Intensità – 15

Quando devo alzarmi presto per andare da qualche parte e fare qualcosa, anche i miei sogni diventano intensi e tesi.
Riposo in modo relativo: sogno di alzarmi, di correre per andare in quel posto, di essere in ritardo; perdo la via, non trovo l’auto, eccetera. Mi sveglio di soprassalto e controllo l’ora: è tardi? Non ho sentito la sveglia? Sono le tre del mattino, le cinque; posso dormire ancora.
Poso di nuovo la testa sul cuscino e chiudo gli occhi. Torno a sognare una proiezione di ciò che dovrò fare una volta sveglia.
Infine, quindici minuti prima della sveglia riapro gli occhi e decido di alzarmi.
Buongiorno, mondo. È di nuovo lunedì.

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Intensità – 13

E poi, nel mezzo della fatica degli impegni, in cui sono concentrata su una cosa per farla bene, mentre sono serena che quanto fatto finora sia tutto sufficiente, e corretto, ecco che mi arriva una breve comunicazione che mi notifica un errore. Nulla di grave, o irreparabile. Ma un errore.
La prima reazione, cui vorrei abbandonarmi, è il pianto. Lo sbattere i piedi, protestare con voce lamentosa e infantile che non è giusto, che ho fatto del mio meglio, che non merito l’essere ripresa.
Invece, corrugo la fronte e mi rimbocco le maniche. Torno su quanto fatto e rivedo, correggo, sistemo. Anche se sono le dieci e mezza di sera. Anche se volevo solo crollare e dormire.
Non mollo.
Non intendo mollare. Mai più.