subservientspace

for this is what I feel

Tag: bdsm

  • Accettazione

    Quando ancora il dolore del primo colpo di cane sta salendo, arriva il secondo.
    Urlo e mi piego su me stessa, singhiozzando; forse piango, forse sto per piangere. Mastico la ball gag cercando di dire “giallo”. Allento le dita intorno alla pallina, penso di gettarla a terra e fermare, fermare.
    E Lo sento accanto a me.
    Solido, mi abbraccia, mi accarezza, mi placa.
    Il dolore è ancora lancinante; sento il cane picchiettarmi sulle cosce e scrollo la testa per dire no, no, La prego, basta, è troppo.
    Ma la Sua presenza è un viatico di forza. Mi tiene. Raddrizzo le gambe, inspiro, espiro, ansimo, sbavo. Stringo di nuovo le dita intorno al safe signal.
    Penso: va bene. Va bene. Per Lei. Se Lei lo vuole.
    Tremo, ascolto il cane saltellarmi sulle cosce, tra le gambe, ho il respiro pesante, attendo un colpo secco che non arriva.
    Lo so che non è solo bava quella che mi bagna qui sotto; che non è solo saliva colata dalla bocca al mento al petto alla pancia al pube fino a terra. Eppure il dolore è travolgente. Sono insieme terrorizzata e rassicurata.
    In questo corto circuito mentale e fisico mi appoggio a Lui, fisicamente e mentalmente.
    Accetto ciò che vorrà farmi, Padrone.

  • Percezione

    Uno spostamento d’aria, un fruscio.
    Mi arriva, impalpabile, un profumo d’incenso. Hanno acceso un incenso?
    Sento scattare un accendino: cick, cickk. Un espirare, sentore di fumo.
    Faccio girare nella mano sinistra la pallina ruvida che mi è stata data come safe-signal: se devi comunicare qualcosa, gettala a terra.
    Giro la testa a destra, a sinistra. Borbottii, suoni ovattati. Schioccare di fruste. Fruscii che mi passano addosso, ruvidi, morbidi, secchi, carezzevoli. Mani; unghie.

    Bendata, imbavagliata.
    Inspiro a fondo e lascio andare.

  • Intensità – 21

    E’ come un brivido sulla pelle.
    Mi increspo come esposta ad un vento fresco; è piacevole, ed aumenta le mie percezioni. Sento moltissimo, come se mi fosse stato sbucciato di dosso il primo strato di pelle e il mio sé più ineriore fosse a contatto diretto con l’esterno.
    Il brivido mi solca e mi penetra, si infila nei miei anfratti, mi fa inarcare la schiena e tendere i muscoli delle spalle. Involontarie contrazioni mi fanno sobbalzare.
    L’intensità di questo desiderio urlato dalla mia pelle è quasi intollerabile.
    La mia carne agogna l’impatto, la mano del Padrone, la frusta. E questa tensione aggiunge intensità alle mie giornate già così folli.

  • Intensità – 20

    Ci sono cose cui non riesco a star dietro; altre cui preferisco non pensare.
    Esigenze, desideri; ci provo a non farmi aspettative, giuro che ci provo. Ma il mio modo di non farmi aspettative è pessimo: mi dico: “ma figurati se succederà, dai, lascia perdere, di certo no”. Ma nel cercare di deprimere e reprimere la voglia che ho non faccio che alimentarne la vana speranza; il desiderio che questo pretendere che non me ne freghi, questo far finta che sia lo stesso se succede o no, sia un rituale apotropaico che farà magicamente avverare proprio ciò che io desidero. Fingere di allontanarlo per poterlo ricevere. Chi disprezza compra, no?
    Subire lo scorno dell’aspettativa delusa è una delle cose più stancanti cui far fronte, perché vuol dire riportarsi a casa la propria tensione intatta, anzi appesantita.
    Il trucco, lo so, è non farsi aspettative.
    Ci provo, giuro che ci provo. Ma non ci riesco.

