo: “Se ci vai tu, sei tu lo schiavo”, ridacchio.
Lui domanda: “Cosa?”; non mi ha sentita.
Faccio un gesto con la mano come per scacciarlo: “Sì sì, vai a prenderla”, dico, con un tono autoritario che mi suona falso. Lui china il capo e corre via.
Il mio disagio aumenta. Non solo ho mezzo acconsentito a giocare con lui, ma si comporta in modo servile mettendomi in posizione dominante, e non mi ci trovo. Vado in panico e corro via, a nascondermi nello spogliatoio.
Una volta lì mi siedo per terra, in un angolo, e col cellulare scrivo una lettera ad una rivista online per chiedere consiglio su cosa fare. Non ottengo risposta e dopo un po’ mi alzo e torno fuori, ad affrontare la situazione.
Raggiungo uno dei tavoli e lui è lì che mi aspetta, insieme ad altri. Mi siedo e lui inizia a servirmi il cibo; io quasi mi sento male dal disagio che sento. Non lo capisco: vuol essere Dominante ma si comporta da sottomesso. Mi chiedo come ho potuto dare consenso a giocare con uno così. Non sento rispetto per lui come Dominante, non lo riconosco come tale visto che è così servile.
Mi allontano e mando un messaggio al mio Padrone per chiedere consiglio.
Mi risponde all’istante facendomi notare di non avergli chiesto alcun permesso per giocare con altri, e di aver chiesto aiuto prima ad una rivista che a lui.
Mi precipita il cuore nello stomaco per l’improvvisa consapevolezza. Ha ragione, è vero. Anche ora non gli ho chiesto permesso ma solo detto che non sapevo cosa fare per sbrogliarmi dalla situazione – mentre la soluzione era lì fin dal principio: chiedergli il permesso e affidarmi alla sua decisione.

Mi sveglio di soprassalto dieci minuti prima della sveglia con il cuore chiuso in una morsa di angoscia, lo stomaco annodato. Come ho potuto?
Poi, per fortuna, il sogno e le sue sensazioni sfumano negli impegni della giornata. Ma li tengo a mente come monito.

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