subservientspace

for this is what I feel

Autore: subkat

  • Intensità – 25

    Mi piace mettere in ordine; alzarmi, prendere abiti ed oggetti sparsi per casa, piegarli, chiuderli e rimetterli al loro posto. Mi dà un senso di serenità, mi calma. Rimetto ordine il soggiorno come fosse la mia vita.
    A volte non ci vorrebbe poi tanto, a mantenere ordinato: invece di posare questa cosa lì, per terra, di buttarla malamente sul divano, invece di appoggiarla sul tavolo potrei fare tre metri in più, aprire un cassetto e riporla al suo posto.
    A volte quei tre metri in più sembrano impossibili da superare. Ma come, è tutto il giorno che fatico e vuoi che vada fin là?!
    Così le cose fuori posto si accumulano, fino a che tutto non mi pare un caos terribile ed ingestibile.
    Allora mi alzo e prendo il primo di questi oggetti; lo pacifico e pacifico me stessa nel riportarlo dove deve stare. Poco alla volta la casa si calma, e anch’io. 
    Un’altra piccola, piacevole fatica.

  • Intensità – 24

    Quando sono così di corsa la tentazione di disobbedire è forte.
    Penso: va be’, dai, sto facendo mille cose, un sacco di fatica; se anche indulgo un po’ nell’autogratificazione che sarà mai?! E la mia mano si allunga verso la birra, verso il mio sesso.
    Eppure non riesco ad andare fino in fondo. Non mi va, mi si rivolta qualcosa dentro.
    Assaggio, tocchiccio, ma poi mi fermo.
    È un piacere sporco, rovinato dal senso di colpa, dalla consapevolezza della disobbedienza; mi lascia l’amaro in bocca.
    Piuttosto, se il desiderio è intollerabile o giustificato, preferisco provare a chiederne il permesso.
    Se anche arriva un no, l’attenzione ricevuta almeno un po’ mi placa.

  • Intensità – 23

    Quando sono concentrata non ho fame.
    Capita magari che in un attimo di calma mi renda conto d’improvviso di dover andare in bagno, o di avere sete, o di sentire lo stomaco che brontola. Allora magari mangio qualcosa, ma mai troppo, o roba pesante. Un boccone, due, e le scorte di energia vengono subito reintegrate, ottimizzando ogni caloria.
    Invece, se sono incazzata, nervosa, in ansia per qualcosa, allora la mia fame è amplificata oltre ogni limite. Mangerei (e spesso mangio) qualsiasi cosa mi capiti sottomano, oltre la sazietà fin quasi alla nausea. 
    Agogno a raggiungere un equilibrio che mi permetterà di non dover stare a dieta ma, semplicemente, di mangiare il giusto con serenità, senza farmi prendere dalla fame nervosa e rispettando il mio senso di sazietà; anche lasciando del cibo nel piatto, se sento di non volerne più, invece di ingozzarmene a forza.
    Vorrei che il cibo fosse un mio amico, un piacere, una cosa normale, invece che un nemico ostile da combattere. Come lo è quando sono focalizzata su qualcosa di impegnativo e soddisfacente.

  • Intensità – 22

    Intensità è anche competenza.
    Quando mi si presenta un problema, una difficoltà, che sia tecnica o di lavoro, la mia prima reazione è spesso di sconforto. Un attimo dopo, mi rimbocco le maniche e cerco una soluzione.
    Nel momento in cui mi appoggio allo schienale della sedia, picchiettandomi le labbra con la penna, la fronte corrugata, sento gli ingranaggi girare nella mia testa.
    In quel momento, non ho più paura; sono proiettata verso la soluzione, anche se ancora non la vedo. Sono tesa in una tensione attiva, attenta, ricettiva. Espando me stessa nel mondo e assorbo tutto ciò che può essere utile: esploro, navigo, ricerco.
    Nel farlo imparo innumerevoli cose. Utili alla situazione contingente o meno, acquisisco conoscenze che incamero ed archivio. So che un giorno potranno servirmi.
    Per questo assaporo le difficoltà: per tutte le competenze che mi donano.

  • Intensità – 21

    E’ come un brivido sulla pelle.
    Mi increspo come esposta ad un vento fresco; è piacevole, ed aumenta le mie percezioni. Sento moltissimo, come se mi fosse stato sbucciato di dosso il primo strato di pelle e il mio sé più ineriore fosse a contatto diretto con l’esterno.
    Il brivido mi solca e mi penetra, si infila nei miei anfratti, mi fa inarcare la schiena e tendere i muscoli delle spalle. Involontarie contrazioni mi fanno sobbalzare.
    L’intensità di questo desiderio urlato dalla mia pelle è quasi intollerabile.
    La mia carne agogna l’impatto, la mano del Padrone, la frusta. E questa tensione aggiunge intensità alle mie giornate già così folli.

