subservientspace

for this is what I feel

Categoria: vita

  • Segni

    Lei è bella; è alta, altera, fiera e dolce. Ha labbra carnose, seni piccoli e dolci che amo mettermi in bocca, e mani fredde e curate.
    La freddezza delle Sue mani, difetto di circolazione, contrasta col calore del Suo essere, con la Sua passionalità estrema, col Suo sguardo bruciante.
    Mi succhia i capezzoli con dolcezza. Poi morde. I Suoi denti affondano piano, mordicchiano, mi titilla con dolcezza. E poi con crudeltà i suoi denti bianchi si serrano.
    Le Sue dita gelide mi percorrono la schiena. Coccole, pensavo solo coccole. Poi le Sue unghie perfette mi scavano la carne. La mia pelle si increspa al Suo tocco leggero, così freddo, e poi urla, quando Lei la incide.
    Mi graffia, mi accarezza, mi graffia ancora, stringe la mia carne morbida tra le mani affodando le unghie. Il solco doloroso dei Suoi graffi duole in ritardo, brucia dopo il Suo passaggio, gridando dolore e desiderio. Mi stringe a Sé con violenza, premendo le unghie nella mia schiena, mi bisbiglia "Resisti, resisti", e la Sua voce è dolce e felice come quella di una bambina che gioca. Si diverte con me, animaletto torturato per il Suo piacere, e ne sono felice. Si compiace della mia resistenza.
    Urlo, mi contorco e grido, le mani annaspano in cerca di un appiglio. Il mio sesso si bagna.
    Lei sorride, sorride e incide. Mi guarda e i Suoi occhi brillano. Brividi mi scuotono, ansimo e fremo, in attesa impaziente del prossimo affondo, desiderando di più, di più. Più dolore. Più piacere. Gemiti mi sorgono dalla gola, dal ventre.
    Disegna arabeschi sulla mia schiena, le Sue unghie scivolano leggere e imprevedibili, la sensazione fredda e leggera mi fa venire la pelle d’oca, la gioia della carezza mi riempie; e poi il Suo tocco si immerge dalla pelle alla carne come un delfino, fende con violenza il mare del mio essere, fino agli abissi della mia mente, e quando riemerge lo seguono i fiotti di desiderio che sgorgano dalle mie profondità, dal cervello e dal sesso.
    Ora attendo con impazienza il giorno che farà sul serio con me.
    E mi commuovo a osservare i segni rossi che mi ha lasciato addosso.
  • Orgasmo

    Inginocchiata sul divano. Aggrappata allo schienale. Divarico di più le gambe.
    Il gatto a nove code, quello grosso, colpisce e colpisce sempre nello stesso punto, proprio al centro del mio culo, di traverso, sempre più forte.
    Gemo e mi contorco, ma non è più dolore.
    La figa mi si contrae in risonanza perfetta coi colpi.
    Il mio Padrone mi guarda godere e ghigna. Aumenta la forza e la frequenza delle frustate.
    Non l’ho voluto, non l’ho chiesto, specificamente. Volevo solo un po’ di colpi. Solo giocare un po’. Ma ora che lo ricevo, mi rendo conto che è esattamente questo che volevo, che volevo da settimane, che voglio da sempre.
    Scuoto la testa, mi contorco, ma non sono più lì. Mi sento ansimare, strillare, rantolare. Non so più cosa dico. Sento solo il suono della frusta che schiocca, che sbatte contro di me, sento solo la sensazione che non posso più chiamare dolore, che non so come chiamare. Godo.
    Godo.
    Ancora qualche colpo, in calando. Il mio Padrone smette, nella stanza rimane solo il mio ansimare caldo, veloce, profondo. Mi scuoto ancora, mi muovo avanti e indietro. Abbraccio il divano in cerca di un appiglio per tornare, ma in effetti non voglio tornare.
    Poi lei, che ha guardato tutto, mi posa le mani gelide sul culo. Mi contraggo in un singulto, è bellissimo. Mi dice che ho il culo bollente. Lo so. Lo sento.
    Il mio Padrone viene ad accarezzarmi la testa, con un sorriso immenso sul volto.
    Le endorfine continuano a riempirmi, dandomi un’espressione beata e vacua. Non penso a nulla, sono persa in un posto meraviglioso. Lentamente, lentamente, ritorno.