  • When life hits on you, enjoy the beating

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    http://www.gogetaroomie.com/index.php?id=620

    Traduzione:
    Molliccio la lumaca / seduto su un albero / s-i a-u-t-o-p-e-n-e-t-r-a
    Oh! I boxer vibrano!
    [Quale per stasera? -xxx]
    Ooh <3 Molliccio si è evoluto in Barzotto!
    Quando la vita ti colpisce, goditi la ripassata.
    O, come direbbe una saggia lumaca: "Abbi fiducia che la vita ti darà ciò di cui hai bisogno-"
    "-nel momento in cui ne avrai più bisogno"

    Ho già citato il webcomic "Go get a Roomie". L'ultima strip uscita (qui sopra) mi ha colpita.
    Richard è sub e masochista; nell'evoluzione della storia, di recente è divenuto il nuovo giardiniere (garden boy) di Woc, un'anziana e misteriosa matrona, cui gli altri si rivolgono per avere consigli. Nel giardino ha fatto "amicizia" con le lumache, che chiama "Squishy" ("Molliccio"). Nell'ultimo riquadro, incontra il precedente garden boy, un ragazzo schivo e taciturno – ma non è questo che mi ha colpito. Certo sono curiosa di scoprire cosa accadrà tra i due nella storia, ma lo vedrò.
    Mi colpisce come Richard sia una figura sempre lieve, serena, sorridente; è irriverente e adorabile, sottomesso, masochista, linguacciuto e dolce.
    Mi colpisce perché io, nel mio pormi nel vivere il bdsm, invece, sono sempre corrucciata. Mi prendo troppo sul serio. Ritengo di sover considerare le cose sempre in modo rigoroso, che non ci si possa scherzare su. E' uno stile di vita, non "un gioco".
    E invece. Non potrei essere più tranquilla, più serena? Considerarlo in modo più giocoso, meno cupo e tremebondo? Invece di offendermi se tutto non è gestito e vissuto nel massimo rigore – rivoltandomici contro perché non mi pare "il modo giusto" – non potrei semplicemente accogliere ciò che viene, vivere le esperienze senza farmi tante seghe mentali?
    Godermi il gioco, la sessione, il bdsm quando accade, quando lo vivo; ed il resto del tempo, bè, essere tranquillamente solo me stessa, che anche se non sono fissa in quel ruolo sono sempre io; non vivo da slave 24/7 e non dovrei sentirmi in colpa per questo. Basta che lo sia quando mi è richiesto – quando io ho voluto che mi fosse richiesto.
    Perché è un po' quello il punto: lo faccio perché lo desidero.

  • Annunci

    In un momento di normale navigazione a caso su internet, in cui clicco qua e là e salto da un sito all’altro, cercando qualcosa che valga la pena leggere, o qualcosa che faccia ridere, o dei gattini, capito su un sito di annunci bdsm. Provo a leggerne qualcuno.
    Mi si apre un mondo.
    C’è una casistica infinita di curiosi personaggi. Mi chiedo quanti siano reali, quante risposte ricevano, o se ne ricevano del tutto.
    Predomina tra i master (volutamente minuscolo) una certa vanagloria, un spararla grossa, come se si dimostrasse la dominanza gonfiandosi il più possibile. C’è chi lo fa con dichiarazioni tipo “me ne frego di te, sono un figo assoluto, scrivimi” o dichiarandosi “espertissimo, da 40 anni nel bdsm”. Ci sono anche quelli che provano un approccio alla mano (“sono fatto così e così, non sono chissà chi ma vado bene, sto cercando una persona come me desiderosa di fare, poche seghe mentali”) ma per la maggior parte si lanciano in affermazioni che (credo) vorrebbero essere emozionanti, ma che spesso sono solo altisonanti e sfiorano facilmente il ridicolo, del tipo: sono una creatura del buio/della notte, ti condurrò fino in fondo all’inferno, sarai mia, il possesso mette catene ai polsi, l’appartenenza mette radici nell’anima, ti annullerò, ti entrerò nell’anima, ecc ecc.
    Però leggendo tra e righe (ma spesso non tocca fare nemmeno molta fatica) si intuisce che prima che nell’anima desiderano entrare nel corpo. Più volte. Da più ingressi. Ma è sempre una tecnica per entrare nell’anima, naturalmente. Dopo un po’, comincio ad apprezzare di più quelli che scrivono “cerco schiava sessuale, se proprio insisti ti sculaccio ma piano”. Almeno sono onesti!

    Dopo averne letti una trentina, però, non capisco più chi ci è e chi ci fa; chi copiaincolla frasi lette chissà dove perché suonano fighe da chi scrive con sincerità quello che sente o che desidera.
    Mi torna in mente una battuta di diverso tempo fa su xkcd: da qualche parte nel mondo c’è qualcuno che ha scoperto davvero un metodo per ingrandire il pene, ma non riesce a raggiungere i suoi potenziali acquirenti.
    In mezzo a tutto questo bailamme, dichiarazioni altisonanti, suppliche, frasi ad effetto eccetera, di sicuro c’è qualche persona con la testa sulle spalle, davvero competente, davvero addentro al bdsm. Ma come scremarlo dal resto, non saprei.

