Va tutto molto bene e contemporaneamente va tutto molto male.
Momenti in cui è tutto ottimo; momenti in cui tutto è uno schifo.
Momenti in cui sono la regina del mio mondo; momenti in cui tutto il male è colpa mia.
Per la prima volta in vita mia ho vuotato il sacco di me stessa e ho visto che non conteneva solo sassi, ma anche diamanti. Da sbozzare e rifinire, certo, ma diamanti. I sassi pesano, però. Pesano perché non sono riuscita a lasciarli tutti sulla riva, ancora. Alcuni sono molto belli, mi sembrano molto belli.
Da bambina, lungo le rive dei torrenti o sulle spiagge sassose del mare, raccoglievo spesso sassolini colorati, resi lucenti dall'acqua, e ne portavo a casa sacchetti interi, che poi dimenticavo in qualche scatola in soffitta.
Da adulta ho l'abitudine di raccogliere un sasso in posti significativi e riportarlo a casa con me, muto testimone di un bel momento vissuto, o ricordo di un luogo visitato.
Questi sassi nel sacco di me stessa, invece, non ricordo di averli caricati tutti da sola. Sono grossi e pesanti. Alcuni li riconosco come miei da quando ero bambina; altri si sono aggiunti nel tempo. Un po' sono solo miei, un po' li hanno accatastati altre persone della mia vita.
Ora il mio Padrone mi aiuta a lasciare di nuovo questi sassi sulla riva, perché le onde tornino a consumarli lentamente, a bagnarli per farli brillare, ma senza che mi pesino ancora sulle spalle.
Ma alcuni, alcuni… sono così lucidi. Così colorati. Non riesco a trattenermi dal tornare alla riva per ricaricarmeli sulle spalle. E pesano, pesano. Ma sulla riva appaiono così belli! Come posso lasciarli lì?
I sassi sbattono nel sacco e urtano i diamanti, li coprono. A volte i diamanti non sembrano nemmeno molto belli: sono opachi, coperti dalla sabbia portata dai sassi, sono informi e spigolosi, ancora non lavorati. Gli altri sassi sembrano più belli.
E poi, se lascio un sasso, ho il terrore che crei una valanga. Preferisco allora non lasciare nessun sasso: che pesi sulle spalle a me, poco danno; ma se rotolando trascinasse detriti e travolgesse le persone cui voglio bene… non me lo perdonerei mai.
Non sono responsabile dello smottamento invidioso dei sassi, mi dicono. Ma non riesco a togliermi dalla testa che se quel sasso non fosse stato lì, se io non l'avessi lasciato lì per il mio personale sollievo, non sarebbe successo nulla. Così vago tra le macerie cercando il mio sasso, per espiare, per ricaricarmelo sulla schiena, per riprendermi il peso delle mie colpe; e intanto carico altri detriti.
Poso il sacco, ne tolgo un sasso; la serenità mi pervade, danzo; ma poi torno al mio sacco come un condannato al patibolo, internamente convinta che non possa essere felice, perché la mia felicità fa male agli altri. Ed è questo il mio sasso più pesante e più colorato.

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