    Grazie Amore mio, mio Signore, mio Padrone, Vita mia.
    Non lo avrei mai creduto possibile. Grazie per averlo reso reale, per essere qui con me, per essere tu.
    Grazie.
    Tua.

  • Light in Darkness

    La penombra riverbera della luce arancione della candela accesa. Fruste e strumenti d’ogni tipo sono sparsi un po’ dappertutto. Lui si siede davanti a me, sul divano, si accomoda, e senza fretta si accende una sigaretta. Poi mi guarda.
    "Ecco. Adesso sei perfettamente immobilizzata. Le cavigliere fissate all’asse che ti tengono larghe le gambe al massimo, la corda che ti sega il sesso, le polsiere agganciate nella gogna. Sei in un equilibrio quanto mai precario, al minimo movimento inconsulto rischi di cadere e farti male. Sei completamente inerme ora, davanti a me. Come ti senti?"
    "…Al mio posto."
    Sorride.
    Sorrido.
    La vedo, la sento che mi permea: la luce nell’oscurità. Ed è così bella.
    Grazie.
  • Felicità

    Sono felice, felice, FELICE!!!
    Il cuore mi batte all’impazzata, congestionato, respiro a singulti, i muscoli mi si contraggono da soli in brevi convulsioni che mi fanno sobbalzare sul letto. I polsi sono ancora legati dietro la schiena. Aprendo la bocca per ansimare sento le guance tirare, per lo sperma che ci si è ormai asciugato. Un poco alla volta, comincio a distinguere le diverse sensazioni che si accavallano: il pulsare caldo del mio culo arrossato, il bruciore dei miei capezzoli martoriati, il colare lento della mia figa. Contrazioni. Pulsazioni. Mi sento bollente, febbricitante. Il cervello fatica a tornare a terra, a ricominciare a pensare in modo lineare; è come se ci fossero le interferenze, l’effetto neve di uno schermo televisivo, tutto è bianco e confuso.
    La mano calda che fino a poco fa mi colpiva e mi tirava i capelli ora mi accarezza. Chiudo gli occhi. Faccio le fusa come una gatta, mi avvolgo intorno a quella carezza, mi struscio addosso a Lui, mugolando impercettibilmente, inconsapevolmente, appagata e distrutta.
    Il mio amore stupendo, il mio amore meraviglioso. Il mio Padrone.
    Grazie. Grazie.
    Grazie.
  • Va male

    Va male, sto male.
    Ho un compagno di vita, che amo e rispetto immensamente. Ho cercato di condividere con lui il mio interesse per il bdsm, e sulle prime era interessato.
    Ora non più.
    Non lo so, non voglio dover scegliere tra una vita accanto all’uomo che amo e una vita ad appagare i miei desideri più nascosti. Voglio entrambe.
    Voglio poter essere me stessa in tutte le mie sfaccettature, voglio poter essere tenera, dolce, sottomessa, volitiva, spiritosa, taciturna, estroversa, malinconica. Voglio essere IO tutta.
    Sono innamorata, e sono felice con lui. E’ il mio migliore amico con molti extra – come cantava una volta Alanis Morrissette. E’ l’unica persona che vorrei accanto per la vita, almeno credo.
    Ma non mi permette di vivere appieno ogni sfaccettatura della mia sessualità, che è per mia natura molto aperta, voluttuosa, perversa e curiosa.
    Non lo so.
    Non lo so.
    Non lo so.
    Anzi: lo so. Voglio stare con lui. Mi prendo una pausa. Per comprendere ciò che ho. Invece di fissarmi solo su ciò che mi manca.
  • Cadere nel vuoto

    Nell’imparare le mappe, nella foga del combattere, a volte capita di cadere nel vuoto.
    Questo è vero in Unreal Tournament, ma sembra valido anche nella vita reale.
    A volte, crescendo, cambiando, ci si scopre diverse da come si credeva di essere, da come ti avevano insegnato a essere, da come ti eri abituata a pensare di essere. Si cade in misteriosi vuoti dentro se stessi. E poi ci si accorge che non è affatto vuoto quello spazio, e che comunque non si muore, si cambia. Si ricarica la partita e si ricomincia a girare per la mappa della propria vita, a combattere. Si fanno nuovi incontri, si trovano nuove cose con cui confrontarsi. Ci si diverte un sacco, anche. Anche se magari gira la testa per la concitazione del movimento.
    Si vive sempre in prima persona.