subservientspace

for this is what I feel

Categoria: riflessioni

  • L’ho chiesto io

    Volere

    Nella pagina facebook “Frammenti di una kajira masochista – ai piedi del Padrone” trovo questa immagine con questa didascalia. Mi colpisce.
    Perché è ciò che voglio io?…
    E’ vero. L’ho voluto. Lo voglio.
    Eppure…
    In qualche modo questa risposta mi stona, mi delude, mi rattrista. Allora, non lo fa perché Gli piace, perché Lui lo desidera, per avere Lui del piacere?
    Ritorna il vecchio motto di spirito “Padrone, fammi tutto ciò che voglio!”
    Questo un po’ mi rompe il giocattolo, mi svela il trucco.
    Certo che mi viene fatto ciò che desidero. Ma vorrei mantenere questo fatto sotto silenzio, avere il piacere di compiacere il Padrone, di sapere che mi fa ciò che piace a Lui, che mi fa fare ciò che porta soddisfazione a Lui. Che le richieste che mi impone non sono solo una gentile concessione ai miei desideri; ma che siano qualcosa da cui Lui trae appagamento.
    E’ solo una bugia?
    Non voglio che sia solo una bugia.

  • When life hits on you, enjoy the beating

    1401730113-2014-06-01-when-you-need-most
    http://www.gogetaroomie.com/index.php?id=620

    Traduzione:
    Molliccio la lumaca / seduto su un albero / s-i a-u-t-o-p-e-n-e-t-r-a
    Oh! I boxer vibrano!
    [Quale per stasera? -xxx]
    Ooh <3 Molliccio si è evoluto in Barzotto!
    Quando la vita ti colpisce, goditi la ripassata.
    O, come direbbe una saggia lumaca: "Abbi fiducia che la vita ti darà ciò di cui hai bisogno-"
    "-nel momento in cui ne avrai più bisogno"

    Ho già citato il webcomic "Go get a Roomie". L'ultima strip uscita (qui sopra) mi ha colpita.
    Richard è sub e masochista; nell'evoluzione della storia, di recente è divenuto il nuovo giardiniere (garden boy) di Woc, un'anziana e misteriosa matrona, cui gli altri si rivolgono per avere consigli. Nel giardino ha fatto "amicizia" con le lumache, che chiama "Squishy" ("Molliccio"). Nell'ultimo riquadro, incontra il precedente garden boy, un ragazzo schivo e taciturno – ma non è questo che mi ha colpito. Certo sono curiosa di scoprire cosa accadrà tra i due nella storia, ma lo vedrò.
    Mi colpisce come Richard sia una figura sempre lieve, serena, sorridente; è irriverente e adorabile, sottomesso, masochista, linguacciuto e dolce.
    Mi colpisce perché io, nel mio pormi nel vivere il bdsm, invece, sono sempre corrucciata. Mi prendo troppo sul serio. Ritengo di sover considerare le cose sempre in modo rigoroso, che non ci si possa scherzare su. E' uno stile di vita, non "un gioco".
    E invece. Non potrei essere più tranquilla, più serena? Considerarlo in modo più giocoso, meno cupo e tremebondo? Invece di offendermi se tutto non è gestito e vissuto nel massimo rigore – rivoltandomici contro perché non mi pare "il modo giusto" – non potrei semplicemente accogliere ciò che viene, vivere le esperienze senza farmi tante seghe mentali?
    Godermi il gioco, la sessione, il bdsm quando accade, quando lo vivo; ed il resto del tempo, bè, essere tranquillamente solo me stessa, che anche se non sono fissa in quel ruolo sono sempre io; non vivo da slave 24/7 e non dovrei sentirmi in colpa per questo. Basta che lo sia quando mi è richiesto – quando io ho voluto che mi fosse richiesto.
    Perché è un po' quello il punto: lo faccio perché lo desidero.

  • Algolagnia

    “Il masochista è un rivoluzionario dell’arrendevolezza: sotto la parvenza di agnello nasconde un lupo. La sua acquiescenza ha una natura ribelle e la sottomissione che esibisce è in realtà un modo di opporsi. Dietro la morbidezza c’è del duro, dietro l’ossequiosità si cela la ribellione”.
    – Th. Reik, citato in Sadomasochismo, di Estela V. Welldon, ed. CSE.

