Tenacia

Il solo volere non basta. Ci vogliono tempo e pratica; in una parola: tenacia. Mettere da parte l’ansia che è sempre e solo controproducente e andare avanti dandomi tempo per imparare, per crescere le mie potenzialità.
A volte o forse spesso la stanchezza mi soverchia e mi abbatte; la fatica del momento contingente mi annebbia la vista verso il futuro, verso ciò che sto costruendo. La frustrazione dell’errore, della caduta mi rendono faticoso rialzarmi e ricominciare ancora una volta.
Ma se c’è una cosa che ho imparato a detestare, è piangermi addosso. Un minuto, due, dieci di sconforto: ci sta. Poi basta. Riapro gli occhi e il mio sguardo si fissa in alto. Un altro passo, uno alla volta.
Si cresce per crisi successive.

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Attendere senza aspettare

Il non andare in panico dopo che non sento il Padrone per un po’ di tempo. Essere in Sua attesa ma senza l’ansia di aspettarLo ogni minuto che passa.
Fino a poco tempo fa temevo di essere in ignore dopo pochissimo e andavo subito giù di testa – e talvolta capita ancora. Le vecchie (cattive) abitudini son difficili da abbandonare. E’ stato (è) difficile per me imparare a capire che Lui ha i Suoi tempi e che non sono a servizio dei miei; che risponde ai messaggi se/quando gradisce farlo; sembra banale, ma non mi entrava in testa che non posso essere io a pretendere che risponda all’istante e a sentirmi subito abbandonata. Così facendo diventa un dominare dal basso, un battere i piedi capricciosamente, fare ricatti emotivi e, infine, non essere sottomessa alla Sua volontà. Anche se fatto in modo inconsapevole.
E’ faticoso accettare l’educazione e la disciplina ricevute, poiché ho un carattere forte. Ho sempre creduto di essere una persona remissiva e debole, però, e credendo a questa immagine di me stessa non ero nemmeno consapevole di essere invece passivo-aggressiva e feroce nel difendere le mie posizioni e le mie voglie.
La mia fortuna è che il mio Padrone non cede di un millimetro davanti a simili situazioni. Mi educa con il Suo essere imperturbabile, che mi obbliga ad affrontare le mie mancanze e trovare nuova consapevolezza.

Si tratta per me alla fine di avere maggiore fiducia nel Padrone.
Fidarmi che non mi squarti mentre mi frusta è banale (anche se importante), è facile, perché è una cosa pratica, materiale, tangibile. La fiducia nel silenzio – invisibile, vuoto, terrificante – è quella difficile.
Credere di essere importante per Lui; credere che c’è; credere in LUI, non in ciò che fa (quello consegue).
Credere è sapere.

Intensità – 15

Quando devo alzarmi presto per andare da qualche parte e fare qualcosa, anche i miei sogni diventano intensi e tesi.
Riposo in modo relativo: sogno di alzarmi, di correre per andare in quel posto, di essere in ritardo; perdo la via, non trovo l’auto, eccetera. Mi sveglio di soprassalto e controllo l’ora: è tardi? Non ho sentito la sveglia? Sono le tre del mattino, le cinque; posso dormire ancora.
Poso di nuovo la testa sul cuscino e chiudo gli occhi. Torno a sognare una proiezione di ciò che dovrò fare una volta sveglia.
Infine, quindici minuti prima della sveglia riapro gli occhi e decido di alzarmi.
Buongiorno, mondo. È di nuovo lunedì.

Intensità – 13

E poi, nel mezzo della fatica degli impegni, in cui sono concentrata su una cosa per farla bene, mentre sono serena che quanto fatto finora sia tutto sufficiente, e corretto, ecco che mi arriva una breve comunicazione che mi notifica un errore. Nulla di grave, o irreparabile. Ma un errore.
La prima reazione, cui vorrei abbandonarmi, è il pianto. Lo sbattere i piedi, protestare con voce lamentosa e infantile che non è giusto, che ho fatto del mio meglio, che non merito l’essere ripresa.
Invece, corrugo la fronte e mi rimbocco le maniche. Torno su quanto fatto e rivedo, correggo, sistemo. Anche se sono le dieci e mezza di sera. Anche se volevo solo crollare e dormire.
Non mollo.
Non intendo mollare. Mai più.

Intensità – 11

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“Una delle cause più comuni di fallimento è l’abitudine di mollare quando si è soverchiati dalle sconfitte momentanee”

E’ proprio così.
In quel momento in cui fallisco, in cui manco una scadenza, perdo un colpo, la tentazione di cedere è forte. Lasciare andare, lasciare perdere. Credere di essere una totale, miserrima incapace che mai nella vita potrà compiere qualcosa di degno. Spiaggiarmi e morire lì.
E invece no.
Ho imparato a rialzarmi, a rimboccarmi le maniche e continuare a lottare. Ok, ho sbagliato qualcosa, ho fallito un obiettivo; ma il traguardo è ancora distante e posso ancora raggiungerlo.
Perché il traguardo è il viaggio stesso.
Se non ne percorro la via, non lo raggiungerò mai. Allora sì, avrò fallito – a causa della convinzione di avere fallito.

Cabrini

“Prendi  ad esempio Cabrini: Cabrini era un giocatore mediocre. Ma mentre gli altri calciatori si allenavano un’ora e mezza, lui si allenava sei ore al giorno. Così è arrivato in Nazionale, pur essendo un giocatore mediocre”.
Fisso il mio capo con sguardo vacuo mentre mi dice queste cose. Il calcio non mi interessa, inoltre lui ha 15 anni più di me. Non ho idea di chi sia Cabrini (dopo lo cerco su wikipedia, penso), ma lo stesso annuisco, aspettando di vedere dove voglia andare a parare.
“Questo dimostra che con una forte volontà si possa ottenere qualunque cosa. Io non sono un genio, sono una persona mediocre; quello che fa la differenza tra me e un vero mediocre è che io ho una volontà di ferro. Tu – e si rivolge a me con quei suoi occhi grigioverdi penetranti e spiritati – tu non sei affatto mediocre. Ma ti manca la volontà”.
Tamburella sul tavolo; aspetto che aggiunga qualcosa, ma ha concluso. Raccolgo il notes e ci scambiamo formalità e saluti: la riunione è finita.
Mentre torno al mio ufficio rifletto che non ha tutti i torti.
Se voglio, posso; posso, devo solo volerlo abbastanza forte.

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