Lasciare che quel nodo si sciolga

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Io so di vivere la maggior parte del mio tempo in modo molto molto irrigidito. Tengo tutto a freno, tutto a bada: controllo, controllo. Ho una app per tenere traccia delle cose da fare, ho promemoria, ho appunti, ho google calendar, ho liste. DEVO tenere tutto sotto controllo, ricordarmi tutte le cose da fare e farle tutte senza fallo. Se invece di 100 faccio 99, non va bene: non è abbastanza. Dovrei fare almeno 100, meglio se 110. Ma non sento mai di avere fatto 110, figuriamoci 100. Tutte le 99 cose fatte spariscono dal mio orizzonte come dalla lista delle cose-da-fare della app (visto che sono fatte): nel mio cervello restano solo le cose ancora da fare, che mi ronzano attorno come falene ad una lampada, ricordandomi fino allo sfinimento che non ho fatto tutto.

Così, finisco per essere estremamente sostenuta, tesa, proiettata verso gli infiniti obiettivi da raggiungere; per dirlo in veneto (che rende): mi insusto.

Quando qualcosa interferisce, sia esso il traffico, la pioggia, o una persona, mi sale un nervoso spaventoso. Eppure lo so che il punto non è l’imprevisto, ma l’eccesso di rigidezza in partenza. Mi sento così chiusa, annodata su me stessa, sugli impegni, sul tu devi, ingabbiata in un vortice di impegni che non mi lascia scampo.

Poi, qualche volta, riesco a mollare un po’. Per qualche istante rilasso le spalle, respiro a fondo, chiudo gli occhi e lascio che quel nodo che mi sento nel petto si sciolga.

Ho fatto abbastanza; ho diritto ad essere stanca, a riposare, a guardare il tramonto e non il cellulare. Posso non completare anche questo compito, pensarci domani. Posso dire: non ce la faccio; e non condannarmi per questo.

Davanti al sole che scende infuocato dietro le nuvole basse illuminandole di rosa e di azzurro; o respirando a fondo l’aria pulita che viene dal prato e dal fiume mentre mi perdo con gli occhi nella contemplazione della natura; o ascoltando il canto del corpo che fatica nello sforzo fisico, quando pedalo o cammino e vado distante; o mentre sono nelle tue corde e sotto i tuoi colpi, con la carne costretta e la mente libera.

Almeno, per un poco, riposo.

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