Io sono masochista, sub, e terribilmente egoista.
Una persona mi disse: noi slave abbiamo dei caratteri di merda.
A suo tempo pensai: non è vero: vivo per donarmi. Invece no: mi faccio frustare per godere, mica per altro. Faccio certe cose perchè mi piacciono.
Un’altra persona mi disse: devi imparare a darmi piacere come piace a me, anche se a te non piace; sono io il Dom, non sono io a dovermi piegare ai tuoi desideri, ma tu ai miei.
Ricordo che il discorso mi sembrava corretto, nella teoria, ma mi rendevo altresì conto che non volevo. Volevo che mi venisse fatto quello che piaceva a me.
Egoista, egocentrica: frustami e fammi male, ma fammi sentire che sono io al centro. Lavora per me. Per la mia gloria, per il mio piacere, per le mie sensazioni.
Egocentrica, esibizionista: esponimi e umiliami, ma fammi vedere da tutti, fammi sentire che tutti guardano me, che tutti mi ammirano. Che tutti mi desiderano.
Abbandonarsi alla Sua mano, ma con la certezza del controllo, la safeword in mente, i muscoli tesi non tanto dal dolore ma dalla rigidità dell’avere il piede pronto sul freno. Frustami. No, non lì, qui. Battimi. No, più piano, più forte, qua. Insultami. Dimmi questo e questo, non quello.
Anche da bambina, quando giocavo con mia madre, le dicevo le sue battute e cosa doveva dire, nel gioco, e poi la incalzavo: "Dai, dillo!". Controllo assoluto. Si gioca come dico IO, la persona più importante.
In ordine di importanza: io, me stessa e me. Poi, forse, dopo, gli altri.
Non va bene, non va bene. Mi irrigidisco, mi tendo, perdo piacere nella ricerca del controllo. Più tento di avere certezza che tutto sia in mano mia, più tutto mi scivola tra le dita per infrangersi a terra.
Poi arriva il terrore: non posso controllare tutto, qualcosa scappa, se scappa qualcosa scappa tutto, se scappa tutto non controllo niente: panico. Tutti mi guardano, ma non più per desiderarmi: mi deridono, lo sento. La frusta morde e fa solo male, dove sono finite le mie endorfine? Il mio Padrone mi stringe perchè cado, cado. L’ho deluso. No, ho solo il terrore di averlo deluso, per la paura che mi attanaglia il cuore, per non essermi davvero abbandonata a Lui.
Rilasciare i muscoli, aprire i cancelli del cuore; il corsetto deve stringere la carne, non le emozioni.
Imparare a donarmi, a dare me stessa come oggetto di cui disporre, ritirare il controllo, abbandonare l’ansia, permettere all’angoscia di evaporare. Va tutto bene: se smetto di guardare il mondo non scompare. Non dipende tutto da me. Posso lasciarmi andare.
Posso lasciarmi andare.

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