subservientspace

for this is what I feel

Tag: gratitudine

  • Soddisfazione

    Quando mi dici che ti piace darmi le botte, e che per di più ho un bel culo e quindi è ancora più bello, sorrido e mi illumino. Mi sento d’improvviso bellissima e meritevole e brillo di soddisfazione: la tua, ma anche la mia.

    Ed è orgoglio quello che provo quando carichi foto di me su FetLife: orgoglio ed imbarazzo perché le foto sono, beh, piuttosto esplicite. Poi vedo scorrere le notifiche che tizio e caio, che conosciamo, hanno fatto mipiace a questa o quella foto e brucio di vergogna e di gioia.

    Sapere di essere vista in questo modo, attraverso il tuo sguardo, nelle foto che tu mi hai fatto mentre mi facevi quelle cose, ed in quel momento io sono così tanto io, una me stessa profonda e intima che non si vede spesso, che tu sai tirare in superficie ed esporre, nuda, spogliata, arrossata, tremante – essere vista così mi mette in imbarazzo ma l’imbarazzo (che erotizzo) amplifica tutte le altre emozioni: la gioia, l’orgoglio, la soddisfazione, il senso di identità ed appartenenza.

  • Serenità

    Il giorno dopo cammino leggera, con la testa ancora vuota. Non ho pensieri intrusivi, non mi sento stanca, né mancante, né triste. Mi muovo tra le incombenze quotidiane con un sorriso beato stampato in faccia. Il pizzicore al sedere mi ricorda tutti i colpi ricevuti, il rumore bianco che mi ha invaso la testa, la bava che mi scendeva dalle labbra senza che nemmeno me ne rendessi conto.

    Galleggio in una nuvola di gratitudine e serenità.

  • Riposo

    Il diffusore manda una nebbia di profumo di arancia dolce. La tua playlist fa vibrare le casse dello stereo con i bassi dei Massive Attack.

    La testa appoggiata al tuo petto, chiudo gli occhi e respiro.

    “Ti addormenti?”

    “Mm. No. Mi rilasso”

    La tua mano mi accarezza la testa. Il fumo della sigaretta elettronica ci avvolge.

    Un poco alla volta, respiro. Lascio andare.

  • Piccole cose

    Il BDSM è nelle piccole cose.

    La profondità della relazione che si crea tra Dom e sub si mostra nei gesti minimi.

    Certo tutti vediamo la legatura complessa, la bunny appesa nell’intrico di corde avvolto con maestria, i colpi dati a mani nude o con il vorticare di uno strumento e la/il bottom che salta e si contorce. Ma stasera, in questa grande sala con i bambù appesi, al peer rope euganeo, quello che osservo sono i dettagli, le cose piccole o piccolissime, che mi parlano molto di più delle cose plateali.

    La bunny coi capelli color cenere legata a testa in giù, sospesa a pochi centimetri da terra, struscia piano il viso sulla gamba del Dom seduto sotto di lei a guardarla. Mi pare di sentire quel piccolissimo contatto, la gioia della vicinanza, per quanto minima: sentirlo mentre si è costrette nell’abbraccio doloroso delle corde.
    La masochista che ha ricevuto dure pacche sul sedere dal sadico che ha dieci anni in meno di lei ha un sorriso che le illumina il viso; gattona trascinata per i capelli corti e la sua espressione è la cosa più bella.
    Il piede appoggiato addosso quasi casualmente e il sub che chiude gli occhi e lo ascolta.
    Gli occhi strizzati per il dolore della sospensione durissima e la bocca che ride, stringendo i denti, ma sprizzando gioia.

    Ed io, che socchiudo gli occhi per guardarti mentre mi fai male.

  • Non è vero biddì

    Il lavoro nuovo è davvero impegnativo; arrivo da te che sono felice di essere venuta ma nondimeno sono stanchissima e stressata. Mi guardi e mi dici: bene, ora facciamo il bagno. Rido: ahah, certo, sarebbe una bella idea. Poi sento che apri l’acqua per riempire la vasca. Sgrano gli occhi: ma sul serio? Resto ancora incredula. Tu sorridi. Decido di accogliere questa realtà e mi spoglio, mi raccolgo bene i capelli ed entro nella vasca: come spesso mi succede con te mi immergo, ma stavolta in senso letterale, fisico.