    Ecco, forse qui si svela l’inghippo della mia doppia natura di slave ribelle.
    Non mi spiegavo perché, io così sub nell’animo, avessi sviluppato una tale protervia negli ultimi tempi: perché i capricci, la rabbia, le risposte sarcastiche, la deriva verso la disobbedienza.
    Non sono solo sub. Sono maso.
    E come masochista desidero, mi dibatto, mi protendo verso la soddisfazione del mio bisogno di dolore. Verso la messa in atto del rituale sadomaso, verso la sessione, verso la frusta.
    Mentre la mia parte sottomessa frena, china il capo e si sente felice nella felicità del Padrone, nel Suo sorriso, nel “brava” bisbigliato, la mia parte masochista morde il freno, spinge, si dibatte, alza la testa e vuole, vuole: anela all’impatto.
    Come i classici angelo e diavolo sulle mie spalle, mi danno consigli, mi inducono in tentazione, mi tirano in direzioni opposte. L’una perora il silenzio, l’altra alimenta la ribellione.
    Sii quieta, attendi; sii obbediente; sii brava.
    Si fotta la quiete! Vai, fai, fregatene: senti, subisci!
    Divelta in due, non trovo più pace nella pacata sottomissione, eppure mi spaventa il feroce desiderio che diventa quasi necessità, droga di sensazioni. Non ho più una mia identità sicura.
    Cavalco il tumulto, simpatizzo per la rivolta, alzo lo sguardo dalla mia cuccia e non so più se questo suono che mi sale di gola è un fare le fusa od è un ringhio…

  • Farsi male

    Ci sono quelle ragazze che si tagliano. Prendono qualcosa di tagliente, affilato, appuntito e se lo passano addosso, magari in qualche posto nascosto dai vestiti, e osservano il sangue affiorare. Il dolore fisico placa per un attimo quello emotivo.
    Il mio autolesionismo è il cibo.
    Ingoio cereali, pane, cracker, biscotti, tuttoquellochetrovo. L’atto stesso di avere la bocca piena mette per un poco a tacere il senso di insoddisfazione, di disagio, di inadeguatezza.
    Il problema è che non funziona più. Crea invece un circolo vizioso. Già mentre inghiotto il cibo sento una voce che mi insulta per come sono debole, grassa, incapace di autocontrollo; che mi dice che quello che sto facendo è stupido, inutile, controproducente. Il fastidio fisico dell’abbuffata mi fa sentire ancora più gonfia di quanto non sia. Alimento – letteralmente – il mio disagio, il mio sentirmi brutta.
    Piango calde lacrime di delusione per non riuscire ad essere migliore; per aver gettato al vento una dieta rigorosa ed i risultati conseguiti.
    Mi sento un mostro e vorrei andarmene lontano, dove credo tutti vorrebbero relegarmi affinché non offenda loro la vista.
    In un posto segreto nel mio cuore so che non è così, che la gente non mi odia né mi odierà mai tanto quanto mi odio io; e so anche che non dovrei odiarmi tanto; che finché mi odierò così sarà difficile se non impossibile stare bene o dimagrire, perché userò sempre il cibo come punizione, sia che me ne riempia sia che me ne privi.
    Arranco un passo alla volta e spero che la direzione sia giusta.

  • Disobbedienza

    Quando si comincia a disobbedire?
    Quando il pensiero “tanto non lo scoprirà mai, se io non glie lo dico” comincia a farsi strada nel cervello? Quando comincia ad essere allettante? Quando si comincia a considerare valida la possibilità di non dirglielo e restare impunita?
    Quando il senso dell’autorità del Padrone non è più una forza sufficiente e mantenerti salda nella tua condotta? Quando si comincia a pensare “vabbè, solo un pochino”, come se ‘un pochino’ non fosse un vero sgarro?
    Di cosa si tratta? Noia? Voglia? Sconforto? Distacco?
    Non è forse desiderio di attenzioni? Segreta convinzione di meritare una punizione dalla vita, per ignoti motivi, e quindi andarla a provocare? O capriccioso senso di venire trascurata, pestare i piedi per tirarGli la giacca?
    E’ in quel momento che chiedo un permesso e la risposta è no. E quel no è tutto quello che avevo bisogno di sentire. In me si riafferma l’autorità del Padrone, l’obbedienza; la rabbia inespressa del sentirmi trascurata sfocia nella rabbia del capriccio e subito si muta nella pacata consapevolezza che quel no è la Sua attenzione su di me. La Sua cura.
    Mi cheto e me ne torno al mio angolo, fino alla prossima volta in cui desidererò ribellarmi solo per poter sentire la Sua mano che mi tiene.

