Finalmente non c’è nient’altro

La mia fronte si corruga, il battito accelera, il respiro si fa più affannoso. Non riesco a pensare a niente; tremo.
Una mano mi si posa sulla testa. Mi accarezza, piano ma con forza. Il tocco immediatamente mi tranquillizza. Respiro più profondamente. Mi accarezza e mi spiana la fronte: distende le rughe della mia preoccupazione e la cancella. Ancora non riesco a pensare a nulla, ma ora è un vuoto calmo; non più la “neve” come un vecchio televisore a tubo catodico: adesso è quasi zen. Sento l’attesa. Fremo, forse tremo ancora, ma non ho paura.
E’ qui. Sono qui. Sono con me, io sono con loro. Siamo qui.
La bacchetta saltella sulla mia coscia. L’interno coscia; dove la pelle è più delicata. Tap tap tap tap tap. Inspiro. Un sibilo e il dolore mi taglia in due, di traverso. Dal piede destro all’orecchio sinistro. Salto, strillo. Ma la mano che mi accarezza è ancora lì. Mi tiene giù la testa con ferma delicatezza. Mi tiene immobile al centro del vortice.
Ancora. Tap tap tap tap tap. Una promessa, una minaccia, un desiderio. Un sibilo. Un taglio di dolore.
Ancora.
Ancora.
Pausa: la mano si solleva dalla mia testa, da dietro gli occhi chiusi lo sento spostarsi. Inspiro, espiro; ansimo.
Calore. Fuoco che si espande dentro di me lento, come lava. Mi inonda con lentezza ma inesorabile. Non ha fretta: mi riempie in ogni anfratto. Dalla coscia fino all’anima; dal dolore fino alla pace.
La mano torna sul mio viso; le mani. Le cerco, le bacio. Eccolo: tap tap tap tap tap. Sull’altra coscia. A me, il sibilo e il taglio nell’altro senso: affettami.
E ancora.
E ancora.
E ancora.
Lui, lei. Io. Sono in un bozzolo caldo di ferocia, avvolta nella mia stessa carne che ora danza e grida e canta secondo uno spartito che non controllo.
Ogni strumento mi suona con il suo suono peculiare; con ogni strumento mi suonano; risuono in armonica risposta. La cera calda a fiotti. Il flogger che mi blandisce, la paletta che mi sveglia. Strillo, grido e imploro e, in un singulto, finalmente, non c’è nient’altro.
Solo il sentire. Mi lascio infine andare al galoppo, grata a chi mi tiene per le briglie e mi sprona con frusta e speroni.

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