  • Intensità – 20

    Ci sono cose cui non riesco a star dietro; altre cui preferisco non pensare.
    Esigenze, desideri; ci provo a non farmi aspettative, giuro che ci provo. Ma il mio modo di non farmi aspettative è pessimo: mi dico: “ma figurati se succederà, dai, lascia perdere, di certo no”. Ma nel cercare di deprimere e reprimere la voglia che ho non faccio che alimentarne la vana speranza; il desiderio che questo pretendere che non me ne freghi, questo far finta che sia lo stesso se succede o no, sia un rituale apotropaico che farà magicamente avverare proprio ciò che io desidero. Fingere di allontanarlo per poterlo ricevere. Chi disprezza compra, no?
    Subire lo scorno dell’aspettativa delusa è una delle cose più stancanti cui far fronte, perché vuol dire riportarsi a casa la propria tensione intatta, anzi appesantita.
    Il trucco, lo so, è non farsi aspettative.
    Ci provo, giuro che ci provo. Ma non ci riesco.

  • Intensità – 19

    Non voglio che il tempo per me stessa sia tempo perso.
    Mi spiego.
    Quando sono molto stanca mi spengo; comincio a guardare webcomic online, a scorrere facebook, a leggiucchiare riviste e fumetti già letti e riletti. Scendo in uno stato di apatia, da spettatore passivo. Quando mi riprendo mi resta addosso l’orribile, untuosa sensazione di avere perso tempo. Non mi sento riposata né soddisfatta, anzi, divento nervosa e mi sale l’ansia di aver sprecato tempo prezioso in cui avrei potuto fare qualcosa di bello, utile, significativo.
    Vivendo una vita intensa, quello che ora desidero è sperimentare un riposo attivo. Immergermi in attività che mi stimolino, che mi diano soddisfazione, gusto, piacere, soprattutto mentale. Di modo che una volta fatte io abbia la percezione di pienezza data dal sapere di avere ottenuto qualcosa da quel tempo, qualcosa di significativo. Anche di piccolo, certo, ma nel suo piccolo importante: riposo, conoscenza, divertimento.
    Allora davvero potrò sentirmi riposata del riposo del giusto.

  • Intensità – 18

    Ad un certo punto le mie priorità si confondono. E’ sempre così. Penso ad una cosa e ne perdo di vista due.
    Ed il tempo per depilarmi, fare esercizo (che amo), prendermi cura di me? Sul serio è ridotto a passare un’ora su facebook a leggere cavolate e a due ore sul divano a guardare la tv? Sul serio la priorità è questa?
    Voglio dire: il relax davanti ad un monitor ci sta; ma, e tutto il resto?
    La morbida sensazione di una crema profumata sul corpo, dov’è finita? Perché me la nego sostenendo di non avere tempo?
    Ho letto una battuta interessante: dire “non ho tempo” è la versione adulta di “il cane mi ha mangiato i compiti”.

  • Intensità – 17

    Ho ceduto. Ho ceduto?
    Mentre sono tesa a completare tutti i compiti di cui mi sono presa carico, che mi sono prefissata, alcune altre cose mi sfuggono.
    Mangio un boccone in più; indulgo nei dolci; non faccio i miei esercizi per la schiena; non leggo; eccetera.
    Comunque vada, per quanto tiri allo spasimo, c’è sempre qualcosa in più che potrei fare, che dovrei fare.
    Allora mi chiedo: ce la farò, un giorno, a fare davvero tutto? A non lasciare mai indietro nulla, a riempire ogni singolo istante della mia giornata di tutte le infinite incredibili cose che devo e desidero fare? Riuscirò a riordinare questa pazzesca quantità di impegni per poterli portare tutti avanti, se non a termine?

    Sì. Io credo di sì.

  • Intensità – 16

    Ho sonno, le palpebre pesanti, lo stomaco un po’ sottosopra. Mi pare di avere fame ma è il mio cervello che arranca, reclama riposo o zuccheri.
    Non intendo mangiare; non mi va di dormire. Cerco di tirare allo spasimo.
    Ma la tensione che sento è anche di carne, di sensi. Non sto solo lavorando. Ho addosso un flusso caldo che mi avvolge, che mi culla e mi sussurra desideri.
    Mi abbandono tra le coltri non solo tra le braccia di Morfeo. Mentre la stanchezza mi soverchia, riapro gli occhi e annaspo come un naufrago ad abbracciare, a toccare, a stimolare e a farmi trasportare dal calore che sento.
    Appena sotto la superficie del sonno, della stanchezza, si agita instancabile il desiderio.