  • Ai piedi

    Quando sono ai piedi del mio Padrone, senza fare nulla, con solo la Sua presenza accanto, magari la Sua mano sulla testa, in quel momento sento di avere sul viso un’espressione serena, tranquilla. Sono pacificata.
    Mi sento bene, al mio posto; non desidero nulla, non ho fame, non ho sete. Non voglio andare da un’altra parte.
    Nella mia vita di tutti i giorni anelo sempre a qualcosa di diverso: se sto leggendo penso che vorrei stare facendo ginnastica, se sono in palestra penso che vorrei stare mangiando, se sono a tavola penso che vorrei stare sul divano con un buon libro. Eccetera.
    Non apprezzo l’attimo; sono sempre irrequieta, in cerca di altro, frustrata perché non posso fare tutto contemporaneamente e perché non mi godo quello che sto facendo in quel momento.
    Tranne che quando sono ai piedi del Padrone.
    Lì, la mia volontà è obliterata. Non ho più desideri miei: attendo i Suoi.

  • Annunci

    In un momento di normale navigazione a caso su internet, in cui clicco qua e là e salto da un sito all’altro, cercando qualcosa che valga la pena leggere, o qualcosa che faccia ridere, o dei gattini, capito su un sito di annunci bdsm. Provo a leggerne qualcuno.
    Mi si apre un mondo.
    C’è una casistica infinita di curiosi personaggi. Mi chiedo quanti siano reali, quante risposte ricevano, o se ne ricevano del tutto.
    Predomina tra i master (volutamente minuscolo) una certa vanagloria, un spararla grossa, come se si dimostrasse la dominanza gonfiandosi il più possibile. C’è chi lo fa con dichiarazioni tipo “me ne frego di te, sono un figo assoluto, scrivimi” o dichiarandosi “espertissimo, da 40 anni nel bdsm”. Ci sono anche quelli che provano un approccio alla mano (“sono fatto così e così, non sono chissà chi ma vado bene, sto cercando una persona come me desiderosa di fare, poche seghe mentali”) ma per la maggior parte si lanciano in affermazioni che (credo) vorrebbero essere emozionanti, ma che spesso sono solo altisonanti e sfiorano facilmente il ridicolo, del tipo: sono una creatura del buio/della notte, ti condurrò fino in fondo all’inferno, sarai mia, il possesso mette catene ai polsi, l’appartenenza mette radici nell’anima, ti annullerò, ti entrerò nell’anima, ecc ecc.
    Però leggendo tra e righe (ma spesso non tocca fare nemmeno molta fatica) si intuisce che prima che nell’anima desiderano entrare nel corpo. Più volte. Da più ingressi. Ma è sempre una tecnica per entrare nell’anima, naturalmente. Dopo un po’, comincio ad apprezzare di più quelli che scrivono “cerco schiava sessuale, se proprio insisti ti sculaccio ma piano”. Almeno sono onesti!

    Dopo averne letti una trentina, però, non capisco più chi ci è e chi ci fa; chi copiaincolla frasi lette chissà dove perché suonano fighe da chi scrive con sincerità quello che sente o che desidera.
    Mi torna in mente una battuta di diverso tempo fa su xkcd: da qualche parte nel mondo c’è qualcuno che ha scoperto davvero un metodo per ingrandire il pene, ma non riesce a raggiungere i suoi potenziali acquirenti.
    In mezzo a tutto questo bailamme, dichiarazioni altisonanti, suppliche, frasi ad effetto eccetera, di sicuro c’è qualche persona con la testa sulle spalle, davvero competente, davvero addentro al bdsm. Ma come scremarlo dal resto, non saprei.

