Relazione

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Di rado nella mia vita BDSM ho fatto cose con qualcuno con cui non avessi una vera e propria relazione. Mi è capitato di ricevere delle sculacciate “una botta e via”, sempre e solo mentre NON ero in relazione, perché mai mi sarei permessa di fare alcunché con alcuno se fossi stata sotto Padrone: lo avrei vissuto come un mio tradimento, un mio non essere una brava schiava – e l’ho vissuto così anche quando talvolta ho visto altre persone con il consenso del Padrone! Tanto è innestata in me questa forma mentis di appartenenza e devozione. (Eppure ho un marito e continuo ad averlo, ma è come se fosse in un altro scompartimento, in un diverso comparto relazionale)

Certo, una relazione è faticosa da portare avanti, per me che sono così tanto un’introversa. Richiede tempo, impegno, dedizione, investimento. E contemporaneamente, è fondamentale.

La relazione amplifica le sensazioni che provo nel fare le pratiche BDSM: dà loro profondità emotiva, spessore, significato. Non accadono in un vuoto, non solo solo cose che si fanno (per quanto piacevoli, indubbiamente), ma diventano un modo per comunicare, per sentirsi, ovvero per sentire sé stessi e l’altro, cosa che amplifica tutto il sentire. Le pratiche allora esistono come mezzo e non solo come fine.

Mi ricordo che il mio primissimo Padrone, Pietro, mi disse che senza la parte mentale quella fisica era insensata. Gli credetti, e in parte ritengo ancora che avesse ragione. Ma ho imparato che per me vale anche il contrario: senza la parte fisica, quella mentale diventa vuota. Vivo un bisogno letteralmente fisico del BDSM. Ho necessità che l’intensità del legame emotivo si concretizzi in atti fisici altrettanto intensi. Così come gli atti fisici aumentano di intensità all’aumentare dell’intimità relazionale. Arrivano più in profondità. D’altra parte, come si potrebbe realmente vivere fino in fondo una scena di degradazione e umiliazione senza avere un legame col proprio carnefice?

Quel legame è per me vitale per scendere e anche per risalire da certi abissi: è la luce che guida verso casa; la mano che mi spinge sott’acqua è la stessa, l’unica, che mi può far riemergere.

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