E lasciare che lo sguardo si posi sulla scollatura della fidanzata del festeggiato.
Fingere di stare fissando il vuoto, e in realtà seguire con gli occhi il dolce declinare dell’incavo del seno. Un seno piccolo, dolce, dall’aspetto così morbido e liscio, sorretto e offerto dal corpetto attillato nero, di pizzo, con le spalline sottili. Gustarne la curva, la pelle compatta.
Immaginare il contatto della pelle, la morbidezza, il sentire soffice, la sottilissima peluria che accarezza. Desiderare di accarezzare, baciare, sfiorare con le labbra.
Poco dopo, ascolto gli amici che scherzano, un ragazzo fa il cretino fingendo di titillarsi i capezzoli, finge di provocare, imita un atteggiamento ambiguo. Battute sul fatto di attaccarsi mollette sui capezzoli, "Dai tanto lo so che ti piace!!". Risate. Atteggiamento da "figurarsi".
Per un attimo mi astraggo e mi rendo conto che a me, invece, piace davvero, sentirmi attaccare mollette sui capezzoli, il dolore della morsa mi fa bagnare.
Rimango per un attimo silenziosa, il sorriso fisso sul viso come una fotografia, a pensare alle implicazioni, a immaginare di dire ad alta voce "A me piace davvero", fantasticare sulle possibili reazioni. Guardo i volti degli amici, il locale trendy coi divanetti dove mi sento un pesce fuor d’acqua, mi tocco il bordo della minigonna per controllare che mi copra, e poi riprendo il giro della conversazione, dello scherzo, senza dire nulla di compromettente, senza rivelare nulla di me stessa, rimanendo solo con una vaga malinconia, un desiderio inespresso, una voglia non soddisfatta.

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