  • Entrare negli ‘anta

    Proprio in questo periodo che ho un certo blocco dello scrittore e latito, wordpress mi notifica che ho raggiunto i quaranta follower.
    Che dire, sono senza parole.
    Questo blog è nato anni fa come angolino nascosto, solo per me, su splinder. Un piccolo diario online di cui nessuno conosceva l’esistenza, dove raccontavo – molto di rado, solo quando l’urgenza dello scrivere diventava insopprimibile – i desideri che andavo scoprendo.
    Poi splinder è morto male e sono approdata su wordpress. Intanto, sono uscita dai sogni e ho iniziato a vivere il bdsm. Ed ora sono qui. Consapevole che quaranta persone almeno mi leggono.
    Può sembrare niente, può essere poco, può non voler dire nulla.
    Eppure.
    Eppure una piccola emozione questa consapevolezza me la regala.
    Continuo a scrivere quasi solo per me stessa, ancora come fosse un diario nascosto sottochiave (nel web) cui confidare segreti e speranze, sensazioni e riflessioni. Sono io e mi rivelo per come sono. Ma ora, so che c’è chi mi legge.
    Grazie, followers.

  • Coraggio

    Ho paura e avrò sempre paura, probabilmente. Una paura irrazionale, ingiustificata, ansiogena.
    Quindi, visto che l’avrò comunque, tanto vale che impari ad essere coraggiosa.
    Faccio meglio ad imparare a conoscermi e a gestirmi per come sono, non per come vorrei essere; sapere come reagisco e mettermela via – sapere che mi spavento ma che quella paura è immotivata.
    Dopotutto il coraggio non è assenza di paura; è capacità di affrontarla. Anche Atreyu ha tentennato, ma è corso avanti.
    Anche io devo correre avanti, oltre le mie paure, attraversarne la soglia e giungere al mio obiettivo.

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  • Prendersi cura della proprietà del Padrone

    Quando devo fare qualcosa per me stessa non sono in grado di farla.

    Una volta, il mio precedente Padrone si era esasperato con me perché ponevo una spaventosa resistenza passiva a fare delle cose che mi facevano stare bene. Semplicemente non le facevo; persistevo in comportamenti abitudinari che mi danneggiavano. In una serata di confronto lui mi si pose davanti, allo stremo, cercando di farmi capire che era una cosa importante, che era per me stessa che dovevo farlo.
    Io scoppiai a piangere e urlai: ma per me farlo per me stessa non è una motivazione abbastanza forte! Ti prego Padrone, dammi un ordine!
    Allora lui si rialzò (era chino su di me) con una luce di comprensione negli occhi – sebbene fosse di certo allibito e perplesso. Ma si prese carico di quella mia incapacità di prendermi cura di me e mi ordinò di farlo.
    Ricordo con chiarezza il senso di sollievo che mi diede il ricevere un ordine.

    Il tempo è passato ma non sono cresciuta, in questo. Ancora, io per me stessa vengo sempre per ultima. Per me stessa non faccio mai nulla. Riempio il mio tempo di impegni per gli altri e quando è il momento di fare attenzione a me un incomprensibile disagio mi soverchia e tergiverso; trovo altri impegni per qualcun altro e rimando ad un tempo che non verrà mai ciò che avrei dovuto fare per me – leggere, scrivere, mettermi la crema, mangiare cibo sano, qualsiasi cosa.

    Ora la sfida più grande che mi pone il mio Padrone è dimostrargli di sapercela fare da me.
    Non mi resta che appigliarmi alla consapevolezza che ciò che faccio per prendermi cura di me in effetti è una cosa che faccio per Lui: mi prendo cura della Sua proprietà – cioè io.
    E chissà che infine non impari a fare le cose per me e basta.
    Quello di cui ho paura e’ che, una volta che sarò forte ed autonoma, in grado di prendermi cura di me, allora non avrò più bisogno di un Padrone, perché sarò Padrona di me stessa.
    E non voglio.