    Poco dopo, mentre l’acqua continua a scorrere sempre più calda, mi raggiungi ed entri anche tu. Ci incastriamo, stesi, rivolti l’uno verso l’altra, le gambe attorno al corpo dell’altro, immersi fino al mento. Accendo l’idromassaggio e veniamo avvolti dalle bolle e dal calore.
    Quasi non me ne rendo conto ma ho un sorriso beato che mi aleggia sulle labbra. Osservo sul tuo viso la stessa espressione. Chiacchieriamo.

    Ad un certo punto ti dico: ma non è vero biddì.

    Non si è mai visto che il Padrone faccia il bagno con la sua schiava, nella stessa vasca, con l’idromassaggio, immersi allo stesso modo, rilassandosi insieme! Dove sono la verticalità, la sottomissione, il servizio, la distanza, l’inavvicinabile Dominanza?!

    Tu sogghigni beffardo alla faccia del vero biddì.

    Io torno a socchiudere gli occhi, a sorridere e a rilassarmi nell’acqua calda, il tuo piede adesso sulla mia faccia, felice di tutto quello che tra noi è D/s e non verobiddì.

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    (Si ringrazia Chris della pagina SSC per la definizione “verobiddì”)

  • Immemore

    E’ incredibile a volte come mi dimentichi di quanto mi piaccia il dolore donato, di quanto ne abbia bisogno, di quanto velocemente mi ci immerga.

    Siamo sul divano a chiacchierare per un po’, poi mi fai spogliare per fare corde ed eccomi lì in piedi, nuda, sorridente, che aspetto che tu mi faccia qualcosa. Non sono particolarmente eccitata, né emozionata: sono contenta ma in attesa, ricettiva ma placida. Mi prendi per i capelli e di colpo mi attivo. Mi spingi a terra e mi colpisci sul culo con la matassa di corda, ed ecco che d’improvviso tutto mi torna. Mi arrivano l’impatto, la posizione, la mia nudità, la tua forza, il desiderio di ricevere di più, mi arriva tutto. Mi getto con tutta me stessa in queste sensazioni, stupendomi ancora una volta di quanto siano forti e belle ed intense e di quanto mi siano mancate, anche se magari non è passato poi così tanto tempo. Ma la quotidianità – con il lavoro, la spesa, le lavatrici e tutte quelle cose ripetute e continue – ogni volta mi resetta la memoria.

    Stringi la corda intorno al mio corpo, mi richiudi su me stessa e mi colpisci, mi stritoli i capezzoli, mi tiri i capelli, mi passi una mano sulla faccia e io la lecco. Tengo gli occhi chiusi e mugolo, assaporo ogni singolo colpo, ogni singolo tratto di corda; mi pare di strillare poco, temo di darti poco feedback, magari non ti dà soddisfazione come reagisco. Ma mi sta piacendo troppo e non riesco a non immergermi sempre di più, anche se mi sembra di essere egoista, di godermela solo io; tu continui a farmi cose e mi lasci a terra a gemere di dolore e scomodità e costrizione, lo sento che mi guardi ed anche il tuo sguardo è una cosa che mi fai, è denso e penetrante come tutto il resto.

    Quando mi sciogli mi lamento perché non voglio che finisca. A prescindere da quanto possa durare o essere intenso, vorrei che durasse ancora di più o per sempre, restare immemore di tutto il resto e rimanere immersa in questo sentire.

  • Odore

    Gli odori sono potentissimi attivatori di sensazioni. Non è possibile controllarli: entrano nel mio cervello e irrompono nella mia mente e accendono collegamenti, ricordi, emozioni.

    Chinata a terra, il viso schiacciato sui tuoi piedi: lecco, poiché è ciò che mi hai ordinato. Ma quello che faccio, anche, forse di nascosto o forse te ne sei già accorto, è annusare.

    Hai il kink della doccia, come dici tu, quindi a volte sono quasi delusa dal sentirti così profumato, così pulito. Il profumo della tua pelle, anche qui, è lieve, buono. Cerco più in basso, tra le dita, e quando mi torna un odore più intenso mi attraversa un brivido.

    Umiliazione, piacere, appartenenza. Annuso.

    Sono qui, sono tua, ai tuoi piedi. Ti prego, fammi sentire che sono proprio sotto i tuoi piedi.