  • Tell me something beautiful

    Sento partire questo pezzo dallo stereo; gli occhi bendati, sono già persa nel vortice dei colpi, delle sensazioni violente e laceranti. Senza deciderlo sillabo il testo della canzone, lasciandomi trasportare più lontano. A 2.55 l’atmosfera si sospende, la voce angelica sospira il suo canto – e certo che me lo aspetto, ma l’impatto della musica e delle mani del Padrone che mi calano addosso mi travolgono ugualmente. Di colpo, affondo in subspace. La potenza dell’impatto mi urta fuori dal mio stesso corpo.
    Lo so che al Padrone non piace molto che stia in subspace – lo privo di una parte delle mie reazioni, avvolta come sono nel mio bozzolo. Ma non lo faccio apposta ad andarci, anche se certo non me ne andrei mai.
    Il Padrone mi sculaccia ancora un poco: mugolo, canticchio e ridacchio tra me. Poi si ferma, ed il tempo è come sospeso; mi cullo in subspace e mi dondolo a cavalcioni della cavallina in questa strana quiete. Una parte lontana della mia coscienza si accorge – e si stupisce – che in quel momento, nuda, esposta e con la pelle bruciante, mi sto addormentando.
    Tale è il mio abbandono.

  • Sospesa

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    Inizio a respirare con la pancia; il petto è compresso, stretto dalle mie stesse braccia che mi abbracciano, legate dalle corde. Con il cambio di respirazione, mi rilasso. Mi lascio andare.
    Ad un certo punto sono sospesa a testa in giù; inspiro, rilasso il collo e lascio andare la testa. Le corde mi sostengono, appesa. Mi accorgo di sorridere; tengo gli occhi chiusi e lascio spazio alle sensazioni.
    Le sapienti mani di Davide La Greca (alias Maestro BD, eccellente bondager) mi sfiorano; fanno scorrere le corde intorno al mio corpo, avvolgendomi la carne. Sento il suo profumo quando quasi mi abbraccia per far passare le corde: è un tocco delicato, gentile eppure sicuro, preciso.
    Il mio Padrone SadicaMente e Sua moglie Lady Rheja osservano, anche loro emozionati dal momento. La musica ci avvolge, le luci soffuse sospendono il tempo.
    Il bondage non è un mio fetish; eppure ora, lontano dal caos di una festa, nella tranquillità di un Dungeon privato, capisco quanto sia meraviglioso lasciarsi legare.
    Sentirsi costretta, immobilizzata; fidarsi, e divenire libera. Volo appesa a questa struttura; oscillo, respiro, mi abbraccio mentre mi abbracciano le corde; mi sento in pace, al sicuro. Non ho più paura.

  • Bolla

    Il tempo, durante una sessione, si dilata. Scorre più lento ed insieme più veloce; passano ore senza che me ne renda conto, eppure ogni istante è pregno e vischioso. Non si calcola più in minuti, ma in colpi.
    Il tempo diventa allora un’immensa bolla di liquido denso che si ingrossa e mi ingloba; fluttuo al suo interno, lasciandomi trasportare dalle correnti, dagli spostamenti dati dalle sculacciate, dalle frustate; ogni colpo mi scuote, mi rovescia. Mi sento capovolta, perdo sensibilità alle estremità.
    Entro in subspace e nemmeno me ne rendo conto.
    Mi lascio portare, sbattere, spingere, galleggiare. Lui mi afferra e mi sposta a Suo piacere, riportandomi a galla per prendere fiato e rigettandomi nell’abisso. Divinità di questo mare nero in cui desidero affogare.
    Infine mi trascina sulla battigia della mia coscienza, tramortita, semincosciente, scossa e felice. Collasso sul bagnasciuga, inconsapevole di dove mi trovi, solo grata per essere stata in balia dell’oceano ed essere stata riportata a riva, naufraga di me stessa.

  • Piccola – capitolo V

    Arrancò dolorante per i pochi chilometri che la separavano dalla magione, da una doccia bollente e dalla sua cuccia. Ad ogni passo la sua anima si scaldava al pensiero di casa, e subito dopo precipitava nel terrore di venire scacciata. Attraversò il parco, dischiuse la finestra e si arrampicò di nuovo nella sua stanza, al sicuro.
    Quando accese la luce, trasalì: il suo Padrone era lì, seduto sul suo letto, in mano ancora il nerbo, lucido dalla lunga manipolazione. Piccola lo fissò tremante: lui non accennava a dire né fare niente. Stava solo lì, seduto, lo sguardo fisso a terra, le mani che scorrevano lungo quel pezzo di carne secca e arrotolata.
    Piccola si gettò ai suoi piedi in lacrime, implorando perdono. (altro…)