subservientspace

for this is what I feel

Tag: bdsm

  • Weekend

    2013-05-12_15-24-55_420_piccola

    Torno a casa da questo weekend con una più profonda consapevolezza della mia sottomissione, ed una visione più chiara del fatto che è esattamente quello che voglio.
    (altro…)

  • Adesso sono io

    Adesso sono io la terza, l’altra. La secondaria. La slave.
    So qual è il mio ruolo; so qual è il mio posto. Certo, come ogni animale ogni tanto alzo la testa, reagisco, mi ribello; ma solo per essere tenuta giù. A questo ambisco: ad essere tenuta giù.
    Non voglio ferire nessuno. Non voglio provocare dolore inutile, dolore superfluo.
    Sta a me. È compito mio, ora, la rassicurazione. È mio dovere stare buona e non provocare: gelosie, attriti, sofferenza, incomprensioni. Non pretendere nulla oltre ciò che mi viene concesso. Non pretendere nulla oltre ciò cui ho diritto.

    Posso dire: sono stata tentata. Mi sono trovata in quella stessa situazione. Dall’altra parte. Ma ho scelto diversamente. Certo ho avuto paura; paura di cedere. Perché sono umana e di carne.
    Ma ho pensato: no, io non sedurrò il Padrone.

    Mi ha battuto il culo con forza per un’ora e ne sono uscita sbavante, tremante, ubriaca – ma con ancora le mutande addosso.

  • Sub drop

    Si definisce “sub drop” (con la controparte “Dom drop”) uno stato di depressione ed apatia in cui può cadere il sub dopo una sessione particolarmente intensa, anche il giorno dopo o i giorni successivi. A livello biochimico è un calo fisico di tutte le endorfine e le altre sostanze rilasciate durante la sessione.

    Sono in sub drop da due settimane.
    Pur con alti e bassi, dall’ultima sessione ho avuto un calo di umore pauroso. Mi sento incapace, brutta, inadeguata eccetera, e ho pochissima voglia di fare alcunché. Poi per fortuna mi ripiglio e ciò che devo fare lo faccio, ma sono costantemente sull’orlo dell’umor nero. Basta pochissimo per imparanoiarmi o sentirmi una cacca.
    Aver trovato in rete la definizione di sub drop mi ha almeno dato una risposta al perché sto così.

    Sono in pensiero sia perché non vedo l’ora di poter stare ancora col Padrone e non so quando potrò (per motivi prettamente logistico-organizzativi), sia perché ho paura di questo mio desiderio. Non è possibile, non voglio che questo abbia un’influenza così forte su di me. Eppure, è anche il suo bello: se non mi lascio andare a questo, all’appartenere, al dipendere… che senso ha un rapporto D/s?

  • La mamma è sempre la mamma

    Forse, alla fine dei conti, dovrei persino ringraziare mia madre. Dopotutto, volendo fare un po’ di psicologia da quattro soldi, è anche merito del rapporto disturbato che abbiamo sempre avuto se da grande sono diventata la persona masochista e sottomessa che sono. Se ora posso godermi certe emozioni ed esperienze così forti ed intense, è anche grazie a lei. Forse.

    In ogni caso, preferisco avere incontri SSC con un Padrone che mi umilia e mi frusta facendomi godere, piuttosto che andare a pranzo da lei a subire sensi di colpa e lamentele che non mi provocano alcun piacere.
    Masochista sì, scema no.
    Sono cresciuta, mamma; non sono più la tua bambina.

  • Una parola di troppo?

    Ci sono volte che vorresti rimangiarti quello che hai appena detto; parole scappate perché eri arrabbiato, o stanco, o triste.
    Altre volte invece ti penti di non aver detto qualcosa. Persa l’occasione, chissà se si ripresenterà mai la possibilità di dire quello che pensavi in quel momento.
    In entrambi in casi il rovello del detto/non detto ti mangia da dentro.

    Questo non dovrebbe mai capitare con la safeword.

    Da discussioni con altri ho visto che c’è poca chiarezza sul termine; per me è una parola (o un segnale) di sicurezza, che il Dom o il sub possono utilizzare per interrompere una scena o una sessione per qualsivoglia motivo, dal crampo al flashback emotivo al dolore troppo intenso. C’è chi ne ha di due livelli, una per interrompere momentaneamente e una per interrompere del tutto. Per me vale averne una sola, che interrompe sul momento, permettendo di parlarsi, spiegare che succede e vedere se proseguire o cosa fare a seconda del motivo per cui si è interrotto.

    Alcuni, invece, la considerano l’estremo baluardo da non raggiungere mai, perché farlo significa superare le colonne d’Ercole oltre le quali non vi può essere ritorno. Ovvero, si chiude baracca e burattini e non si gioca mai più.
    Altri ancora la reputano una sfida: picchiami ma non la dirò mai, costi quello che costi.

    Stante che c’è chi la considera così, diverse persone mi hanno detto di considerarla superflua, se non addirittura pericolosa: il Dom gioca fidandosi del fatto che il sub dirà la safeword in caso di bisogno, quest’ultimo invece tiene duro (per motivi suoi) all’infinito… e si arriva a provocare dei danni non auspicabili. La safeword diventa pericolosa perché è un mezzo di sicurezza che può non venire usato.
    Per me equivale a dire che un guard-rail è pericoloso perché può esserci chi ci va addosso apposta per vedere se tiene, e magari finisce nel dirupo. Ovvero, viene considerato pericoloso il mezzo e non il comportamento di chi lo usa (o lo dovrebbe usare). Togliere il guard-rail per me non è una soluzione, perché allora il dirupo è più facilmente accessibile anche a chi non vorrebbe avvicinarcisi troppo.

    Si dice: ma un bravo Dom capisce se il sub sta male, perché lo sente empaticamente e sa leggere i messaggi non verbali. Ora. Una cosa è l’empatia, un’altra la telepatia. Per quanto ami anch’io pensare al mio Padrone come a un essere soprannaturale che tutto può, non è così: è un essere umano tale e quale a me. Soggetto a sbagliare, anche nelle condizioni migliori possibili.
    Per questo c’è (ci dovrebbe essere) la safeword: per passare una parte di responsabilità al sub. Chiaro che la parte più consistente di responsabilità sul buon andamento della sessione rimane al Dom – che è quello con la frusta in mano, quello che non è né legato né imbavagliato e quello che ha il controllo della situazione. Dare la responsabilità della safeword al sub non significa deresponsabilizzare completamente il Dom che allora può pensare “gioco a cazzo di cane, ‘ndo cojo cojo, alla peggio mi dice la safeword”.

    Si gioca in due. Chi si affida ha il dovere (verso se stesso e verso l’altro) di affidarsi responsabilmente. Perché senza assunzione di responsabilità anche la consensualità comincia ad avere dei confini labili: posso consegnare consensualmente solo ciò su cui ho giurisdizione; se non sono responsabile di me, quale responsabilità sto donando al Dom?