    Questo odore così basso, così nascosto, mi fa sentire la portata della posizione in cui mi trovo.

  • Davanti

    Gettata sullo sgabello reclinato, strillo mentre mi batti con uno strumento che non capisco, duro, feroce. Non ti fermi, non mi dai respiro. Urlo e mi agito, cerco di prendere fiato, di inghiottire, di scavalcare il dolore per arrivare di là. Sento il sedere farsi rosso e bruciare, la testa avvolta nel cappuccio, gli occhi chiusi. 

    Poi, vado. 

    E’ un improvviso zoom indietro, discendo dentro di me. I muscoli si rilassano mentre i colpi diventano più sottili, taglienti, mi attraversano come lame di luce. Non emetto più un suono. 

    E poi mi dici di girarmi. 

    Non vorrei. Vorrei restare stesa così, bocconi, e che tu mi colpissi di più. Non mi va di spostarmi ed uscire dal subspace. Ma non intendo nemmeno disobbedire od oppormi. Così, lentamente, mi sollevo e mi giro, gli occhi semichiusi, ostinata a restare nella mia bolla. Mi fai stendere sulla schiena, reclinata all’indietro. Temo mi farà male la schiena ma sono nel mio mondo, nel tuo regno, mi fido e vado giù. 

    Mi colpisci davanti. 

    La quirt scende e mi spazza, danza sul mio ventre e sul seno, accarezzando e tagliando. Quasi non riesco a crederci. Sono anni che non vengo colpita davanti, e mi è mancato così tanto. 

    Non so bene se e quando esco dal subspace. Forse non ne esco, in realtà; torno a emettere singulti, ma non di dolore stavolta, o non del tutto: sono versi di quel luogo intermedio, segreto, sommerso, che sta tra il dolore e il piacere, un mondo di endorfine e sensazioni confuse e bellissime. 

    Mi fai alzare in piedi, le mani dietro la nuca, e mi frusti ancora e ancora e ancora. Barcollo; ad un certo punto quasi cado da tanto ho la testa leggera. Sto godendo con tutto il corpo, attraverso la ferocia della frusta e il vorticare tumultuoso delle sensazioni che mi percorrono, che mi stai donando. 

    Dopo, mi dirai che è stata la prima volta che colpivi sul davanti. Mi commuovo di gratitudine per questo onore immenso.

  • Trickster

    Un piccolo Loki non binario, una persona che conosco per altre vie, in altri luoghi, con altre premesse; i personaggi strambi sono tuoi, sembri disegnatə per questo come Delirio degli Eterni. L’ammirazione per il livello del tuo gioco. Il privilegio di esserti confidente. Un abbraccio che dura tutto il tempo necessario e no, non ti lascerò andare. La segreta felicità di poter condividere il mio vero essere e non sentirmi mai giudicata, mai, nemmeno un poco, nemmeno per sbaglio, anzi: sentirmi accolta come un dono. Emozione.

    E poi ti vedo chiudere gli occhi nelle corde e abbandonarti con determinazione (il tuo estremo controllo ti permette di decidere di lasciare il controllo e io sono senza parole e con gli occhi che brillano, a bocca aperta).
    Mi commuovo di gioia e tenerezza quando, dopo, vieni ad accoccolarti da me.

    Osservo il tuo viso, le sopracciglia che si increspano e si distendono, le labbra che si aprono, tu che ti sciogli i capelli che ti eri acconciatə con tanta cura e attenzione.

    Spalanchi gli occhi e mi chiami e io corro da te: ci sono, lo giuro, sono qui con te, per te. Ammirata ed emozionata e commossa per l’immenso privilegio di esserci. Per la fiducia che mi hai dato.

  • Vedere l’arcobaleno

    Anche nelle avversità, nello stress, nelle giornate di merda, nel casino, nel disagio, ho scoperto che è sempre possibile apprezzare le cose belle, i piccoli doni, le piccole gioie.

    È sempre possibile imparare ad alzare il viso nella pioggia per vedere l’arcobaleno durante il temporale.

    Il masochismo purtroppo non salva dal fastidio del quotidiano. Ma mi ha mostrato una via nascosta capace di tramutare il dolore, se non in piacere, in qualcos’altro. In una possibilità segreta.

    In un mondo in cui piove fin troppo spesso, la meraviglia dell’arcobaleno mi colma sempre di gioia.